Chi è Ismaele La Vardera, deputato dell’Ars ed ex Iena: età, carriera, movimento Controcorrente e lo scontro con Giorgia Meloni

Daniela Devecchi

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Chi è Ismaele La Vardera, deputato dell’Ars ed ex Iena: età, carriera, movimento Controcorrente e lo scontro con Giorgia Meloni

Ismaele La Vardera è uno di quei personaggi che non passano inosservati: divisivo, esposto, spesso sopra le righe, ma sempre capace di prendersi la scena. E stavolta la scena è diventata nazionale.

Il motivo è legato a una polemica esplosa tra il 29 e il 30 marzo 2026, quando La Vardera ha accusato il governo di avere impugnato una legge siciliana sui ristori per i territori colpiti dal ciclone Harry come una sorta di ritorsione politica contro l’isola, dopo l’esito del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026. Poi è arrivato il passaggio che ha fatto saltare il caso fuori dai confini regionali: la pubblicazione di uno screenshot di messaggi WhatsApp attribuiti alla presidente del Consiglio.

Ismaele La Vardera: età, origini e profilo ufficiale

Ismaele La Vardera è nato a Palermo l’8 giugno 1993. Oggi è deputato dell’Assemblea regionale siciliana nella XVIII legislatura. Sul sito ufficiale dell’Ars risulta eletto nel 2022 nel collegio di Palermo con la lista De Luca Sindaco di Sicilia – Sud chiama Nord, raccogliendo 6.733 preferenze. Dal 14 ottobre 2024, però, siede nel gruppo Misto. Nel profilo istituzionale è indicato anche come giornalista.

La Vardera ha sempre usato un linguaggio diretto, molto esposto mediaticamente, spesso più vicino al ritmo dell’inchiesta televisiva e della denuncia che a quello della politica tradizionale. È anche uno dei motivi per cui riesce a catalizzare attenzione, nel bene e nel male.

Dal giornalismo televisivo alla politica

Prima della carriera istituzionale, era diventato noto al grande pubblico per il suo lavoro come inviato e volto televisivo, soprattutto per l’esperienza legata a Le Iene. Il suo percorso politico ha poi preso una piega ancora più visibile con la candidatura a sindaco di Palermo, esperienza raccontata anche nel docu-film “Il sindaco – Italian Politics for Dummies”. Il curriculum depositato in occasione delle Europee 2024 conferma questo passaggio dal mondo giornalistico a quello politico.

Da lì in poi ha costruito un profilo pubblico sempre più personale, spesso in rottura con i partiti e con gli alleati del momento. Un tratto che torna anche nella sua parabola più recente.

La rottura con Cateno De Luca e la nascita di Controcorrente

Uno snodo decisivo arriva nell’ottobre 2024, quando La Vardera rompe con Cateno De Luca e lascia Sud chiama Nord. In quel momento parla apertamente di “distanze siderali”, segnando una frattura politica netta. Da allora il suo percorso cambia: non è più solo un deputato regionale eletto in una certa area, ma prova a costruire una sua identità autonoma.

Questa fase prende forma nel febbraio 2025, con il lancio del movimento Controcorrente, presentato a Palermo come progetto di opposizione e di radicamento territoriale. Il nome, da solo, racconta bene l’idea che La Vardera vuole dare di sé: uno che non si allinea, uno che attacca, uno che cerca di stare fuori dai recinti tradizionali.

Non a caso, negli ultimi mesi, diverse ricostruzioni giornalistiche lo descrivono già in movimento in vista delle Regionali siciliane del 2027, con l’ipotesi di una sua candidatura alla presidenza della Regione. Due giorni fa ha ribadito che farebbe un passo indietro solo davanti a “un nome di spicco”, lasciando intendere che la sua ambizione politica è ormai apertissima.

La Vardera sotto scorta

A rendere ancora più particolare il suo profilo pubblico c’è un altro elemento: Ismaele La Vardera è sotto scorta dall’ottobre 2025. La notizia era stata confermata da ANSA, che spiegava come il provvedimento fosse stato deciso dal comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e valesse su tutto il territorio nazionale. Lo stesso La Vardera aveva collegato la misura alla sua attività politica e alle tensioni generate dalle sue denunce.

Questo dato pesa molto anche nella costruzione della sua immagine: deputato giovane, molto visibile, battitore libero, spesso in conflitto con pezzi di potere locale. Che lo si consideri un personaggio coraggioso o provocatorio, il fatto che sia sotto tutela rafforza l’idea di una figura politica costantemente esposta.

Perché ha attaccato Giorgia Meloni

Il cuore della vicenda che lo ha riportato al centro dell’attenzione nazionale riguarda l’impugnativa del governo contro una legge regionale siciliana che prevedeva 40,8 milioni di euro di ristori per i territori colpiti dal ciclone Harry del gennaio 2026. La Vardera ha interpretato quella scelta come una mossa politica contro la Sicilia, arrivando a parlare pubblicamente di una possibile “ritorsione”.

Il suo ragionamento parte da un dato politico reale: al referendum costituzionale sulla giustizia del 22-23 marzo 2026, in Sicilia ha vinto il No con il 60,98%, mentre il Sì si è fermato al 39,02%. La Vardera ha collegato l’impugnativa a quel risultato, sostenendo che il governo stesse colpendo una regione che aveva bocciato la riforma. Questo però va detto con chiarezza: il risultato referendario è un fatto, mentre la “ritorsione” è una sua accusa politica, non una circostanza dimostrata.

È proprio questo il punto che rende la vicenda delicata e interessante insieme. Da una parte c’è la polemica politica, dall’altra c’è il piano istituzionale, molto più tecnico. E i due livelli non vanno confusi.

I messaggi con Meloni e il caso esploso sui social

La storia diventa un caso nazionale quando ANSA riferisce che La Vardera ha pubblicato su Facebook uno screenshot di messaggi WhatsApp attribuiti a Giorgia Meloni, raccontando che la premier gli avrebbe scritto attorno alle 00:20 dopo un suo video polemico. Nella ricostruzione rilanciata dall’agenzia, Meloni avrebbe definito il suo “un modo vergognoso di fare politica”.

Sempre secondo la stessa ricostruzione, uno dei passaggi attribuiti alla presidente del Consiglio sarebbe stato: “La ritorsione??? Io veramente non ho parole. E ora che faccio quindi, mi metto a impugnare le leggi di quasi tutte le regioni italiane?”. È questa frase ad aver trasformato una polemica regionale in una storia dal peso nazionale, perché mette in scena uno scontro diretto, personale, notturno, con una fortissima carica simbolica.

La Vardera, poi, ha rilanciato pubblicamente. Sempre nella ricostruzione di ANSA, ha definito la sua una “critica politica assolutamente legittima” e ha attaccato non solo Meloni, ma anche il governo regionale guidato da Renato Schifani, chiedendo in sostanza perché Roma non stacchi la spina all’esecutivo siciliano. È qui che la polemica individuale diventa pienamente scontro politico.

Cosa contesta davvero il governo sulla legge siciliana

Sul piano tecnico, la questione è più complessa di come appare nel botta e risposta pubblico. Le ricostruzioni di RaiNews Sicilia e della Regione Siciliana spiegano che il governo ha contestato soprattutto aspetti di legittimità legati al DURC, cioè alla regolarità contributiva richiesta per l’accesso ai ristori, e più in generale al rispetto delle competenze statali previste dall’articolo 117 della Costituzione. La Regione ha parlato di un problema tecnico e di una possibile deroga da introdurre in sede nazionale.

La Vardera accusa il governo di una scelta punitiva, mentre il governo e la Regione parlano di una verifica di costituzionalità e di un ostacolo giuridico risolvibile.

Perché questo episodio conta anche oltre la polemica

La ragione per cui questa vicenda merita attenzione non sta solo nei toni accesi o nello screenshot pubblicato sui social. Conta perché fotografa bene il momento politico di Ismaele La Vardera. Oggi non è più soltanto un ex volto televisivo entrato in politica. È un deputato regionale che sta costruendo una leadership personale, che guida Controcorrente, che si muove già in chiave 2027 e che cerca di occupare uno spazio preciso: quello dell’oppositore duro, poco filtrato, pronto a colpire in alto.

Lo scontro con Meloni, in questo senso, non sembra un episodio isolato. Si inserisce perfettamente in una strategia di visibilità e posizionamento. Attaccare frontalmente la premier su un tema sensibile per la Sicilia significa parlare al suo elettorato potenziale, rafforzare il profilo di politico “senza paura” e ritagliarsi spazio in un panorama regionale dove la concorrenza, a destra e a sinistra, è fortissima. Questa è un’inferenza politica basata sul suo percorso recente, sul lancio di Controcorrente e sulle sue mosse in vista delle prossime regionali.

Domande frequenti

Chi è Ismaele La Vardera?
È un deputato dell’Assemblea regionale siciliana, nato a Palermo l’8 giugno 1993, ex volto televisivo e oggi leader del movimento Controcorrente.

Ismaele La Vardera di che partito è?
È stato eletto con Sud chiama Nord, ma dal 14 ottobre 2024 siede nel gruppo Misto all’Ars. Politicamente guida il movimento Controcorrente.

Perché ha attaccato Giorgia Meloni?
Perché ha accusato il governo di avere impugnato la legge siciliana sui ristori per il ciclone Harry come forma di ritorsione politica contro la Sicilia dopo il referendum sulla giustizia. L’accusa è sua; il governo, invece, parla di rilievi tecnici e costituzionali.

È vero che Meloni gli ha scritto di notte?
Secondo la ricostruzione diffusa da ANSA, La Vardera ha pubblicato uno screenshot di messaggi WhatsApp attribuiti alla premier, che gli avrebbe scritto attorno alle 00:20.

Ismaele La Vardera è sotto scorta?
Sì. La misura di tutela è stata riportata da ANSA nell’ottobre 2025.