Rinnovo contratto docenti, svolta il 1° aprile 2026: aumenti, arretrati e cosa cambia

Serena Comito

Rinnovo contratto docenti, svolta il 1° aprile 2026: aumenti, arretrati e cosa cambia

Per chi insegna, in queste settimane la sensazione è una sola: si parla di rinnovo contratto in continuazione, ma tra cifre diverse, arretrati, una tantum e nuove trattative il rischio di fare confusione è altissimo. Il punto, però, è più semplice di quanto sembri. Oggi convivono due piani diversi: da una parte c’è il CCNL Istruzione e Ricerca 2022-2024, firmato in via definitiva il 23 dicembre 2025; dall’altra c’è il rinnovo 2025-2027, che è partito il 12 marzo 2026, è andato avanti il 24 marzo e ha già un nuovo incontro fissato per il 1° aprile. In altre parole: una partita è chiusa, l’altra è appena entrata nella fase calda.

Il contratto già firmato: cosa è entrato davvero in vigore

Il contratto 2022-2024 del comparto Istruzione e Ricerca è stato sottoscritto all’ARAN con la firma di CISL FSUR, UIL Scuola Rua, SNALS, Gilda e ANIEF, mentre FLC CGIL non ha firmato. È un dato importante, perché spiega anche perché il dibattito sia rimasto così acceso pure dopo la firma definitiva. Nella fase dell’ipotesi di accordo, l’ARAN aveva quantificato per i docenti aumenti medi mensili di 144 euro e arretrati più una tantum fino a circa 1.640 euro; quelle cifre sono rimaste il riferimento più citato per fotografare il peso economico del rinnovo.

Attenzione però: il famoso “più 144 euro” non è una cifra identica per tutti. Le tabelle del contratto mostrano aumenti tabellari diversi in base a ruolo e anzianità. Per fare un esempio concreto, si va da 110,12 euro per i docenti della scuola dell’infanzia e primaria a inizio carriera fino a 185,31 euro per i docenti laureati della secondaria di secondo grado con oltre 35 anni di servizio. È qui che molti sbagliano: prendono una media e la trasformano in importo universale, ma non funziona così.

Dentro lo stesso contratto c’è poi un altro tassello che pesa parecchio, soprattutto sulla parte fissa della retribuzione: la Retribuzione Professionale Docenti. Dal 1° gennaio 2025 è stata rideterminata a 205,10 euro mensili per chi ha da 0 a 14 anni di servizio, 252,10 euro per chi è tra 15 e 27 anni e 320,30 euro per chi ha almeno 28 anni di anzianità. È una delle voci tecniche meno raccontate fuori dagli ambienti scolastici, ma è una di quelle che contano davvero.

C’è anche la voce una tantum. L’articolo 16 del contratto riconosce ai docenti in servizio nell’anno scolastico 2023-2024 un emolumento di 111,70 euro, esteso anche ai supplenti annuali o fino al termine delle attività didattiche se il contratto è iniziato entro il 31 dicembre 2023 e non è cessato prima. Nello stesso testo compare pure l’incremento del Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, aumentato di 93,7 milioni di euro dal 2025 per il personale docente.

Arretrati e stipendi: cosa risulta su NoiPA

Sul fronte dei pagamenti, il riferimento più aggiornato al momento arriva da NoiPA. L’ultimo aggiornamento disponibile segnala che gli arretrati sono stati liquidati con l’emissione speciale di marzo, mentre gli adeguamenti stipendiali verranno applicati dal cedolino di aprile. È questo, oggi, il passaggio che interessa di più chi guarda la busta paga: il vecchio rinnovo non è più solo carta firmata, ma sta entrando concretamente negli stipendi.

Il nuovo rinnovo 2025-2027 è la partita vera di queste settimane

Se il 2022-2024 ormai è un fatto, il vero nervo scoperto adesso è il rinnovo 2025-2027. L’ARAN ha messo a calendario l’avvio della trattativa il 12 marzo, la prosecuzione il 24 marzo e un nuovo appuntamento il 1° aprile 2026. In mezzo, il presidente ARAN Antonio Naddeo ha detto apertamente che proprio il 1° aprile potrebbe essere la data buona per firmare almeno la parte economica dell’accordo. Non è ancora un risultato acquisito, ma è il segnale più forte emerso finora.

La linea scelta, del resto, è abbastanza chiara: prima si prova a chiudere la parte economica, poi si entrerà nella parte normativa. Era già scritto, in sostanza, nella dichiarazione congiunta allegata al contratto 2022-2024, dove le parti si impegnavano a far partire in fretta il nuovo tavolo e a costruire una prima sequenza contrattuale concentrata su stipendi tabellari e componenti fisse del trattamento accessorio, rimandando i temi normativi a una fase successiva.

Le cifre che circolano e perché non coincidono tutte

Qui sta il casino che in questi giorni ha fatto impazzire docenti e personale scolastico. I numeri non sono uguali perché non misurano esattamente la stessa cosa. La UIL Scuola ha spiegato che, secondo quanto illustrato dall’ARAN nell’incontro del 24 marzo, circa il 96% delle risorse per la scuola verrebbe destinato alle voci fisse della retribuzione, con un incremento medio di circa 137 euro mensili e un aumento tabellare complessivo intorno al 6%.

La CISL Scuola, invece, ha parlato di 130,70 euro medi mensili lordi per la sola parte tabellare del settore scuola. Parallelamente, la stampa nazionale e altri sindacati continuano a rilanciare una stima più ampia di 143 euro lordi medi mensili per i docenti, oltre ad arretrati stimati nell’ordine dei 1.600 euro. Non c’è per forza contraddizione: una cifra guarda solo al tabellare, un’altra alla media complessiva, un’altra ancora mette insieme l’effetto del nuovo rinnovo con l’andamento degli ultimi contratti.

Oltre agli stipendi: cosa potrebbe entrare nella parte normativa

La parte economica non esaurisce il discorso. Nella dichiarazione congiunta del CCNL 2022-2024 si legge che, nel prosieguo della trattativa 2025-2027, la parte normativa dovrà affrontare in via prioritaria formazione e valorizzazione professionale, welfare, relazioni sindacali, lavoro agile, personale all’estero e anche una possibile soluzione sulla questione dei buoni pasto. È un elenco che pesa, perché fotografa in anticipo i veri nodi ancora aperti.

A questo si aggiungono le anticipazioni sull’atto di indirizzo richiamate dalla stampa: si parla di possibili agevolazioni su mutui, prestiti personali, cessione del quinto e convenzioni per il trasporto ferroviario e aereo. Qui però serve freddezza: per ora siamo sul terreno delle ipotesi di negoziato e delle linee guida politiche, non dei diritti già acquisiti.

I sindacati spingono, ma il punto resta uno: i soldi bastano o no?

La trattativa è aperta, ma le posizioni non sono morbide. La UIL Scuola parla di “passo nella giusta direzione”, però chiede più fondi, la detassazione degli aumenti e il riconoscimento dell’anno 2013. La FLC CGIL, dopo il secondo incontro all’ARAN, ha rivendicato di aver ottenuto un primo risultato ma ha ribadito la richiesta di ulteriori risorse nel corso del triennio. Lo SNALS si muove sulla stessa linea: aumenti medi di riferimento attorno ai 143 euro, sì, ma con la richiesta esplicita di risorse aggiuntive e buoni pasto per tutti.

Ed è questo il cuore politico della faccenda. Non tanto capire se qualche decina di euro in più ci sarà, perché quello ormai pare scontato. Il nodo è un altro: capire se il rinnovo 2025-2027 sarà un vero recupero del potere d’acquisto o solo un’aggiunta parziale, buona per mettere una toppa ma non per chiudere davvero il buco lasciato dall’inflazione.

Il punto, oggi

A oggi la fotografia è questa: il CCNL 2022-2024 è già realtà, con aumenti, una tantum, RPD aggiornata e arretrati in fase di pagamento; il CCNL 2025-2027 invece non è ancora firmato, ma si sta giocando adesso, con la possibilità concreta di una chiusura almeno economica già il 1° aprile. Il resto dipenderà da due fattori: la quantità vera di risorse sul tavolo e la capacità di non svuotare la parte normativa, che per la scuola non è un dettaglio ma una parte sostanziale del contratto.

FAQ

Il contratto docenti 2025-2027 è già stato firmato?
No. Al 26 marzo 2026 la trattativa è aperta: l’ARAN ha calendarizzato l’avvio il 12 marzo, una prosecuzione il 24 marzo e un nuovo incontro il 1° aprile.

Quanto ha portato il rinnovo 2022-2024 ai docenti?
L’ARAN ha indicato aumenti medi mensili di 144 euro per i docenti e arretrati più una tantum fino a circa 1.640 euro, ma gli importi effettivi cambiano in base a ruolo e anzianità di servizio.

Quando arrivano arretrati e nuovi stipendi su NoiPA?
Secondo l’aggiornamento NoiPA del 24 marzo 2026, gli arretrati sono stati liquidati con l’emissione speciale di marzo, mentre gli adeguamenti stipendiali scattano dal cedolino di aprile.

Perché si leggono cifre diverse sugli aumenti del nuovo contratto?
Perché alcune stime guardano solo alla parte tabellare, altre alla media complessiva. Al momento circolano valori come 130,70 euro, 137 euro e 143 euro, tutti riferiti a perimetri di calcolo non identici