La mossa è di quelle che cambiano davvero il quadro. Il 22 marzo 2026 il consiglio di amministrazione di Poste Italiane ha approvato il lancio di un’OPAS volontaria totalitaria su TIM. Obiettivo? Arrivare all’intero capitale della società e poi procedere al delisting da Piazza Affari. La valorizzazione indicata per TIM è pari a 0,635 euro per azione, per un controvalore complessivo di circa 10,83 miliardi di euro.
Quando si parla di OPAS, si parla di un’offerta pubblica di acquisto e scambio: in pratica, chi aderisce non riceve soltanto denaro, ma una combinazione di contanti e azioni. Nel caso di TIM, il corrispettivo previsto da Poste è formato da 0,167 euro cash più 0,0218 azioni ordinarie di nuova emissione di Poste Italiane per ogni azione TIM portata in adesione. Sulla base dei prezzi di riferimento del 20 marzo, il premio implicito indicato da Poste è del 9,01%.
Poste non parte da zero
L’offerta non arriva dal nulla. Prima di annunciare l’OPAS, Poste era già diventata il primo azionista di TIM. Il percorso era partito con l’acquisto del 9,81% da CDP nel febbraio 2025 ed era proseguito con un ulteriore rafforzamento, fino a salire al 27,32% del capitale ordinario, anche grazie all’acquisto del 2,51% da Vivendi nel dicembre 2025. È questo il contesto che rende l’operazione di marzo il passo più grande di una strategia già avviata da tempo.
Perché Poste punta a TIM
Nella lettura industriale data da Poste, l’operazione serve a costruire un gruppo più largo e integrato, capace di mettere insieme connettività , servizi finanziari, assicurativi, logistica e digitale. La società parla di ricavi aggregati pro forma per circa 26,9 miliardi, EBIT pro forma di circa 4,8 miliardi e di sinergie annue pre-tax stimate in circa 0,7 miliardi, tra risparmi di costo e ricavi aggiuntivi. L’idea di fondo è creare una piattaforma più forte anche sul terreno della trasformazione digitale, mantenendo allo stesso tempo una governance con una presenza pubblica stabile sopra il 50%.
Cosa succede adesso
Qui sta il punto che va spiegato bene: al 25 marzo 2026 non è ancora partita la fase in cui gli azionisti possono aderire all’offerta. L’annuncio è stato fatto, ma il periodo di adesione inizierà solo dopo la pubblicazione del documento di offerta e dopo i passaggi autorizzativi necessari. Poste ha inoltre convocato per il 18 giugno 2026 un’assemblea straordinaria degli azionisti per ottenere la delega all’aumento di capitale necessario a emettere le nuove azioni da consegnare nella componente in scambio. L’obiettivo dichiarato resta il perfezionamento dell’operazione entro la fine del 2026.
La posizione di TIM
Da parte sua, TIM non ha ancora espresso un sì o un no politico-industriale all’offerta. Il consiglio di amministrazione, il 23 marzo, ha semplicemente preso atto dell’OPAS e ha avviato la propria valutazione nell’interesse della società e degli azionisti. Nelle ore successive, l’amministratore delegato Pietro Labriola ha mantenuto una linea prudente, lasciando intendere che il giudizio definitivo passerà soprattutto dal mercato e dalla valutazione complessiva dell’offerta.
Il nodo del prezzo
È il punto su cui si giocherà una parte importante della partita. Ufficialmente Poste difende il valore dell’offerta e il premio riconosciuto rispetto ai prezzi precedenti all’annuncio. Ma il mercato non si muove mai solo sui numeri secchi: dentro ci sono anche aspettative, scenari futuri e valutazioni sulle sinergie possibili. In queste prime ore alcuni osservatori hanno giudicato il prezzo non particolarmente generoso, sostenendo che l’offerta potrebbe non riflettere fino in fondo il potenziale di TIM in uno scenario di consolidamento e rilancio.
Perché è un’operazione che pesa anche politicamente
Non è soltanto una grande mossa finanziaria. Dentro questa operazione c’è anche un tema di asset strategici, controllo delle infrastrutture e ruolo dello Stato in un settore sensibile come quello delle telecomunicazioni. Il progetto di Poste viene letto anche come una forma di riassetto nazionale di TIM, con un perimetro di controllo che tornerebbe fortemente ancorato a soggetti pubblici italiani. È uno dei motivi per cui l’OPAS ha avuto un impatto immediato non solo sul mercato, ma anche nel dibattito politico-industriale.
Il punto al 25 marzo 2026
La fotografia di oggi è abbastanza chiara. Poste Italiane ha lanciato un’OPAS volontaria totalitaria su TIM, l’offerta vale 0,635 euro per azione con una componente mista cash-azioni, il percorso autorizzativo è ancora aperto, l’assemblea chiave in casa Poste è fissata per il 18 giugno, e la chiusura dell’operazione viene indicata entro la fine dell’anno. Nel frattempo, TIM sta valutando l’offerta e il mercato prova a capire se il prezzo messo sul tavolo sia davvero sufficiente.
FAQ
Che cos’è l’OPAS di Poste su TIM?
È un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria: Poste punta a comprare l’intero capitale di TIM offrendo una combinazione di denaro e azioni proprie.
Quanto offre Poste per ogni azione TIM?
Il corrispettivo previsto è di 0,167 euro in contanti più 0,0218 azioni ordinarie di Poste Italiane per ogni azione TIM, per una valorizzazione complessiva di 0,635 euro per azione.
Quando parte il periodo di adesione?
Al 25 marzo 2026 non è ancora partito. Inizierà dopo la pubblicazione del documento di offerta e dopo i passaggi regolamentari necessari.
Poste possiede già una quota di TIM?
Sì. Prima del lancio dell’OPAS era già salita al 27,32% del capitale ordinario di TIM.
TIM ha già accettato l’offerta?
No. Il consiglio di amministrazione ha preso atto dell’operazione e ha avviato la valutazione, ma non ha ancora espresso un giudizio finale.
Quando potrebbe chiudersi l’operazione?
L’obiettivo indicato da Poste è il perfezionamento entro la fine del 2026, dopo assemblea, autorizzazioni e fase di adesione.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






