Un viaggio silenzioso, lontano dai riflettori ma carico di significato: è il viaggio per Giada. Le conduttrici del programma “Pinocchio” di Radio Deejay hanno scelto di esserci davvero, di persona, per salutarla un ultima volta. E’ passato ormai un anno da quel giorno, eppure in molti, ancora, ricordano il gesto in queste ore, soprattutto online. Sembra che la ragazza fosse da tempo legata alla community della trasmissione, ma non si hanno notizie certe in merito, non sono state diffuse le sue generalità. Quindi, quello che pensiamo sia giusto fare, è concentrarci sulla gesto umano, che non un è gesto dovuto, ma una prova concreta che racconta molto più di mille parole.
La notizia della scomparsa di Giada
La notizia è emersa attraverso un post condiviso sui social del programma: poche righe, essenziali, accompagnate dalla consapevolezza di un legame che negli anni era cresciuto puntata dopo puntata. Le conduttrici si sono recate a Bologna per darle l’ultimo saluto, scegliendo di attraversare quella distanza geografica che, in realtà, non era mai stata emotiva.
Giada non era una voce della radio, né un volto noto al grande pubblico probabilmente. Era una di quelle presenze che rendono viva una trasmissione. Magari un’ascoltatrice, una partecipante, una persona che nel tempo era diventata familiare a chi, ogni giorno, costruisce quel filo invisibile tra studio e ascoltatori. E proprio in quel filo si nasconde il senso più profondo di quanto accaduto.
Quello che nutre Pinocchio: gli esseri umani, bellissimi e imperfetti
“Pinocchio” è da sempre un programma che vive di storie, di interventi spontanei, di vite che si intrecciano anche solo per pochi minuti in diretta. Ma a volte quelle connessioni superano il tempo della radio, si consolidano, diventano relazioni vere. È in questi momenti che si capisce come una community possa trasformarsi in qualcosa di più: una rete di affetti, una sorta di famiglia allargata.
La scelta di partecipare all’ultimo saluto non è solo un gesto di affetto, ma anche una testimonianza concreta di quel legame. Non c’è distanza tra chi parla al microfono e chi ascolta dall’altra parte, quando la condivisione diventa autentica. Non c’è distinzione tra pubblico e privato quando entra in gioco l’umanità.
Restiamo umani: guardiamoci ancora attraverso
In un’epoca in cui tutto corre veloce e spesso resta superficiale, episodi come questo restituiscono valore alle relazioni costruite nel tempo. Dimostrano che anche una trasmissione radiofonica può andare oltre l’intrattenimento, diventando un punto di riferimento emotivo per chi ne fa parte.
Il saluto a Giada, discreto e sentito, resta così un momento che va oltre il dolore: è il simbolo di una comunità che si riconosce, si stringe e si sostiene. Una comunità che, giorno dopo giorno, si avvicina sempre di più all’idea di famiglia.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
Quello che contraddistingue il mio lavoro è l’idea di cos’è che si cela dietro una notizia: un’informazione.
Ma le informazioni non sono tutte uguali. Se ti arriva un’informazione e da essa non piangi, non ridi, non respiri, non ti disperi o non gioisci, essa non ti serve a nulla.
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