Il No parte leggermente avanti nei primi exit poll e instant poll sul referendum sulla giustizia, ma il margine è stretto e il dato va maneggiato con cautela. Alla chiusura dei seggi, le prime rilevazioni descrivono infatti una corsa molto tirata, con il fronte contrario alla riforma in vantaggio di pochi punti sul Sì sostenuto dal governo Meloni.
Secondo le prime stime diffuse dopo il voto, il No oscilla attorno al 49-53%, mentre il Sì si muove in una forbice compresa tra 47% e 51%. Gli instant poll danno una fotografia simile, con il No al 51,5% e il Sì al 48,5%. Il quadro, quindi, resta molto aperto.
Cosa si votava
Gli italiani sono stati chiamati a esprimersi su un referendum costituzionale confermativo relativo alla riforma della giustizia. Al centro del voto ci sono temi pesanti, tecnici ma molto politici: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la divisione del CSM in due organi distinti e altri cambiamenti che toccano l’ordinamento giudiziario e il sistema disciplinare.
Essendo un referendum confermativo, non era previsto il quorum. Questo significa che il risultato dipende soltanto dai voti validi espressi: chi prende un voto in più vince.
Perché gli instant poll non bastano ancora
È il punto da non sbagliare. Gli instant poll e gli exit poll non sono il risultato ufficiale. Sono rilevazioni iniziali, utili a dare una prima fotografia del voto, ma non definitive.
Con una distanza così ridotta tra i due fronti, basta poco per cambiare la narrazione della giornata. Un aggiornamento nelle proiezioni, una distribuzione territoriale diversa da quella prevista, uno scarto minimo nello scrutinio reale: tutto può ancora succedere.
Per questo, al momento, la formula più corretta è una sola: No in lieve vantaggio, ma partita ancora aperta.
L’affluenza è stata uno dei veri temi della giornata
Un altro dato che pesa moltissimo è quello della partecipazione. L’affluenza è stata descritta come alta rispetto alle attese, e questo elemento può aver inciso parecchio sull’equilibrio tra Sì e No.
Già domenica sera aveva votato oltre il 46% degli aventi diritto, un dato che ha subito fatto capire quanto il referendum stesse diventando qualcosa di più di una consultazione tecnica. Quando la partecipazione sale in questo modo, infatti, il voto tende a caricarsi ancora di più di significato politico.
Ed è esattamente quello che è successo.
Un referendum che vale molto più della giustizia
Anche se formalmente il tema è la riforma della giustizia, questa consultazione è stata letta fin da subito come un test politico nazionale per Giorgia Meloni e per il suo governo.
Una vittoria del Sì avrebbe rafforzato la premier e la sua agenda di riforme. Un’affermazione del No, invece, darebbe ossigeno alle opposizioni e aprirebbe una fase politicamente più scomoda per la maggioranza.
È anche per questo che il referendum ha attirato tanta attenzione: non solo per il merito dei quesiti, ma per il significato politico che si porta dietro.
Il nodo della riforma
I sostenitori del Sì hanno difeso la riforma come un passo necessario per cambiare un sistema ritenuto troppo condizionato dalle correnti interne e da un rapporto poco equilibrato tra magistratura e politica.
Chi sostiene il No, invece, ha puntato soprattutto su un argomento opposto: il rischio che la riforma finisca per indebolire l’autonomia della magistratura e alterare i delicati equilibri tra poteri dello Stato.
È uno scontro che, in fondo, va avanti da anni. Il referendum lo ha semplicemente riportato in modo brutale e diretto dentro le urne.
Cosa succede adesso
Adesso tutto dipende dallo spoglio reale. I primi instant poll servono a capire l’aria che tira, ma il passaggio decisivo resta quello dei numeri ufficiali.
Con uno scarto così ridotto, servirà prudenza fino all’ultimo. Perché se il No appare avanti nelle prime rilevazioni, è altrettanto vero che il Sì è ancora abbastanza vicino da rendere impossibile una lettura definitiva prima dei dati consolidati.
Il punto, in questo momento, è semplice: il referendum sulla giustizia si conferma una sfida serrata, politica e simbolica, molto più combattuta di quanto qualcuno immaginasse alla vigilia.
FAQ
Chi è avanti nei primi instant poll sul referendum giustizia?
Nei primi instant poll il No risulta leggermente avanti sul Sì, ma con un margine molto stretto.
Gli instant poll sono il risultato definitivo?
No. Gli instant poll sono solo una prima rilevazione. Il dato definitivo arriva con lo spoglio ufficiale.
Serve il quorum per il referendum sulla giustizia?
No. Essendo un referendum costituzionale confermativo, non è previsto il quorum.
Su cosa si votava?
Il voto riguardava la riforma della giustizia, con temi centrali come la separazione delle carriere tra giudici e pm e la divisione del CSM.
Perché questo referendum è così importante politicamente?
Perché viene letto come un test nazionale per il governo Meloni. Il risultato ha un peso che va oltre il contenuto tecnico della riforma.
L’affluenza è stata alta?
Sì, l’affluenza è stata considerata alta rispetto alle attese, e questo potrebbe aver inciso in modo importante sull’esito finale.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






