Un malore improvviso e tutti a Terni sono un po’ più soli: è morto lo stimato radiologo Matteo Nunzi, a soli 51 anni. Un evento che ha colpito profondamente non solo l’ambiente sanitario, ma anche i tanti cittadini che negli anni avevano avuto modo di conoscerlo e apprezzarne la professionalità .
Chi era il Dottor Matteo Nunzi?
Matteo lavorava all’Ospedale Santa Maria di Terni, posto del suo cuore, posto dove si sentiva a casa, perché certi lavori sono una missione. Era un medico che in molti vedevo come un punto di riferimento e che, con la sua morte ha lasciato sgomenti colleghi e pazienti. In ospedale, tra i corridoi e nei reparti, il suo nome era sinonimo di competenza, è vero. Ma anche di disponibilità e attenzione verso gli altri.
Non era soltanto un medico preparato, costantemente aggiornato sulle evoluzioni della radiodiagnostica, ma anche una persona capace di instaurare rapporti umani. Soprattutto con i pazienti che si trovavano ad affrontare momenti difficili. Chi lo conosceva lo descrive come un professionista serio, ma allo stesso tempo gentile. Un uomo sempre pronto a spiegare con chiarezza e a rassicurare.
Il dolore, la vicinanza e la perdita
Numerosi i messaggi di cordoglio arrivati nelle ore successive alla notizia. Colleghi, amici e semplici cittadini hanno voluto ricordarlo con parole cariche di affetto e riconoscenza. In molti hanno sottolineato non solo le sue qualità lavorative, ma anche il suo lato umano, fatto di discrezione e dedizione.
La perdita di Matteo Nunzi lascia un vuoto importante all’interno della struttura ospedaliera e nella comunità ternana. Una di quelle assenze che si fanno sentire nel quotidiano, nei piccoli gesti e nelle abitudini di chi lavorava accanto a lui.
L’eredità : il bene del prossimo
In momenti come questo, resta il ricordo di un uomo che ha dedicato la propria vita alla cura degli altri, svolgendo il suo lavoro con impegno e rispetto. Un’eredità silenziosa ma profonda, che continuerà a vivere nella memoria di chi ha avuto la fortuna di incontrarlo.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
Quello che contraddistingue il mio lavoro è l’idea di cos’è che si cela dietro una notizia: un’informazione.
Ma le informazioni non sono tutte uguali. Se ti arriva un’informazione e da essa non piangi, non ridi, non respiri, non ti disperi o non gioisci, essa non ti serve a nulla.
Perché l’informazione è la libertà di un popolo. Ed é nelle nostre emozioni che si avverte la vera essenza della libertà .
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