Era nato nel 1942 a Răchiteni, in Romania. Per oltre vent’anni ha guidato la redazione romena di Radio Vaticana. Il 20 marzo aveva ancora celebrato la Messa. Il 21 marzo non c’era più.
Il giorno prima di morire aveva celebrato la Messa. Era venerdì 20 marzo 2026, nella cappella della Casa Internazionale Paolo VI, in Via della Scrofa a Roma. Il giorno dopo, sabato 21 marzo, monsignor Anton Lucaci si è spento in quella stessa casa, dove risiedeva. Aveva 83 anni. Una vita intera trascorsa tra la Romania comunista, i corridoi di Radio Vaticana e i testi da limare fino a tarda sera, perché una traduzione affrettata non andava mai bene.
Le origini e la formazione
Anton Lucaci era nato l’11 settembre 1942 a Răchiteni, nella provincia di Iași, nel nord-est della Romania. Ha frequentato l’Istituto Teologico Romano-Cattolico “San Giuseppe” di Iași, diplomandosi nel 1968. Il 15 agosto di quell’anno è stato ordinato sacerdote dal vescovo Petru Plesca. Aveva 25 anni.
Nei primi anni di sacerdozio ha lavorato come vicario parrocchiale a Cacica e Barticesti, poi come prefetto degli studi e professore all’Istituto Teologico di Iași, dove insegnava Diritto Canonico, Teologia Dogmatica e latino. Era il 1969. La Romania era nel pieno del regime di Ceaușescu, e fare il sacerdote cattolico in quel contesto non era una scelta comoda.
L’arrivo a Roma
Nel marzo 1973 si è trasferito a Roma per la specializzazione: studi all’Istituto “Utriusque Iuris”, un anno al Tribunale della Rota Romana, teologia nelle facoltà pontificie. Poi il lavoro come collaboratore parrocchiale a Santa Maria del Buon Consiglio e come vicario giudiziario al Tribunale Diocesano dal 1982 al 1989. Roma era diventata la sua città, anche se la Romania non l’aveva mai smessa di essere il suo punto di riferimento.
Radio Vaticana: vent’anni di servizio
Nel 1991 è entrato a far parte della redazione romena di Radio Vaticana, diventandone responsabile. Ci è rimasto per oltre vent’anni, fino al 2012. Un lavoro oscuro, fatto di microfoni e testi, di traduzioni da rivedere e rivedere ancora, di trasmissioni costruite mattone per mattone ogni giorno. Ma un lavoro che nel periodo post-comunista aveva un peso enorme: portare la voce della Chiesa Cattolica in una Romania che stava cercando di ricostruirsi.
Chi lo ha conosciuto in quegli anni lo ricorda con un’immagine precisa: arrivava in redazione alle 9 di mattina e non andava via fino alle 20. Non si accontentava di una traduzione affrettata. Cercava le varianti più appropriate, tornava più volte sullo stesso testo. Era esigente con i colleghi, ma ancora di più con sé stesso.
Dopo il pensionamento non aveva smesso del tutto. Continuava a collaborare con la redazione nelle domeniche e nelle festività. Celebrava spesso la Messa in latino alle 7 di mattina nella Cappella di Palazzo Pio, trasmessa in diretta. Un’abitudine, quasi un rito personale. L’ultimo di quei riti, in fondo, lo ha celebrato il 20 marzo. Il giorno prima di andarsene.
Il professore di Giovanni Paolo II
È questo il capitolo della sua biografia che sorprende di più. Monsignor Lucaci è stato il “professore” di Papa Giovanni Paolo II: fu lui a insegnare a Wojtyla come pronunciare correttamente i discorsi in lingua romena, in preparazione del viaggio apostolico in Romania dal 7 al 9 maggio 1999, la prima visita di un Papa in un paese a maggioranza ortodossa nella storia.
Papa Wojtyla lo stimava. Prima di partire per Bucarest gli disse: “Mi affido nelle tue mani.” Un riconoscimento informale ma inequivocabile, da parte di un uomo che le parole le pesava con cura. Lucaci quelle parole le aveva prese sul serio. Come faceva con tutto.
I riconoscimenti
Nel corso della sua vita monsignor Lucaci ha ricevuto la Croce “Pro Ecclesia et Pontifice”, la massima onorificenza pontificia per i chierici che si sono distinti nel servizio alla Chiesa. Nel 2002 il Consiglio Episcopale Permanente della Conferenza Episcopale Italiana lo ha nominato coordinatore pastorale in Italia delle Comunità cattoliche romene di rito latino, incarico ricoperto per un quinquennio. Ha fondato iniziative di supporto per le comunità romene emigrate in Italia, in anni in cui quella comunità stava crescendo rapidamente e aveva bisogno di punti di riferimento.
Monsignor Anton Lucaci era uno di quegli uomini che lavorano nell’ombra, lontani dai riflettori, con la stessa dedizione ogni giorno. Aveva insegnato il rumeno a un Papa, aveva tenuto accesa per vent’anni la voce della Chiesa cattolica in una Romania che usciva dal comunismo, aveva corretto traduzioni fino a tarda sera quando avrebbe potuto smettere molto prima. Il 20 marzo ha celebrato la sua ultima Messa. Il 21 marzo se n’è andato. Probabilmente non avrebbe voluto farlo diversamente.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






