Morto Don Massimo Donghi: lutto a Cassina e Limbiate per l’amato parroco, ci lascia dopo la dura lotta contro un tumore

Giorgia Tedesco

La perdita di Don Massimo Donghi era davvero inaspettata, nonostante tutto. Un dolore straziante inonda adesso Cassina de’ Pecchi, lasciando i parrocchiani un po’ smarriti nel senso di impotenza. Non si tratta soltanto della perdita di un sacerdote, ma di una figura che per anni ha rappresentato un punto di riferimento per tutti

La lotta, la fede e la speranza di Don Massimo Donghi

Don Massimo si è spento dopo aver affrontato con grande dignità una malattia seria, un tumore aggressivo di cui lui stesso aveva parlato pubblicamente nei mesi scorsi. Aveva scelto la trasparenza, condividendo il suo percorso con i fedeli, senza mai perdere quella forza e quella serenità che lo hanno sempre contraddistinto. Anche nella sofferenza, è riuscito a trasmettere coraggio, diventando esempio concreto di fede vissuta.

Per molti anni è stato parroco a Cassina de’ Pecchi, dove ha lasciato un segno profondo. Non era soltanto una guida religiosa nel senso più tradizionale, ma una presenza viva e attiva nella quotidianità della comunità. Partecipava, ascoltava, si faceva carico dei problemi delle persone, cercando sempre un dialogo aperto. La sua parrocchia era un luogo accogliente, in cui chiunque poteva sentirsi a casa.

Il ricordo dell’uomo sotto la tonaca

Chi lo ha conosciuto lo ricorda come un uomo diretto ma sempre attento, capace di unire fermezza e sensibilità. Non mancava mai di incoraggiare i più giovani, anzi. Col suo impegno andava oltre le celebrazioni religiose: era presente nella vita sociale del paese. Infatti, collaborava con le istituzioni e promuoveva iniziative che rafforzavano il senso di comunità.

Il suo trasferimento, qualche anno fa, era stato vissuto con grande dispiacere da molti. Le sue parole di allora “Sarei rimasto ancora, qui ho intrecciato e vissuto relazioni importanti” raccontano perfettamente l’amore per Cassina. Non era solo un incarico per lui: era diventata casa.

Proprio per questo, a dicembre, in occasione delle festività natalizie, l’amministrazione comunale aveva voluto riconoscere il suo impegno con una benemerenza. Un gesto che aveva un valore simbolico forte: quello di dire grazie a una persona che, nel silenzio e nella costanza, aveva dedicato anni della propria vita agli altri.

Una notizia inaspettata: una notizia che sconvolge, ma da speranza

L’annuncio della sua morte, arrivato nel pomeriggio da Limbiate, ha rapidamente fatto il giro della comunità, generando una grande ondata di affetto e ricordi. Messaggi, testimonianze, pensieri: in tanti stanno condividendo ciò che Don Massimo ha rappresentato per loro. Segni concreti di quanto il suo passaggio abbia lasciato tracce profonde.

Oggi il dolore si mescola alla gratitudine. Perché, se è vero che la sua assenza pesa, è altrettanto vero che resta tutto ciò che ha costruito: relazioni, insegnamenti, esempi. Il suo modo di essere sacerdote continuerà a vivere nella memoria di chi lo ha incontrato.

Il saluto che accompagna queste ore, “A Dio Don Massimo”, non è solo una formula, ma un arrivederci carico di significato. È il modo con cui una comunità intera affida alla fede il ricordo di un uomo che ha saputo guidarla con semplicità, forza e umanità.