Bologna saluta con dolore Alice Greco, presidente della UILDM Bologna, figura conosciuta e stimata per il suo impegno sui diritti delle persone con disabilità, sull’accessibilità e sulla possibilità concreta di vivere la città senza ostacoli continui. La sua morte è stata resa nota il 21 marzo 2026 e in poche ore sono arrivati i messaggi di cordoglio di associazioni, realtà del territorio e del sindaco Matteo Lepore, che l’ha ricordata come una persona capace di lottare per dignità, autonomia e vita indipendente.
Alice Greco non era una presenza simbolica, messa lì per rappresentare una causa. Era una di quelle persone che nelle battaglie ci stavano dentro davvero, ogni giorno, con continuità. Sul sito della sezione bolognese della UILDM risulta presidente del consiglio direttivo eletto nell’assemblea del 20 aprile 2024, mentre negli anni precedenti il suo nome compare già in ruoli centrali nell’associazione, prima come vicepresidente e poi come riferimento pubblico sempre più riconoscibile.
Dietro il ruolo associativo c’era anche una storia personale molto precisa. In un testo autobiografico del 2017 Alice Greco scriveva di essere nata a Bologna il 26 novembre 1989 e di essersi laureata alla magistrale in Lingue, società e comunicazione nel novembre 2016. Significa che oggi aveva 36 anni. In quello stesso ritratto emergeva già un tratto che negli anni sarebbe diventato sempre più evidente: la volontà di non chiudersi nella propria condizione, ma di trasformare esperienza, studio e lucidità in presenza attiva nella vita sociale.
Il suo nome, negli ultimi anni, è rimasto legato soprattutto alle battaglie per l’accessibilità a Bologna. Non in astratto, ma nelle situazioni concrete che ogni giorno possono trasformare una città normale in un percorso a ostacoli. Alice Greco aveva raccontato cosa significasse muoversi in carrozzina tra gradini, ingressi non adeguati e servizi formalmente aperti a tutti ma, di fatto, non accessibili. Era una denuncia semplice e durissima insieme: basta poco, a volte pochissimi centimetri, per escludere una persona dalla vita quotidiana.
Tra le iniziative più note a cui il suo nome resta legato c’è il “Progetto Rampe”, presentato dalla UILDM Bologna per favorire l’adeguamento degli ingressi nei luoghi aperti al pubblico. Alice Greco lo spiegava con parole molto chiare: l’accessibilità non è un favore, e nemmeno un dettaglio tecnico da rimandare. È una condizione minima di civiltà, oltre che una questione concreta di libertà personale. Su questa linea si inseriva anche AccessiBol, progetto nato con altri consiglieri dell’associazione per aiutare le persone con difficoltà motorie a orientarsi tra i locali realmente accessibili della città.
Molti la ricordano anche per episodi che avevano fatto discutere proprio perché mostravano, senza filtri, quanto il problema fosse reale. Uno dei casi più noti fu quello dell’Arena del Sole, quando un montascale fuori uso la costrinse a vivere una serata di forte disagio. Un altro momento molto condiviso fu la sua denuncia pubblica dopo essere rimasta esclusa da una farmacia per la presenza di barriere architettoniche. Non erano proteste fatte per visibilità. Erano il tentativo, costante, di obbligare la città a guardare in faccia una realtà che troppo spesso resta invisibile finché non colpisce qualcuno da vicino.
Il suo lavoro, però, non si fermava all’accessibilità urbana. Alice Greco è stata anche una figura di riferimento nella Consulta delle Malattie Neuromuscolari dell’Emilia-Romagna, di cui risulta portavoce-coordinatrice al momento della nascita nel 2021 e coordinatrice anche nei materiali regionali successivi. In quel contesto insisteva su temi molto concreti: presa in carico dei pazienti, continuità terapeutica, fisioterapia, supporto ai caregiver, ascolto reale delle famiglie. Anche qui non c’era retorica. C’era il tentativo di tenere insieme il lato sanitario e quello umano, senza separare mai la persona dalla sua vita quotidiana.
Per questo la sua morte pesa così tanto in queste ore. Non soltanto per il ruolo che ricopriva, ma per il vuoto che lascia in un pezzo di città che aveva trovato in lei una voce chiara, ostinata, credibile. Una voce capace di dire cose scomode senza alzare i toni, di portare un problema davanti a tutti senza trasformarlo in spettacolo, di difendere i più fragili senza paternalismi. È il tipo di assenza che si sente subito, perché riguarda non solo un’associazione, ma un’intera idea di cittadinanza.
Resta questo, oggi, nel ricordo di Alice Greco: una donna giovane, preparata, radicata nella sua città, che ha usato il proprio ruolo pubblico non per occupare uno spazio, ma per aprirlo anche agli altri. E in tempi come questi non è poco. Anzi. È moltissimo.
Domande frequenti
Chi era Alice Greco?
Alice Greco era la presidente della UILDM Bologna ed è stata una figura molto attiva nelle battaglie per i diritti delle persone con disabilità, l’accessibilità urbana e la vita indipendente.
Quanti anni aveva Alice Greco?
Era nata a Bologna il 26 novembre 1989. Alla data della notizia della sua morte, il 21 marzo 2026, aveva 36 anni.
Di cosa si occupava Alice Greco?
Oltre al ruolo di presidente della UILDM Bologna, è stata una voce importante nella Consulta delle Malattie Neuromuscolari dell’Emilia-Romagna e ha sostenuto progetti come Progetto Rampe e AccessiBol per migliorare l’accessibilità in città.
Perché Alice Greco era conosciuta a Bologna?
Era conosciuta per il suo impegno pubblico contro le barriere architettoniche e per le sue battaglie sul diritto all’autonomia delle persone con disabilità, portate avanti sia nelle istituzioni sia attraverso interventi e denunce pubbliche.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






