A Cosenza, in queste ore, ora aleggia un silenzio strano, pesante e difficile che ha il nome di Francesca Marchese.
Chi era Francesca Marchese
Se n’è andata a 55 anni, dopo aver combattuto contro una malattia che non le ha lasciato scampo. Una notizia che si è diffusa rapidamente, quasi sottovoce, ma che ha colpito con forza un’intera comunità : quella culturale, artistica, ma anche umana. Perché Francesca non era soltanto un’attrice o una regista. Era, per molti, un punto di riferimento.
Originaria di Aprigliano, aveva costruito nel tempo un percorso fatto di passione vera, studio e ostinazione. Si era formata tra l’Accademia d’Arte Drammatica della Calabria e le Belle Arti, portando poi quel bagaglio nelle aule, sui palchi, nei set. Ma soprattutto lo aveva trasmesso agli altri.
Il ricordo, il duro lavoro e la perserveranza
Chi l’ha conosciuta racconta di una donna capace di accendere entusiasmo, di trascinare chiunque nel suo modo di vivere l’arte. Non insegnava solo tecnica, ma qualcosa di più profondo: il coraggio di esporsi, di mettersi in gioco, di sentire davvero quello che si porta in scena. Per i suoi allievi non era una semplice docente, ma una guida. Qualcuno la definisce “casa”, qualcun altro “luce”.
Nel corso degli anni aveva attraversato piĂą mondi: il teatro, il cinema, la formazione. Attrice, regista, casting director, talent manager. Una figura poliedrica, come si dice spesso, ma nel suo caso senza retorica. Aveva collaborato a produzioni cinematografiche e lavorato dietro le quinte con la stessa intensitĂ che metteva sul palco, contribuendo a far crescere nuovi talenti e a dare voce a storie radicate nella sua terra.
E poi c’era il suo impegno, quello meno visibile ma forse ancora più importante. Negli anni difficili della pandemia, era stata tra le persone più attive nel sostenere il mondo dello spettacolo, partecipando a movimenti e iniziative per difendere un settore messo in ginocchio. Un impegno che molti oggi ricordano come una forma di militanza autentica, fatta non di parole ma di presenza.
Calabria: terra difficile, ma estremamente amata
La sua scelta di restare in Calabria, di costruire lì la propria carriera senza cercare scorciatoie altrove, dice molto di lei. Non era la strada più facile, ma era quella che sentiva sua. E proprio lì, tra Cosenza e il resto della regione, è riuscita a lasciare un segno profondo, diventando negli anni una figura riconosciuta e rispettata.
Oggi, sui social, si rincorrono messaggi, ricordi, e parole che riempiano un vuoto difficile da spiegare. C’è chi parla della sua energia contagiosa, chi del suo sorriso, chi della sua capacità di vedere negli altri qualcosa di migliore. Cosenza perde un’artista, certo. Ma perde anche una presenza viva, una di quelle che non passano inosservate, che non restano ai margini. Una di quelle persone che, anche quando non ci sono più, continuano a farsi sentire.
Perché certe voci, in fondo, non si spengono davvero. Rimangono nei gesti di chi hanno formato, nelle parole che hanno insegnato a pronunciare, nelle storie che hanno contribuito a raccontare. E lì, forse, Francesca Marchese continuerà a vivere.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
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