Dietro la leggenda di Chuck Norris c’è una storia di famiglia che sa di America profonda: un padre soldato e alcolista che abbandonò tutto, una madre che lavorò nei campi di cotone e tirò su tre figli da sola. Oggi che Chuck è morto, vale la pena raccontarla.
Quando si parla di Chuck Norris si parla quasi sempre dei calci, dei film, delle barzellette, dell’icona. Raramente si parla di dove veniva. Di chi erano le persone che lo avevano messo al mondo e di cosa aveva significato crescere in quella famiglia. Eppure è lì, in una Oklahoma poverissima degli anni Quaranta, in una casa senza soldi e spesso senza padre, che si capisce davvero come Carlos Ray Norris — questo il suo nome anagrafico — sia diventato quello che è diventato.
Oggi, 20 marzo 2026, Chuck Norris è morto a 86 anni alle Hawaii. Sua madre Wilma Scarberry se n’era andata appena quindici mesi fa, il 4 dicembre 2024, a 103 anni. Suo padre Ray Dee Norris era morto molto prima, il 17 luglio 1971, a 53 anni. Tre morti, tre capitoli di una storia americana che merita di essere raccontata per intero.
Wilma Scarberry: una vita che comincia in salita
Wilma Scarberry è nata il 24 maggio 1921 a Wilson, Oklahoma, figlia di John Porter Scarberry e Ada Agnes Hargrove. Una famiglia modesta, in una delle zone più povere degli Stati Uniti, negli anni in cui la Grande Depressione stava per abbattersi sull’America come un maglio.
La sua infanzia fu durissima fin dall’inizio. A 8 anni divenne pupilla dello Stato, e trascorse due anni ricoverata in un ospedale pediatrico per una malattia rara. Quando tornò a casa, non trovò riposo: lavorò nei campi di cotone per contribuire al sostentamento della famiglia durante gli anni più neri della Depressione. Era una bambina. Lo faceva lo stesso.
A 16 anni sposò Ray Dee Norris. Ebbero tre figli: Chuck, Wieland Clyde e Aaron. Poi Ray se ne andò — lentamente prima, definitivamente poi — e Wilma rimase sola con i tre ragazzi. Senza drammi pubblici, senza arrendersi. Andò avanti.
Chuck, il maggiore, assunse il ruolo di figura paterna già a 14 anni, aiutando la madre a pagare le bollette e a mandare avanti la casa. Wilma lo chiamava il suo “Difensore”. Non era retorica: era una descrizione precisa di quello che quel ragazzo faceva ogni giorno.
La donna di fede, il libro, i 103 anni
Dopo il divorzio da Ray, Wilma si risposò e prese il cognome Knight, diventando Wilma Norris Knight. Visse abbastanza a lungo da vedere il figlio diventare una leggenda mondiale, da stringere sette nipoti, da scrivere un libro — “Acts of Kindness” — in cui raccontò le sue esperienze di vita, la maternità in solitudine, le sfide superate una dopo l’altra.
Morì il 4 dicembre 2024, a 103 anni. Chuck annunciò la notizia due giorni dopo, il 6 dicembre, con un post che non cercava il consenso ma diceva semplicemente la verità : “Mercoledì mattina, la meravigliosa madre mia e di mio fratello Aaron è andata a stare con Gesù. La nostra mamma era una donna di fede incrollabile, un faro di luce nelle nostre vite, e il suo amore rifletteva la grazia di Dio.”
E ancora: “Crescendo, la sua risata riempiva la nostra casa di gioia, e i suoi abbracci ci davano un senso di sicurezza che porteremo per sempre. Aveva un modo straordinario di far sentire tutti speciali, mettendo spesso i bisogni degli altri davanti ai propri. Sin dai miei primi ricordi, mi ha insegnato l’importanza della gentilezza e della compassione.”
Non sono le parole di un figlio famoso che commemora la madre per dovere. Sono le parole di qualcuno che sa esattamente cosa deve a quella donna.
Ray Dee Norris: il padre che non c’era
Ray Dee Norris è nato il 2 giugno 1918. Soldato dell’esercito durante la Seconda Guerra Mondiale, al ritorno dalla guerra fece il meccanico, l’autista di autobus, il camionista. Sposò Wilma nel 1938 a Marietta, Love County, Oklahoma. Tre figli. E poi l’alcol.
Il problema con l’alcol era cronico e devastante. Ray lasciava la famiglia per lunghi periodi, spariva, tornava, spariva di nuovo. Chuck cresceva guardando il vuoto che avrebbe dovuto essere occupato da un padre, e cercava modelli altrove: John Wayne, Gene Autry, Roy Rogers. Scrisse nella sua autobiografia che da ragazzo decise che sarebbe cresciuto per essere come loro, perché il loro comportamento nei film era governato dal “Codice del West — lealtà , amicizia e integrità .” Valori che non trovava a casa, e che andò a cercare sullo schermo di un cinema.
Nel 1969, due anni prima di morire, Ray sposò in seconde nozze Winona E. Warthen a Cooke, Texas. Morì il 17 luglio 1971, a 53 anni. È sepolto al Lakeview Cemetery di Marietta, Oklahoma.
Quello che colpisce, nella memoria che Chuck ha lasciato del padre, non è il risentimento — che pure avrebbe avuto ogni diritto di provare. È la compassione. Chuck dichiarò di essere l’unico nella famiglia a provare compassione per quell’uomo, perché “era giusto com’era, e gli mancava molto.” Una frase che dice più di mille analisi sul carattere di Chuck Norris: uno che aveva imparato da suo padre non cosa fare, ma come non smettere di voler bene anche a chi ti ha deluso.
Quindici mesi, tre addii
La cronologia delle perdite della famiglia Norris negli ultimi quindici mesi ha qualcosa di vertiginoso. Il 4 dicembre 2024 muore Wilma Scarberry, la madre, a 103 anni. Il 21 dicembre 2025 muore Dianne Holechek, la prima moglie, a 84 anni. Il 20 marzo 2026 muore Chuck, a 86 anni.
Tre persone legate da una storia comune che comincia in un’Oklahoma poverissima negli anni Venti, passa per i campi di cotone, per le caserme dell’Air Force, per i set di Hollywood, e finisce qui, in questo marzo 2026, con l’ultimo dei tre che se ne va.
Wilma Scarberry aveva lavorato nei campi di cotone da bambina per far sopravvivere la famiglia. Suo figlio Chuck sarebbe diventato uno degli attori più pagati al mondo. Lei visse abbastanza per vederlo. Lui visse abbastanza per ringraziarla. È, in fondo, il finale migliore che quella storia potesse avere.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






