Da oggi fare il pieno costa meno. Nella notte tra il 18 e il 19 marzo 2026 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale un decreto-legge che introduce uno sconto di 25 centesimi al litro su benzina e gasolio e di 12 centesimi al chilo sul GPL. Una misura straordinaria, legata all’escalation della crisi in Medio Oriente provocata dalla guerra in Iran. Durata prevista: soli 20 giorni.
Ma c’è un problema. Questa mattina lo sconto non era ancora visibile sui cartelli dei distributori.
I prezzi alla pompa oggi
La rilevazione su circa 20.000 impianti in tutta Italia fotografa questa situazione sulla rete ordinaria, prima dell’entrata in vigore del taglio:
- Benzina self service: 1,869 €/litro
- Diesel self service: 2,105 €/litro
- Benzina servito: 2,001 €/litro
- Diesel servito: 2,236 €/litro
- GPL servito: 0,706 €/litro
- Metano servito: 1,507 €/kg
Sulle autostrade i prezzi salgono ancora: benzina self a 1,950 €/litro, gasolio self a 2,169 €/litro. Al servito si arriva rispettivamente a 2,200 e 2,420 €/litro.
Quanto si risparmia con il taglio delle accise
Applicando lo sconto governativo, i prezzi teorici scenderebbero a:
- Benzina rete ordinaria: ~1,623 €/litro (da 1,869)
- Diesel rete ordinaria: ~1,859 €/litro (da 2,105)
- Benzina autostrade: ~1,706 €/litro (da 1,950)
- Diesel autostrade: ~1,925 €/litro (da 2,169)
Il Codacons precisa che la riduzione reale è di 20 centesimi, che diventano 24,4 centesimi considerando l’effetto IVA. Su un pieno da 50 litri il risparmio stimato si aggira intorno ai 12 euro.
Lo sconto non è ancora visibile: ecco perché
Il decreto è uscito in Gazzetta Ufficiale dopo la mezzanotte, e i distributori hanno bisogno di tempo tecnico per recepire le nuove quotazioni. Nel frattempo la situazione si è ulteriormente complicata: i nuovi sviluppi della crisi del Golfo hanno spinto ancora al rialzo le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati. Eni ha aumentato i prezzi consigliati di 4 centesimi nella sola mattinata di oggi.
Il governo ha risposto con un piano di controllo straordinario attivato dai ministri Urso e Giorgetti fin dalle prime ore: Guardia di Finanza, Mister Prezzi e Antitrust sono già operativi per evitare comportamenti speculativi sulla rete. Il decreto prevede sanzioni per chi non applica il taglio.
Dove si paga di più in Italia
Le regioni con la benzina più cara, prima del taglio, risultano Calabria (1,915 €/litro), Valle d’Aosta (1,912), Sicilia e Basilicata (1,909) e la Provincia Autonoma di Bolzano (1,922). Per il diesel sopra i 2,15 €/litro si trovano ancora Valle d’Aosta, Bolzano, Sicilia e Calabria.
Le pompe bianche restano generalmente più convenienti rispetto ai distributori delle grandi compagnie, con differenze tra 0,9 e 1,3 centesimi al litro.
Il peso insostenibile delle tasse sul carburante
Un dato che fa riflettere: in Italia il 57,3% del prezzo della benzina è composto da tasse. Accise fisse — alcune nate per finanziare calamità naturali del passato e mai abolite — più l’IVA che si calcola sull’intero importo, accise incluse. Una tassa sulla tassa.
Con il Brent che oggi quota 113,45 dollari al barile, il prezzo industriale del carburante è già elevato. Le tasse fanno il resto.
I numeri del 2026 fino ad oggi
La media della benzina nel mese di marzo 2026 si attesta a 1,7078 €/litro, in crescita rispetto a febbraio (1,6473 €/litro, +3,67%) ma ancora sotto i livelli di marzo 2025 (1,7858 €/litro, -4,37%). Il minimo dell’anno registrato è 1,6262 €/litro, il massimo 1,7452 €/litro — entrambi nelle ultime settimane, con il mercato che oscilla al ritmo della crisi mediorientale.
Cosa succederà tra 20 giorni
La misura è temporanea. Alla scadenza del decreto — salvo proroghe — i prezzi torneranno ai livelli attuali o superiori, dipendendo dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente e dalle quotazioni internazionali del petrolio. Un conto alla rovescia già iniziato, che vale la pena tenere d’occhio.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






