Genova saluta uno dei volti più conosciuti del suo commercio cittadino. Carmine Langella è morto il 18 marzo, lasciando un ricordo profondo in chi, negli anni, lo aveva incontrato dietro il bancone della Fata dei Bambini, lo storico negozio di Galleria Mazzini gestito insieme alla moglie Lella Gurrieri.
Per tanti genovesi non era soltanto un commerciante. Era una presenza familiare, uno di quei volti che finiscono per accompagnare intere generazioni. Entrare in quel negozio voleva dire ritrovare un’atmosfera diversa, fatta di attenzione, accoglienza e piccoli gesti rimasti nella memoria di chi ci è stato da bambino e poi magari ci è tornato da adulto.
La Fata dei Bambini era considerata una delle attività storiche più amate del centro città. Un luogo legato ai ricordi dell’infanzia, ai regali scelti con cura, alle passeggiate in Galleria Mazzini e a una Genova che negli anni ha visto cambiare tante serrande, ma non aveva mai perso del tutto il legame con quel negozio.
La chiusura dell’attività, avvenuta nei mesi scorsi, aveva già colpito molti clienti affezionati. La scomparsa di Carmine Langella rende oggi quel distacco ancora più doloroso, perché con lui se ne va non solo il titolare di un negozio storico, ma anche un pezzo di memoria cittadina.
In queste ore il suo nome viene ricordato con affetto proprio per questo: per la gentilezza, per il modo in cui aveva saputo trasformare un semplice punto vendita in un luogo speciale per tante famiglie. Ed è forse questo il segno più forte che lascia dietro di sé.
Genova perde un volto conosciuto, uno di quelli che hanno attraversato il tempo senza rumore, ma restando impressi nella vita quotidiana di tantissime persone. E quando scompare una figura così, non se ne va soltanto una persona: si chiude davvero un’altra pagina di città.

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