Addio a Fabrizio Scatà, storico dirigente FAI-CISL: se n’è andato a 60 anni

Serena Comito

Addio a Fabrizio Scatà, storico dirigente FAI-CISL: se n'è andato a 60 anni

Sessant’anni. Una vita spesa dentro il sindacato a costruire qualcosa di concreto per chi lavora nei campi e nelle cooperative agroalimentari. Fabrizio Scatà non c’è più e il mondo che lo ha conosciuto da vicino si è fermato.

A dare la notizia della sua scomparsa improvvisa è stata la stessa FAI-CISL che lo ha ricordato come una figura di riferimento per competenza e impegno. Parole formali, come sempre accade in questi casi ma dietro ci sono anni di lavoro, di riunioni, di battaglie sindacali portate avanti con quella costanza silenziosa che non finisce mai sui giornali ma che tiene in piedi le organizzazioni.

Da Palazzolo Acreide al tavolo nazionale

Fabrizio Scatà era nato il 25 aprile 1965 a Palazzolo Acreide in provincia di Siracusa. Il sindacato lo aveva trovato presto da quelle parti. Tra il 1987 e il 1993 era già segretario comunale della CISL locale una gavetta vera fatta di territorio di assemblee nei comuni della Sicilia orientale di contatti diretti con i lavoratori agricoli.

Da lì la carriera era cresciuta in modo graduale e solido. Nel 2001 era diventato segretario regionale della FAI-CISL Sicilia e sette anni dopo era arrivata la chiamata al livello che conta. Dal 2008 al 2014 aveva ricoperto l’incarico di segretario nazionale della federazione il ruolo più alto che aveva toccato nella sua lunga carriera sindacale.

Un profilo che andava oltre il sindacato

Quello che emerge dalla sua storia non è il profilo di un funzionario che si occupa solo di contratti e vertenze. Scatà aveva assunto nel tempo anche ruoli di rappresentanza e welfare che raccontano un impegno più largo. La FAI-CISL lo ricorda come vicepresidente dell’Enpaia mentre il fondo integrativo sanitario Filcoop Sanitario lo aveva avuto come vicepresidente. Posizioni che richiedono competenza tecnica e conoscenza profonda di settori difficili come l’agricoltura e la cooperazione.

Per anni il suo nome aveva significato qualcosa di preciso dentro quella federazione che rappresenta una delle filiere produttive più delicate del paese.

Il vuoto che lascia

Al momento non sono stati diffusi dettagli sulle cause della morte. Quello che resta è il ricordo di chi lo ha incrociato in trent’anni di attività sindacale prima in Sicilia poi in tutta Italia. La FAI-CISL ha parlato di una giornata di profonda tristezza per tutta l’organizzazione e non è la formula di rito che si usa sempre in questi casi. È il tipo di frase che si scrive quando chi se n’è andato era davvero uno di quelli che mancano.

Sessant’anni sono pochi. Sempre.