Domenica 22 marzo si apre uno dei referendum costituzionali più discussi della storia recente italiana. Non perché sia il primo, non perché sia il più tecnico. Ma perché è arrivato in un momento in cui il rapporto tra politica e magistratura è ai minimi storici e ogni scelta sembra avere un peso che va ben oltre il quesito scritto sulla scheda verde.
Quella scheda verde. Sì o No. La differenza tra le due risposte potrebbe cambiare per sempre l’assetto della giustizia in Italia. O almeno, così la raccontano da entrambe le parti.
Cosa si vota, senza giri di parole
Il quesito è lungo e tecnico, ma nella sostanza chiede una cosa sola: vuoi che la riforma costituzionale della magistratura voluta dal governo Meloni e dal ministro Carlo Nordio entri in vigore? Il Parlamento l’ha già approvata, ma non ha raggiunto la maggioranza dei due terzi necessaria per evitare il referendum. Quindi tocca agli italiani.
La riforma introduce quattro grandi novità: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura distinti, il sorteggio per scegliere i componenti di questi organi e l’istituzione di una nuova Alta Corte disciplinare per i magistrati.
Non c’è quorum: il risultato sarà valido qualunque sia l’affluenza alle urne. Vince chi prende più voti. I seggi sono aperti domenica dalle 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15.
Cosa succede se vince il Sì
Se prevalesse il Sì la riforma entrerebbe in vigore. Giudici e pubblici ministeri seguirebbero carriere separate fin dall’accesso in magistratura, non potrebbero più cambiare funzione e sarebbero governati da due CSM distinti. La disciplina dei magistrati passerebbe dall’attuale sezione disciplinare del CSM a una nuova Alta Corte separata.
Vale la pena capire cosa significa la separazione delle carriere nel concreto. Oggi il passaggio da giudice a pubblico ministero o viceversa è già molto limitato: è consentito una sola volta, solo nei primi dieci anni di attività e solo cambiando regione. I dati indicano che i magistrati che cambiano funzione sono circa lo 0,2% annuo. Per i sostenitori della riforma però il punto non è statistico ma strutturale: giudice e PM dovrebbero avere percorsi di formazione, concorsi e organi di governo totalmente separati fin dall’inizio, per garantire la massima imparzialità.
Cosa succede se vince il No
Semplice: tutto rimane com’è. Un solo CSM, carriere formalmente unificate, nessuna Alta Corte disciplinare autonoma. Il voto non incide direttamente sulla durata dei processi o sul lavoro quotidiano nei tribunali in nessuno dei due casi. Chi sente dire che questa riforma velocizzerà o rallenterà la giustizia italiana sta leggendo troppo nel quesito.
Il sorteggio: il punto più controverso
Tra le novità della riforma ce n’è una che divide anche chi in linea di principio sarebbe favorevole alla separazione delle carriere. Il testo prevede l’introduzione del sorteggio per selezionare i componenti dei nuovi organi di autogoverno della magistratura. I sostenitori ritengono che questo sistema possa ridurre il peso delle correnti associative e limitare le dinamiche di appartenenza che negli anni hanno caratterizzato le elezioni del CSM. I critici invece sostengono che il sorteggio ridurrebbe la rappresentatività degli organi di governo e affiderebbe posizioni delicate al caso piuttosto che all’esperienza.
Chi vota cosa e perché
Il fronte del Sì è compatto nel centrodestra. Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati sostengono la riforma. Tajani la definisce parte della “rivoluzione liberale” immaginata da Berlusconi, Salvini parla di maggiore trasparenza nella magistratura. Anche Azione di Carlo Calenda e Più Europa di Riccardo Magi si sono espressi per il Sì, distinguendosi dal resto dell’opposizione.
Il fronte del No è guidato dal centrosinistra. Elly Schlein sostiene che la riforma non migliorerebbe l’efficienza dei tribunali ma rappresenterebbe un tentativo di ridurre i controlli sull’azione politica. Giuseppe Conte la definisce una riforma “pericolosa” che altera l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Alleanza Verdi e Sinistra teme un indebolimento dell’indipendenza della magistratura. Italia Viva di Renzi ha scelto la libertà di voto.
Tra i sostenitori del No figurano anche oltre 117 costituzionalisti tra cui tre ex presidenti della Corte Costituzionale, il fisico Premio Nobel Giorgio Parisi, la CGIL, l’associazione antimafia Libera, l’ANPI e oltre 150 sindaci da tutta Italia.
La frase che ha cambiato la campagna
A pochi giorni dal voto la campagna è stata travolta da una polemica destinata a restare. La capo di gabinetto del ministro Nordio, Giusi Bartolozzi, in una trasmissione televisiva ha invitato a votare Sì per “levarsi di mezzo la magistratura”. La frase è stata ripresa da tutti i giornali e ha scatenato le opposizioni, che hanno chiesto in massa le sue dimissioni. Meloni stessa era stata “costretta” dai sondaggi sfavorevoli a entrare nella campagna con un video sui social nel quale ha ribadito che il governo non si dimetterà in nessun caso, nemmeno in caso di vittoria del No.
I sondaggi: un paese spaccato a metà
Secondo la Supermedia YouTrend aggiornata al 6 marzo 2026, l’ultima prima del silenzio elettorale, il Sì è avanti di misura con il 50,1% contro il 49,9% del No. Una differenza statisticamente irrilevante. La divisione politica è invece più netta: nel centrodestra oltre tre quarti degli elettori appoggiano il Sì, mentre nel campo largo oltre tre quarti dichiarano che voteranno No.
Secondo Ipsos Doxa con un’affluenza stimata al 42% il No sarebbe in vantaggio al 52,4% contro il 47,6% del Sì. Solo con un’affluenza più elevata, intorno al 49%, l’esito si collocherebbe sul filo della parità. In altre parole chi deciderà l’esito del referendum non è chi ha già scelto, ma chi non ha ancora deciso se andare a votare.
Il rischio è che il voto si trasformi più in una presa di posizione politica che in un giudizio sul merito della riforma: da un lato un voto contro il governo Meloni, dall’altro un voto contro l’attuale sistema della magistratura. La quota di indecisi resta alta.
Il paradosso degli italiani sulla giustizia
C’è un dato che emerge da tutti i sondaggi e che racconta qualcosa di profondo sul rapporto degli italiani con la magistratura. Secondo un sondaggio dell’Istituto Ixé il 51% degli italiani dichiara di avere molta o abbastanza fiducia nella magistratura, una quota nettamente più alta rispetto a quella registrata dai partiti politici, fermi al 12%. Ma allo stesso tempo il 54% degli italiani si esprime in modo critico nei confronti dei giudici sul piano operativo. A pesare sono soprattutto la lentezza dei processi, il conflitto permanente tra magistratura e politica e i frequenti errori giudiziari.
Si fida dei magistrati in astratto ma non è soddisfatto della giustizia nel concreto. Un paradosso che rende questo referendum ancora più difficile da leggere e da votare.
Come si vota praticamente
Ci si reca al proprio seggio con documento d’identità e tessera elettorale. La scheda è di colore verde. Si barra la X sul Sì per confermare la riforma oppure sul No per bocciarla. Nessuna altra opzione, nessun quorum da raggiungere. Lo spoglio inizia lunedì pomeriggio subito dopo la chiusura dei seggi alle 15.
FAQ
Cosa succede se non vado a votare? Il tuo voto semplicemente non viene conteggiato. Non c’è quorum quindi l’astensione non invalida il risultato ma, come mostrano i sondaggi, potrebbe favorire il No in caso di affluenza bassa.
Questa riforma cambia la durata dei processi? No. Il referendum riguarda l’organizzazione interna della magistratura non la velocità dei procedimenti giudiziari.
Cosa vota Matteo Renzi? Italia Viva ha scelto la libertà di voto. Renzi ha definito la riforma una “riformicchia” ma ha annunciato che avrebbe reso pubblica la sua scelta solo alla vigilia del voto.
Il governo cade se vince il No? No. Meloni lo ha detto esplicitamente: il governo non si dimetterà in nessun caso.
Posso votare fuori sede? I cittadini iscritti all’AIRE possono votare per corrispondenza o optare per il voto in Italia comunicando la scelta al proprio consolato.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






