Ancona è la Capitale italiana della Cultura 2028: perché ha vinto, cosa prevede il progetto “Questo adesso” e cosa cambia per la città

Daniela Devecchi

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Ancona è la Capitale italiana della Cultura 2028: perché ha vinto, cosa prevede il progetto “Questo adesso” e cosa cambia per la città

Adesso è ufficiale: Ancona è la Capitale italiana della Cultura 2028. L’annuncio è arrivato il 18 marzo 2026 e ha premiato la candidatura del capoluogo marchigiano, presentata con il dossier “Ancona. Questo adesso”. Alla città andrà anche il contributo da 1 milione di euro previsto per il progetto vincitore.

È una notizia importante, sì, ma fermarsi al titolo sarebbe riduttivo. Perché dietro questa vittoria non c’è solo una proclamazione istituzionale. C’è un’idea precisa di città, c’è il tentativo di riposizionare Ancona nel racconto culturale nazionale e c’è soprattutto una prospettiva concreta: capire cosa potrà diventare da qui al 2028.

Perché ha vinto Ancona

Il cuore della vittoria sta nella motivazione della giuria, che ha premiato un progetto giudicato solido, coerente e capace di tenere insieme identità territoriale, apertura internazionale, rigenerazione urbana, inclusione sociale e partecipazione. Non come formule messe lì per fare scena, ma come struttura vera del dossier.

A colpire è anche il modo in cui Ancona è stata raccontata. Non come città da esibire in modo celebrativo, ma come luogo vivo, in trasformazione, con una vocazione europea e mediterranea molto forte. È una città di porto, di passaggio, di arrivi e partenze, e proprio questa sua natura sembra essere diventata il centro del progetto. Non una periferia del discorso culturale italiano, ma un punto di incontro.

La giuria ha insistito anche su un altro aspetto: il coinvolgimento dei giovani, non soltanto come pubblico, ma come parte attiva dei processi culturali. È un dettaglio importante, perché sposta il discorso da una semplice programmazione di eventi a un’idea più profonda di partecipazione.

“Ancona. Questo adesso”: un titolo che dice già molto

Anche il nome del dossier ha avuto il suo peso. “Ancona. Questo adesso” è un titolo che suona diverso da quelli più classici, più istituzionali, più rassicuranti. Qui c’è il presente, c’è l’urgenza, c’è quasi una dichiarazione di intenti.

Non si guarda soltanto al patrimonio o alla memoria, che pure restano centrali, ma alla città di oggi. A quello che è in questo momento. Alle sue energie, alle sue fragilità, alla possibilità di costruire un’identità culturale che non viva soltanto di passato, ma anche di visione.

Ed è probabilmente proprio questo uno dei motivi per cui Ancona ha convinto. Ha evitato di raccontarsi come una vetrina immobile e ha provato invece a proporsi come uno spazio aperto, attraversato da relazioni, idee, trasformazioni.

Una vittoria che vale più di un titolo

Ogni volta che una città viene nominata Capitale italiana della Cultura, il rischio è considerare il riconoscimento come una specie di medaglia simbolica. In realtà vale molto di più. Per Ancona significa attenzione nazionale, investimenti, possibilità di attivare nuove reti e soprattutto un’occasione concreta per ripensare il proprio posizionamento.

Il milione di euro previsto per il progetto è importante, certo, ma il vero valore sta in ciò che questo riconoscimento può muovere intorno alla città. Più visibilità, più capacità di attrarre eventi, più occasioni per il turismo culturale, più spinta sulla riqualificazione di spazi e quartieri. E anche una maggiore fiducia nel modo in cui Ancona può essere percepita da fuori.

Per una città che spesso è stata letta in modo frettoloso, o raccontata meno di quanto meriterebbe, questa può diventare l’occasione per cambiare passo.

Ancona e il suo rapporto con il Mediterraneo

Uno degli elementi più interessanti del progetto riguarda la dimensione mediterranea. Ancona, per posizione e storia, non è soltanto una città marchigiana. È un punto di contatto. Un luogo che parla con l’Adriatico, con il mare, con i flussi, con le culture che passano e si intrecciano.

Questo aspetto, nel racconto della candidatura, non è stato trattato come un semplice dettaglio geografico. È diventato un pezzo della sua identità culturale. E qui il progetto sembra aver trovato una chiave forte: trasformare una caratteristica storica e urbana in una visione contemporanea.

Perché oggi parlare di Mediterraneo non significa solo evocare la storia, ma anche confrontarsi con temi come mobilità, scambi, comunità, margini e centralità. Tutti elementi che possono rendere il programma del 2028 molto più interessante di una semplice sequenza di eventi.

Le altre città finaliste e una sfida molto aperta

La vittoria di Ancona è arrivata al termine di una selezione competitiva. Le finaliste erano dieci: Anagni, Ancona, Catania, Colle di Val d’Elsa, Forlì, Gravina in Puglia, Massa, Mirabella Eclano, Sarzana e Tarquinia. Le audizioni finali si sono svolte a Roma, al Ministero della Cultura, il 26 e 27 febbraio 2026.

Questo dettaglio conta perché aiuta a dare il senso del risultato. Ancona non ha ottenuto il titolo in una corsa formale o scontata. Ha convinto in una selezione vera, davanti a una giuria chiamata a valutare visione, fattibilità, originalità e capacità di lasciare un’eredità.

Ed è interessante anche il fatto che il Ministero continui a valorizzare il lavoro fatto dalle città finaliste, attraverso percorsi che servono a non disperdere i progetti costruiti durante la candidatura. Segno che il titolo va a una sola città, ma il percorso produce effetti più larghi.

Da L’Aquila a Pordenone, fino ad Ancona

Il riconoscimento ad Ancona si inserisce dentro una continuità ormai consolidata. Per il 2026 la Capitale italiana della Cultura è L’Aquila, mentre per il 2027 sarà Pordenone. Dal 2028 toccherà ad Ancona raccogliere il testimone.

Anche questo è un elemento utile per leggere la nomina nel modo giusto. Non si tratta di un premio isolato, ma di un percorso nazionale che prova a mettere al centro città diverse, con storie, fragilità e potenzialità molto differenti tra loro. In questo senso la scelta di Ancona dice qualcosa anche sul tipo di Italia culturale che si vuole raccontare nei prossimi anni.

Cosa cambia adesso per la città

La parte più interessante comincia ora. Perché tra una proclamazione e un anno da Capitale della Cultura c’è sempre una distanza da riempire. Bisogna trasformare il dossier in programmazione concreta, fare in modo che il titolo non resti uno slogan, costruire appuntamenti, collaborazioni, spazi, percorsi.

Il vero banco di prova sarà proprio questo: riuscire a far coincidere il racconto con la realtà. Tenere insieme ambizione e organizzazione. Fare in modo che il 2028 non sia soltanto una vetrina, ma un passaggio capace di lasciare qualcosa anche dopo.

Per Ancona la sfida è bella e delicata insieme. Perché la città ha un’identità forte, ma non sempre percepita fino in fondo all’esterno. E allora questa nomina può diventare una leva potente: per il turismo, certo, ma anche per il modo in cui gli stessi abitanti guardano ai propri luoghi, ai propri spazi culturali, alla propria storia.

Una vittoria che parla anche alle Marche

C’è poi un livello più ampio, che riguarda il territorio. La vittoria di Ancona ha inevitabilmente un peso anche per le Marche, che negli ultimi anni hanno già avuto una vetrina importante con Pesaro 2024. Adesso il testimone resta nella stessa regione, ma con una città diversa, una fisionomia diversa, un altro immaginario.

Questo può creare una continuità interessante. Non nel senso di una replica, ma di una crescita del racconto culturale marchigiano su scala nazionale. Ancona può portare in primo piano una visione urbana, marittima, mediterranea, e farlo in modo complementare rispetto ad altre esperienze recenti.

Il punto vero della questione

La notizia, in fondo, è semplice: Ancona è la Capitale italiana della Cultura 2028. Ma il senso della notizia è più largo. Non parla solo di una vittoria amministrativa. Parla di una città che prova a riscrivere il modo in cui viene guardata, nominata, attraversata.

Adesso il lavoro vero comincia qui. Nel passaggio dalle parole ai progetti, dalle motivazioni della giuria alla realtà quotidiana, dall’entusiasmo dell’annuncio alla tenuta di un percorso lungo due anni. E proprio lì si capirà fino in fondo quanto questa nomina potrà incidere.

Per ora, però, una cosa è certa: Ancona ha conquistato il titolo più importante del panorama culturale italiano per il 2028. E non l’ha fatto puntando soltanto sul prestigio del passato, ma sul presente e sulla possibilità di trasformarlo.

FAQ

Chi ha vinto la Capitale italiana della Cultura 2028?

Ha vinto Ancona, proclamata il 18 marzo 2026.

Come si chiama il progetto con cui Ancona ha vinto?

Il dossier vincitore si intitola “Ancona. Questo adesso”.

Quanto riceve la città vincitrice?

La città riceve 1 milione di euro per realizzare il programma culturale presentato.

Quali erano le altre città finaliste?

Le altre finaliste erano Anagni, Catania, Colle di Val d’Elsa, Forlì, Gravina in Puglia, Massa, Mirabella Eclano, Sarzana e Tarquinia.

Quando sarà Capitale italiana della Cultura Ancona?

Ancona lo sarà per tutto il 2028.