ToroMio, quando il Toro prova a diventare davvero “cosa dei tifosi”

Daniela Devecchi

ToroMio, quando il Toro prova a diventare davvero “cosa dei tifosi”

Tra le tante sigle del tifo organizzato ce n’è una che non parla solo di cori, trasferte e striscioni. ToroMio si presenta come un “progetto di partecipAzione per i tifosi del Torino FC” e mette al centro una parola precisa: partecipAzione, scritta volutamente con la “A” maiuscola. L’idea di fondo è chiara: non limitarsi a vivere il club dalla tribuna, ma provare a entrare – in qualche forma – nei luoghi in cui si decide il suo futuro.

Le origini: da un libro a un progetto strutturato

All’inizio c’è un libro: “Se vogliamo possiamo”, scritto da Luciano Cavagnero, che diventerà il presidente-fondatore dell’associazione. In quel testo prende forma il concetto di “azionariato reale diffuso”, un disegno che immagina tanti tifosi granata – soprattutto quelli con capacità di investimento – coinvolti concretamente nella proprietà del Torino e titolari ciascuno di pacchetti azionari che diano anche un ritorno economico ai sottoscrittori.

Da quell’idea nasce un primo esperimento: una raccolta di eventuali disponibilità economiche da parte dei tifosi (promesse d’investimento), che raggiunge una cifra importante, superiore al mezzo milione di euro. Una somma significativa, ma non sufficiente per incidere in modo determinante sulla governance di una società di Serie A. Il progetto è ambizioso, forse troppo per quella fase, e costringe i promotori a fermarsi, fare un bilancio, ridefinire la strategia.

La svolta arriva il 4 maggio 2010, quando 24 soci fondatori, con profili professionali diversi, costituiscono formalmente l’associazione ToroMio. L’obiettivo viene messo nero su bianco: creare le condizioni e gli strumenti che consentano alla tifoseria di partecipare in modo attivo e diretto alla vita del Torino Fc, contribuendo a rafforzarne nel tempo le prospettive economiche e sportive.

Identità e missione: cosa vuole ToroMio

ToroMio si definisce un’associazione di tifosi che mira a “partecipare alla gestione della società del Torino FC portando la tradizione che solo i tifosi sanno trasferire e consolidare”. In altri termini, l’idea è affiancare – non sostituire – il presidente in carica, portando risorse economiche in cambio di scelte condivise e, laddove possibile, di una presenza formale negli organi decisionali del club.

La mission è espressa in modo molto preciso:

  • favorire la nascita di forme di azionariato diffuso e/o popolare;
  • creare strumenti di partecipazione della tifoseria alle decisioni sul Toro;
  • rafforzare coesione e amicizia tra i tifosi;
  • difendere e rinnovare storia e tradizione granata;
  • promuovere attività sportive, culturali e sociali senza fini di lucro, anche attraverso scuole calcio, creazione di realtà polisportive e percorsi dedicati ai giovani.

Da una parte il linguaggio della passione – “Il Toro siamo noi” – dall’altra quello più tecnico di statuti, governance, enti del terzo settore: due piani che l’associazione tenta di tenere insieme, per trasformare l’emotività del tifo in un progetto strutturato.

Tre livelli di progetto: Circolo, partecipazione popolare, azionariato reale

Il cuore della visione di ToroMio che si è sviluppata dal 2012 in poi è una sorta di architettura a tre piani, che prova a mettere ordine nelle diverse forme di coinvolgimento dei tifosi che erano riscontrabili sino ad allora nella tifoseria granata.

1. Il Circolo dei Soci

Il primo livello guarda alla storia. Il Circolo dei Soci del Torino FC viene ricordato come luogo fisico e simbolico in cui, per decenni, tanti tifosi, soprattutto imprenditori e professionisti granata, fungevano da “consulta” della società, punto di contatto fra club e città. Oggi quell’esperienza originaria sopravvive in un’associazione che in effetti, a differenza del passato, non detiene quote del Torino Fc in quanto, nonostante le richieste, nulla si è ottenuto con la nuova presidenza.

ToroMio in un certo senso si è proposto in questi anni come nucleo di persone in grado di rilanciare quello spirito ma con l’intento di renderlo più allargato ed inclusivo: un circolo soci moderno, capace di offrire competenze, idee e, quando possibile, sostegno economico alla dirigenza granata.

2. La partecipazione popolare

Il secondo gradino, che è poi quello dove negli ultimi anni si è più concentrata l’azione di ToroMio, è la partecipazione popolare, che non riguarda solo i grandi investitori ma la base larga composta da tutti i tifosi. Il modello di riferimento è quello di alcuni club europei – il Bayern Monaco viene spesso citato – in cui un’associazione sportiva composta di numeri molto importanti detiene la maggioranza o comunque una quota più o meno significativa delle azioni del Club.

In questo momento secondo ToroMio ciò che soprattutto manca, a Torino e in Italia, è proprio una tifoseria che si strutturi di modo da essere numerosa, ben rappresentata, costruttiva e incidente.

In chiave granata, il progetto avanzato da ToroMio immagina un ente senza scopo di lucro, una vera e propria casa comune dei tifosi granata, capace di esprimere numeri e risorse importanti che possano portarlo, in prospettiva, a poter acquisire una partecipazione nel Torino Fc fino magari poi a diventare anche un soggetto riconosciuto nella governance.

 Tra gli obiettivi, spiccano:

  • garantire una presenza dei tifosi nella compagine azionaria ma comunque in concreto rilevante ed incidente nei rapporti con il Club granata e le istituzioni;
  • rafforzare il legame tra club e tessuto sociale;
  • promuovere iniziative sportive, culturali e ricreative legate al mondo Toro con il fine di custodire la tradizione e l’identità granata;
  • sviluppare, in prospettiva, una sorta di “Città dello sport nell’area che comprende Filadelfia, Parco Olimpico e impianti limitrofi in chiave anche polisportiva;
  • dare nuovo impulso al settore giovanile, anche in collaborazione con scuole e istituzioni del territorio.

3. L’azionariato reale diffuso

Il terzo livello, in qualche modo collegato all’idea primigenia dell’’“Azionariato Reale Diffuso” e volto ad allargare la base delle risorse disponibili al Club, viene riassunto nel progetto “Mondo Granata S.p.A.”, una società finanziaria pensata come polmone economico a servizio del mondo Toro.

Nelle intenzioni, Mondo Granata dovrebbe:

  • raccogliere gli investimenti di tifosi, imprenditori e altri soggetti interessati;
  • indirizzare tali risorse sia verso quote del Torino Fc, sia verso attività economiche collegate;
  • utilizzare gli utili generati per sostenere nel tempo la società calcistica.

Il club verrebbe così interpretato come piattaforma di relazioni e marketing a beneficio di un gruppo più ampio di imprese, che in cambio fornirebbero stabilità economica al Toro. In questa visione non manca una dimensione sociale: l’eventuale crescita della società finanziaria viene legata alla possibilità di creare posti di lavoro e, in un futuro non escluso a priori, a un’ipotetica quotazione in Borsa.

Dalla curva al Parlamento: la proposta di legge ToroMio-NOIF

La voglia di formalizzare il ruolo dei tifosi non resta confinata all’area granata. Una parte importante dell’attività di ToroMio ruota attorno a una proposta di legge “ToroMio-NOIF” a prima firma del Capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari ma sottoscritta anche dall’Onorevole Mauro Berruto del Partito Democratico, che porta il tema della partecipazione popolare nel calcio all’interno del dibattito istituzionale nazionale.

Il testo viene presentato in ambito universitario nel 2017 e porta la firma di alcuni soci dell’associazione. Attorno alla proposta si costituisce il comitato “Nelle origini il futuro” (NOIF), che mette insieme realtà di tifosi organizzati di diverse città italiane e anche di un club straniero particolarmente sensibile al tema della proprietà condivisa, l’Athletic Club di Bilbao. Presidente di tale comitato nazionale, non a caso, è un componente di ToroMio, Massimiliano Romiti.

La proposta entra poi negli anni successivi nel percorso della riforma dello sport e nel 2023 approda alla Camera dei deputati. Dopo vari passaggi e modifiche, viene approvata nella primavera del 2024 con un consenso molto largo, che unisce forze politiche diverse. In sintesi, la proposta di legge punta a riconoscere e promuovere gli “enti di partecipazione popolare”, cioè associazioni di tifosi che, città per città, possano detenere una quota del club di riferimento e costruire una partnership strutturata con le società sportive.

Il testo approvato alla Camera, giunto oggi a un passo dalla definitiva approvazione al Senato, ha però suscitato recentemente la riapertura di grandi discussioni sul tema della partecipazione popolare tra i soggetti operanti nel mondo del calcio e dello sport, discussioni che ne hanno frenato al momento l’iter. Ma si auspica che la situazione a breve possa sbloccarsi in senso positivo per le aspirazioni dei tifosi.

In questo passaggio ToroMio comunque smette di parlare solo di Torino FC: diventa laboratorio nazionale di un nuovo modo di intendere il legame tra calcio, tifosi e istituzioni.

La dimensione culturale: Biblioteca Granata, Salone del Libro, memoria

Accanto ai progetti di natura più giuridica e finanziaria, ToroMio coltiva con cura una forte dimensione culturale.

Un tassello centrale è la Biblioteca Granata, un archivio librario dedicato al Torino e al suo universo: centinaia di titoli, suddivisi per categorie, che raccontano la storia del club, dei suoi protagonisti, dei luoghi simbolo, del tifo, del Grande Torino. Non si tratta solo di un elenco di libri, ma di un vero e proprio presidio di memoria, costruito nel tempo con la collaborazione di autori, editori, associazioni di quartiere e appassionati.

Questa vocazione culturale trova un palcoscenico importante nel Salone Internazionale del Libro di Torino. Nel 2024 e nel 2025, ToroMio è presente con uno stand interamente dedicato ai libri sul Toro, realizzato insieme alla Biblioteca Granata: due edizioni in cui vengono presentati nuovi titoli, organizzati incontri con scrittori, giornalisti, ex calciatori, curatori di archivi storici. Nel corso di una sola edizione vengono venduti oltre 700 volumi, segno di un interesse che va oltre la nicchia del tifo strettamente inteso.

Un altro elemento significativo è il Premio “Gian Carlo Bonetto”, dedicato a una figura storica del movimento granata, già presidente del Circolo Soci e della Fondazione Stadio Filadelfia. Il premio è destinato a personalità di chiara fede granata che abbiano incarnato in modo positivo, nella propria vita pubblica, i valori del Toro.

Negli ultimi anni il riconoscimento è stato attribuito, tra gli altri, a:

  • Susanna Egri, coreografa e figlia dell’allenatore del Grande Torino Erno Egri Erbstein;
  • Giancarlo Caselli, magistrato protagonista di alcune delle pagine più delicate della storia giudiziaria italiana;
  • Lorenzo Sonego, tennista di alto livello internazionale;
  • Willie Peyote, cantautore torinese, premiato anche per aver portato il simbolo granata su palcoscenici molto visibili.

La scelta dei premiati restituisce un’idea ampia di granatismo, che non si limita alle figure interne al mondo del calcio ma abbraccia cultura, musica, diritti, impegno civile.

Una mappa granata: sede, relazioni, linguaggio

ToroMio ha una sede in via Filadelfia 29/D, indirizzo che da solo evoca un universo: il quartiere del Filadelfia, la Fondazione che ne tutela l’eredità, i club storici, le associazioni che preservano la memoria del Grande Torino. Intorno si muove una fitta rete di interlocutori: altre realtà del tifo organizzato, associazioni culturali, enti territoriali, soggetti legati al settore giovanile e alle attività sportive di base.

Il linguaggio che attraversa documenti e iniziative è coerente: da una parte parole come “partecipazione”, “responsabilità”, “valori sociali e sportivi”, “tradizione”; dall’altra un lessico tecnico fatto di “statuto”, “ente non profit”, “governance”, “società finanziaria”. L’impressione è quella di un tentativo di tradurre la passione in struttura, di far sì che l’energia del tifo trovi sbocco in strumenti concreti.

Ritratto d’insieme

Guardando complessivamente l’universo costruito attorno a ToroMio, si delinea il profilo di un’associazione che:

  • elabora un progetto di lungo periodo per inserire i tifosi nella proprietà e nella governance del club;
  • prova a tenere insieme circolo di notabili, base popolare e investitori;
  • porta il discorso della partecipazione fino ai livelli legislativi nazionali;
  • coltiva una dimensione culturale continuativa, fatta di libri, memoria, eventi, premi.

Senza toni trionfalistici, emerge anche la consapevolezza di un cammino complesso, per tappe, che richiede tempo, consenso, cambiamenti culturali e disponibilità economiche. Nulla è dato per scontato: né l’apertura della società, né la compattezza del tifo su un progetto così strutturato.

Dentro questa complessità, ToroMio appare come un laboratorio di partecipazione: uno spazio in cui il tifo prova a farsi cittadinanza, a darsi norme, a costruire strumenti. Un luogo dove la frase “Il Toro siamo noi” smette di essere soltanto uno slogan di curva e tenta di prendere, almeno in parte, la forma concreta di una condivisione reale del destino del club.