Prima di vedere bottiglie, etichette e premi, qui c’è una fotografia semplice: campi di ulivi a nord di Bari, tra Giovinazzo, Molfetta e Terlizzi, e una famiglia che li cura dal 1878. È da lì che parte il mondo di Olio Ciccolella: circa 8000 piante di Coratina e Ogliarola barese, due cultivar simbolo della Puglia, che diventano il centro di tutto.
Nel racconto aziendale gli ulivi vengono prima del frantoio, prima del marchio, prima del prodotto finito. Per oltre quattro generazioni, la famiglia si è occupata di potare, raccogliere, aspettare. All’inizio il risultato di tanto lavoro era un olio chiamato “oro giallo”, ottenuto con le tradizionali macine in pietra. Oggi quel patrimonio agricolo è passato di mano in mano fino a Giuseppe Ciccolella, che guida l’azienda affiancando alla tradizione una gestione dichiaratamente tecnologica e contemporanea.
Dal campo alla bottiglia: una “cultura dell’olio”
Chi guarda solo il lato commerciale vede un produttore di olio extravergine di oliva di qualità superiore. Dietro, però, c’è una visione che viene raccontata come una vera e propria “cultura dell’olio”.
L’idea è questa:
le conoscenze della tradizione olearia pugliese – tempi di raccolta, cura degli alberi, rispetto delle cultivar – vengono intrecciate con le tecniche moderne di estrazione e conservazione.
L’olio viene descritto come frutto di un lavoro che parte in campo e si chiude in frantoio, senza intermediari: solo olive dell’azienda, gestite internamente dalla raccolta all’imbottigliamento. Non si parla solo di gusto, ma di proprietà organolettiche, profumi, colore, sensazioni in bocca, con un’attenzione particolare a tutto ciò che ruota attorno alla Coratina – varietà ricca di polifenoli, considerata quasi “nutraceutica” per l’alto contenuto di sostanze antiossidanti.
Sul fronte tecnico emergono alcuni punti chiave:
- l’olio è 100% italiano, prodotto da cultivar autoctone;
- la spremitura è a freddo, con una temperatura dichiarata di 22–23 gradi, al di sotto dei 27 consentiti per legge: una scelta pensata per preservare profumi e nutrienti;
- la filtrazione avviene a poche ore dalla raccolta, per mantenere il profilo più pulito possibile.
Il risultato, nelle intenzioni, è un extravergine che deve raccontare non solo il territorio, ma anche un certo modo di lavorare: controllato, coerente, costante nel tempo.
Una famiglia, una missione dichiaratamente “green”
C’è una frase che ritorna come filo rosso:
“Non ereditiamo la terra dai nostri antenati, la prendiamo in prestito dai nostri figli.”
È la sintesi della filosofia ambientale che l’azienda rivendica. Prima di definirsi produttori di olio, qui ci si definisce “osservatori della natura”. L’idea di sostenibilità non viene trattata come etichetta astratta, ma come una serie di scelte operative:
- dal 2021 l’azienda è diventata completamente biologica, adottando pratiche agricole orientate al rispetto dell’ambiente;
- il frantoio funziona grazie a un impianto fotovoltaico che copre il fabbisogno energetico per buona parte dell’anno; nei mesi di molitura, quando i consumi salgono, viene acquistata energia rinnovabile per integrare;
- gli scarti di produzione – sanse, foglie, residui – vengono riutilizzati in campo come concime organico, chiudendo il cerchio tra trasformazione e agricoltura;
- il packaging punta a essere plastic free: bottiglie in vetro riciclabile, tappi in alluminio, eliminazione della plastica dai processi.
La sostenibilità, quindi, non è ridotta al solo bollino biologico, ma entra anche nella forma con cui l’olio viene presentato e spedito, con un’attenzione esplicita al tema dei materiali.
Coratina, Ogliarola e dintorni: una geografia di sapori
Il cuore agronomico di Olio Ciccolella è la coppia Coratina – Ogliarola barese. Da queste due cultivar nascono i diversi “caratteri” dell’olio di casa:
monocultivar intensi, proposte più delicate, blend bilanciati.
Le principali linee di prodotto si muovono su questo asse:
- Coppadoro, monovarietale di Coratina, dal profilo energico e con sentori di erba appena tagliata, mandorla e carciofo;
- Faresse, monovarietale di Ogliarola barese, più morbido e amabile, con rimandi a mandorla, banana, mela gialla;
- Zurlo, blend di Coratina e Ogliarola, pensato come equilibrio tra intensità e rotondità;
- una serie di oli biologici e a denominazione, come Organic Cru, Cru di Puglia IGP Bio, Fuara Bio e Cagnara DOP Terra di Bari – Bitonto Bio
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Accanto a questi oli “di carattere” ci sono anche specialità che ampliano l’universo del marchio: aromatizzati bio, sottoli all’olio extravergine, taralli, fino ai “orci” in ceramica pensati come contenitori-regalo.
Il rischio, in casi così strutturati, sarebbe quello di perdere il filo. Qui, però, la narrazione prova a tenere sempre lo stesso punto: ogni deviazione – dal cioccolatino all’orcio colorato – nasce dall’olio, non il contrario.
Gli “orci” e l’idea del ricordo
Una sezione a parte è dedicata agli orci di ceramica, trattati quasi come piccoli personaggi. Ogni orcio ha un nome – Dolcezza, Fantasia, Armonia, Intensità, Energia – e ospita un blend di Coratina e Ogliarola. L’olio, in questo caso, diventa dono, bomboniera, oggetto che deve restare anche a bottiglia vuota.
C’è poi una serie di orci da 100 ml con nomi che evocano momenti di una giornata in campagna: Il Cantagallo, La Polla, La Ricolta, La Papilla. È un modo per trasformare il contenitore in racconto: dal canto del gallo alla raccolta delle olive, fino al momento dell’assaggio, quando le papille gustative sono “in festa”.
Qui si vede con chiarezza il tentativo di unire funzione e simbolo: da un lato l’olio da portare a tavola, dall’altro un oggetto che resta in casa come memoria tangibile di un certo tipo di esperienza.
Il frantoio come luogo da vivere
Olio Ciccolella non si limita a presentarsi come produttore: invita esplicitamente a “vivere una giornata nel frantoio”.
L’idea è quella di aprire le porte a chi vuole vedere da vicino come nasce l’olio: dai campi al ciclo di lavorazione, fino agli assaggi guidati. È la prosecuzione naturale della filosofia di partenza: se “la terra è maestra”, la visita diventa una sorta di lezione dal vivo, in cui si ascolta la storia dell’azienda, ma soprattutto si entra in contatto con il modo in cui vengono gestite cultivar, frantoio, imbottigliamento.
Non è solo turismo oleario: è anche un modo per dare un volto alla figura di Giuseppe Ciccolella, presentato non come proprietario distante ma come presenza in campo, impegnata in prima persona nelle diverse fasi di produzione.
Una firma riconoscibile nel panorama pugliese
Mettendo insieme tutti i tasselli – la storia che parte nel 1878, la scelta del biologico, la centralità della Coratina, l’attenzione al packaging, gli orci, le esperienze in frantoio – emerge un’identità piuttosto netta.
Olio Ciccolella si posiziona come realtà che punta in alto sulla qualità dell’extravergine e sulla narrazione del territorio di Bari nord, senza rinunciare a un’estetica contemporanea. La tradizione non viene proposta come immagine ferma in bianco e nero, ma come qualcosa che continua a muoversi: negli impianti fotovoltaici, nei formati innovativi, nei percorsi di degustazione.
In fondo, il messaggio è semplice: l’olio non è solo un ingrediente. È il risultato di una catena di scelte, dal modo in cui si guarda un ulivo al tipo di luce che entra in frantoio. Qui quella catena ha preso il nome di una famiglia e di un luogo preciso, e continua a intrecciare radici antiche e sguardo lungo.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






