In un angolo del Salento, lontano dai grandi poli editoriali, c’è una casa editrice che ha scelto come bussola una formula semplice e impegnativa: “scritture dal mondo”. È Besa Muci Editore, un progetto che ha fatto dell’altrove il proprio centro, portando in italiano voci, storie e immaginari che spesso restano ai margini dei cataloghi più mainstream.
Una casa editrice nata ai margini per guardare lontano
Besa Muci nasce a metà degli anni Novanta, in una città del Sud, con un’idea chiara: radici nel territorio, sguardo internazionale. Non è una sigla locale che pubblica solo autori della propria zona; al contrario, usa questa posizione un po’ periferica per cercare scritture che vivono su altri margini:
- i confini fragili e tormentati dei Balcani,
- il mosaico di popoli, lingue e religioni del Mediterraneo,
- la vitalità, spesso contraddittoria, del mondo ispanico,
- le voci italiane che non rientrano nei percorsi più battuti.
L’idea di fondo è colmare un vuoto: andare dove i riflettori editoriali di solito non arrivano e trasformare quella “periferia” in un centro narrativo.
Le collane come geografie narrative
Il catalogo di Besa Muci è organizzato in collane che sembrano mappe. I titoli delle serie evocano movimenti, incontri, direzioni: incroci, passaggi, orizzonti, entropie, nuove lune.
Si possono riconoscere, a grandi linee, alcune traiettorie:
- collane dedicate alla narrativa balcanica, con romanzi e raccolte che raccontano il dopo-guerra, le fratture etniche, il quotidiano di paesi che hanno dovuto reinventarsi in fretta;
- spazi riservati alle letterature mediterranee, dal Nord Africa al Vicino Oriente, con storie di mare, migrazioni, città contese, famiglie sospese tra più lingue;
- serie rivolte al mondo ispanico, tra realismo urbano, memoria politica e sperimentazioni linguistiche;
- percorsi che valorizzano autori italiani legati ai temi del confine, della contaminazione, dell’identità in transito.
Ogni collana ha un taglio grafico riconoscibile, ma soprattutto una linea narrativa: chi entra in quel segmento di catalogo sa che troverà libri che dialogano tra loro, anche se arrivano da paesi e lingue diverse.
Il lavoro sulle traduzioni: dare voce senza tradire
Al centro del progetto di Besa Muci c’è la traduzione. Non come semplice passaggio tecnico, ma come atto di mediazione culturale.
La scelta degli autori non è casuale: spesso si tratta di scrittori affermati nei loro paesi, mai tradotti in italiano, oppure di voci nuove che raccontano realtà difficili da intercettare con gli strumenti abituali del mercato editoriale.
La casa editrice costruisce nel tempo una rete di traduttori specializzati in lingue e aree precise: albanese, macedone, serbo, croato, bosniaco, greco, spagnolo, catalano, portoghese, arabo e altre ancora. Il lavoro è duplice:
- da un lato, restituire la specificità delle lingue di partenza, senza appiattire le differenze;
- dall’altro, trovare un italiano leggibile e vivo, che non suoni mai artificioso.
L’obiettivo è far sì che il lettore si accorga di star leggendo una letteratura “altra” per temi e sensibilità, non perché inciampa continuamente in una lingua che non respira.
Tra narrativa, saggistica e letteratura per ragazzi
Anche se il cuore è la narrativa, il catalogo di Besa Muci non si ferma lì. Nel tempo si affacciano:
- saggi brevi e testi ibridi che esplorano nodi politici, storici, sociali legati alle aree di riferimento (Balcani, Mediterraneo, migrazioni);
- libri che oscillano tra reportage narrativo e memoir, dove la voce autoriale racconta in prima persona luoghi di conflitto o passaggi biografici segnati dall’esilio e dallo sradicamento;
- una sezione dedicata a bambini e ragazzi, nella quale l’altrove diventa racconto illustrato, avventura, fiaba contemporanea.
In questo modo, il tema centrale – lo sguardo sull’altro, sul diverso, sul lontano – viene declinato per fasce d’età e generi diversi, dalla scuola alle letture adulte.
Un radicamento meridionale, uno sguardo planetario
Un aspetto interessante di Besa Muci è il suo radicamento nel Sud Italia. La scelta di restare in una città del Salento non è solo una questione logistica: è quasi una dichiarazione poetica. Da una parte ci sono gli ulivi, il mare, la luce obliqua del Mediterraneo; dall’altra, gli scaffali pieni di libri arrivati da città lontane: Tirana, Sarajevo, Atene, Istanbul, Buenos Aires.
Questo doppio movimento – radici locali e sguardo planetario – si riflette anche nella partecipazione a festival, incontri, presentazioni in cui la casa editrice porta regolarmente autori stranieri a dialogare con lettori italiani, spesso in contesti decentrati rispetto ai grandi saloni.
Ritratto d’insieme
Se si mette in fila tutto questo, Besa Muci Editore appare come:
- una casa editrice di progetto, con un’idea forte e riconoscibile,
- un ponte tra lingue e culture, con particolare attenzione ai Balcani, al Mediterraneo e al mondo ispanico,
- un luogo che usa la traduzione come strumento per ridurre distanze e rimettere al centro le zone periferiche del mondo,
- un soggetto che prova a dare cittadinanza, nello spazio del libro, a storie che raramente troverebbero posto altrove.
Senza i toni della celebrazione, il messaggio che passa è semplice e potente: la letteratura diventa uno spazio in cui l’“altro” smette di essere solo notizia, stereotipo, emergenza, e torna a essere ciò che è sempre stato, quando qualcuno si prende la briga di ascoltarlo davvero: una voce che racconta la propria vita, il proprio luogo, il proprio tempo.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






