Medico gettonista: chi è, come lavora e perché un dottore a Frosinone ha guadagnato 35 mila euro in un mese

Daniela Devecchi

Medico gettonista: chi è, come lavora e perché un dottore a Frosinone ha guadagnato 35 mila euro in un mese

Un medico ultrasettantenne, pagato tramite cooperativa, che nel solo gennaio 2026 lavora circa 442 ore, copre più di trenta turni da dodici ore negli ospedali della provincia di Frosinone e arriva a un compenso di oltre 35 mila euro lordi in un mese.

La vicenda, finita al centro del dibattito politico regionale, ha fatto parlare di “medico gettonista d’oro”. Un consigliere dell’opposizione ha annunciato un’interrogazione urgente e un esposto all’Ispettorato del lavoro e ai Nas, chiedendo di verificare il rispetto dei limiti sull’orario di servizio e sulla sicurezza delle cure, e sottolineando lo scarto enorme tra quella cifra e lo stipendio di un medico ospedaliero strutturato.

Per dare un’idea delle proporzioni: un dirigente medico dipendente del Servizio sanitario nazionale, neoassunto, si aggira attorno ai 3 mila euro netti al mese, arrivando a circa 4 mila euro per i profili più anziani. Il gettonista di Frosinone, in un solo mese, avrebbe incassato quasi l’equivalente di un anno di retribuzione di un collega assunto a tempo indeterminato.

La Asl di Frosinone ha difeso le sue scelte parlando di una situazione eccezionale: organici insufficienti, concorsi andati deserti, picco influenzale, turni difficili da coprire e la necessità di garantire comunque l’apertura dei pronto soccorso, in attesa dell’avvio di una nuova gara per i servizi di emergenza-urgenza. Il compenso viene definito come importo lordo, quindi prima di tasse e contributi, e inserito in un contesto in cui – sostiene l’azienda – l’alternativa sarebbe stata ridurre o sospendere i servizi.

Medico gettonista, chi è e come lavora

Nel linguaggio comune, il medico gettonista è il professionista che lavora in ospedale senza essere dipendente del Servizio sanitario, ma tramite cooperative, appalti di servizi o incarichi a partita Iva. È una figura che fa soprattutto da tappabuchi nei punti più fragili del sistema: pronto soccorso che faticano a coprire i turni, reparti di anestesia e rianimazione, strutture periferiche dove nessuno vuole andare, realtà in cui la carenza di organico è diventata cronica.

Nelle intenzioni del legislatore il medico gettonista è una soluzione temporanea per fronteggiare una “grave carenza di personale”. Non sostituisce il concorso pubblico né il contratto stabile: arriva quando gli altri canali di reclutamento non hanno funzionato, o non in tempi compatibili con le esigenze del reparto.

Il perimetro di questa figura è stato disegnato dall’articolo 10 del decreto-legge 34/2023 e dal decreto del Ministero della Salute del 17 giugno 2024, che ha approvato le linee guida nazionali per l’affidamento a terzi di servizi medici e infermieristici. Le regole dicono che il ricorso ai gettonisti deve essere eccezionale e residuale, ammesso solo in caso di necessità e urgenza, per un periodo massimo di 12 mesi, senza proroghe standard e con l’obbligo per l’azienda sanitaria di dimostrare di aver prima tentato concorsi, graduatorie, mobilità e altre soluzioni ordinarie.

Sulla carta, quindi, il medico gettonista è un paracadute da aprire solo quando non ci sono alternative. Nella pratica, in molte realtà, è diventato un pezzo strutturale dell’organico.

Quanto può guadagnare un medico gettonista

Il decreto del 2024 ha fissato dei tetti ai compensi. Per i medici, il prezzo massimo che le aziende sanitarie possono riconoscere tramite le cooperative è di 85 euro lordi l’ora nei pronto soccorso e in anestesia/rianimazione, e di 75 euro lordi l’ora negli altri servizi medici. Per il personale infermieristico i limiti sono più bassi: 28 euro l’ora in pronto soccorso e 25 euro l’ora negli altri reparti.

Sono cifre pensate per frenare le gare al rialzo viste negli ultimi anni, quando alcune strutture, pur di trovare qualcuno disponibile a coprire i turni, avevano accettato tariffe molto superiori.

In parallelo, le linee guida ricordano che anche per i medici a gettone valgono i vincoli generali su orari e riposo: in media 48 ore di lavoro alla settimana e almeno 11 ore consecutive di riposo tra un turno e l’altro.

Il caso del dottore di Frosinone è esplosivo proprio perché incrocia tutti questi temi. Arrivare a 442 ore di lavoro in un mese significa sfiorare, sulla carta, l’equivalente di un doppio tempo pieno. È un volume di attività che pone un problema di compatibilità con le regole, ma anche di tenuta fisica e mentale del professionista, con inevitabili ricadute sulla sicurezza delle cure.

Perché un medico gettonista può arrivare a 35 mila euro in un mese

Dal punto di vista economico il meccanismo è piuttosto lineare. Più turni si concentrano in poco tempo, più il compenso sale. Se un incarico prevede una tariffa vicina al tetto massimo, ad esempio 80–85 euro lordi l’ora in pronto soccorso, e il medico copre molte notti, festivi e turni particolarmente lunghi, il totale lievita rapidamente.

Nel caso di Frosinone, il dato che colpisce è l’insieme: età avanzata, numero di ore, importo finale. Non è solo la cifra a far discutere, ma il modello che la rende possibile.

Il medico a gettone, rispetto a un collega strutturato, accetta una maggiore incertezza contrattuale in cambio di una remunerazione più alta e di una certa libertà nel decidere dove e quanto lavorare. Per le aziende sanitarie, invece, l’utilizzo di personale esterno permette di coprire rapidamente i buchi in organico, ma a costi superiori e con il rischio di avere équipe meno stabili, più frammentate, con professionisti che ruotano spesso tra strutture diverse.

Le autorità di controllo e i limiti del sistema

Negli ultimi anni il fenomeno dei medici gettonisti è finito sotto la lente di Corte dei conti, Ministero della Salute e Autorità nazionale anticorruzione.

La Corte dei conti ha più volte richiamato l’attenzione sull’aumento della spesa legata alle esternalizzazioni in sanità, mettendo in guardia contro il rischio che i gettonisti diventino la soluzione di comodo per non affrontare la riorganizzazione strutturale dei servizi. Il Ministero ha risposto con le linee guida, che limitano durata e caratteristiche degli affidamenti e chiedono una motivazione puntuale per ogni ricorso a personale esterno. L’Anac ha evidenziato come, in diversi appalti, l’uso di cooperative rischi di sconfinare in una somministrazione di manodopera mascherata, quando i medici esterni vengono inseriti nei turni e nelle gerarchie interne esattamente come i dipendenti.

Sul fronte operativo, il ministro Orazio Schillaci ha reso noto che i Nas hanno intensificato i controlli su liste d’attesa, intramoenia e utilizzo di personale a gettone, con numerose segnalazioni alle procure e alla stessa Corte dei conti. Il segnale, almeno nelle intenzioni, è quello di voler chiudere la stagione dei gettoni facili.

Il laboratorio Sardegna e gli ospedali appesi ai gettoni

Mentre il Lazio fa i conti con il caso del medico da 35 mila euro, la Sardegna prova a sperimentare l’uscita graduale dalla dipendenza dai gettonisti. La giunta regionale ha annunciato lo stop progressivo ai contratti a gettone: prima l’uscita dei professionisti che seguono i codici minori in pronto soccorso, poi, entro giugno 2026, il phase-out di quelli che coprono i codici maggiori.

In parallelo sono stati banditi concorsi – per esempio per 44 posti di medici dell’emergenza – che però hanno raccolto un numero di domande solo di poco superiore ai posti disponibili. È un segnale chiaro di quanto sia difficile rendere attrattive alcune destinazioni, alcuni ruoli e alcuni carichi di lavoro.

La presidente Alessandra Todde ha parlato esplicitamente della necessità di trovare soluzioni strutturali: concorsi, incentivi per le sedi più disagiate, riorganizzazione della rete ospedaliera. Sullo sfondo resta la stessa domanda che riguarda Frosinone e molte altre realtà: come garantire turni e servizi senza restare appesi ai gettoni.

La vera storia dietro il medico gettonista “d’oro”

In superficie, la storia del medico gettonista ultrasettantenne che guadagna oltre 35 mila euro in un mese è perfetta per indignare. Ma il punto non è solo la paga di un singolo dottore.

Dietro quel caso c’è un sistema che vive una contraddizione continua. Da un lato, lo Stato e le autorità di controllo cercano di ridurre e regolamentare il fenomeno con tetti, linee guida, controlli e limiti sempre più stringenti. Dall’altro, molti pronto soccorso, soprattutto nelle aree periferiche e nelle regioni più in difficoltà, continuano a reggersi anche grazie ai medici a gettone, perché i concorsi vanno deserti, i giovani scappano da certe specialità e la medicina d’urgenza viene percepita come poco sostenibile.

Il caso di Frosinone mostra il paradosso: più il sistema prova a chiudere l’epoca dei gettoni, più gli ospedali che non riescono a reclutare personale stabile rischiano di rimanere scoperti. Finché questa forbice non si chiuderà – con assunzioni stabili, organizzazione diversa del lavoro e condizioni accettabili per chi sta in corsia – la figura del medico gettonista resterà il simbolo di una sanità pubblica che corre ogni giorno sul filo dell’emergenza.