Don Enrico Triminì, 68 anni, parroco di Bianzè e Tronzano Vercellese, è stato trovato senza vita nella sua canonica. Una morte improvvisa, arrivata nel cuore della notte, che ha lasciato sotto choc le comunità a cui da anni dedicava il suo ministero.
Non c’è stata sirena che avvisasse, nessuna lunga malattia conosciuta dai fedeli. Solo la notizia secca, diffusa dalla diocesi di Vercelli: don Enrico se n’è andato all’improvviso, lasciando un vuoto reale negli altari che serviva e nelle persone che lo cercavano per un consiglio, una confessione, una parola nei momenti difficili.
La morte improvvisa in canonica
Il corpo di don Enrico è stato trovato nella canonica in cui viveva, tra le parrocchie di cui era responsabile. Il decesso è avvenuto nella notte tra domenica e lunedì, 8 e 9 marzo, e tutto lascia pensare a una morte improvvisa.
Le prime informazioni diffuse parlano di un sacerdote che, la sera precedente, aveva svolto normalmente il suo servizio, tra messe, impegni pastorali e incontri. Poi il silenzio della notte, la mancata risposta alle prime chiamate del mattino, l’allarme. Quando qualcuno è entrato in canonica, non c’era più nulla da fare.
Le cause della morte non sono ancora state rese note in modo dettagliato. Si parla di un malore improvviso, di una scomparsa non legata a fatti di cronaca nera, ma saranno gli accertamenti a definire con precisione cosa sia successo in quelle ore. La diocesi ha invitato fin da subito alla discrezione e alla preghiera, chiedendo di rispettare la famiglia e le comunità colpite.
Chi era don Enrico Triminì
Dietro il titolo di parroco di Bianzè e Tronzano c’era una storia lunga di ministero e servizio. Don Enrico Triminì aveva 68 anni e apparteneva alla diocesi di Vercelli, la chiesa eusebiana. Nel corso degli anni aveva guidato più parrocchie del territorio, diventando un volto molto conosciuto non solo in un paese, ma in un’area intera.
Negli ultimi tempi, oltre a essere parroco di Bianzè e Tronzano Vercellese, era indicato anche come reggente di Saluggia e Sant’Antonino di Saluggia, realtà dove aveva lavorato a lungo e a cui era rimasto legato. In un precedente riassetto delle comunità pastorali, gli era stato affidato un ruolo centrale nella zona, con la responsabilità di più parrocchie e di un numero importante di fedeli da seguire.
La sua formazione non era solo quella ordinaria del seminario. Aveva frequentato anche l’Istituto di Liturgia Pastorale “Santa Giustina” di Padova, approfondendo la dimensione liturgica del ministero. Una passione che molti gli riconoscevano: cura delle celebrazioni, attenzione ai segni, desiderio di far capire che la messa non è solo un rito da “sbrigare”, ma il cuore della vita cristiana.
Sui social, nel suo profilo personale, si descriveva semplicemente come “sacerdote”, collocando la propria vita tra Saluggia e il Vercellese. Poche parole, nessuna esposizione sopra le righe: il ritratto di un prete che preferiva il lavoro quotidiano, spesso nascosto, ai riflettori.
Il legame con Bianzè, Tronzano, Saluggia e Sant’Antonino
Se oggi il dolore si allarga a tutta la diocesi, ci sono quattro comunità che sentono questa perdita in modo ancora più diretto: Bianzè, Tronzano Vercellese, Saluggia e Sant’Antonino di Saluggia.
A Bianzè e Tronzano, don Enrico era il parroco “di casa”: il prete che battezzava, celebrava matrimoni, preparava i ragazzi alla Cresima, accompagnava i funerali. Quello che si trovava in sacrestia prima della messa, che ti fermava sul sagrato per chiederti come stavi davvero, che bussava alle famiglie quando c’era da portare una parola di vicinanza.
A Saluggia e Sant’Antonino, dove aveva svolto il suo ministero per anni, era rimasto una presenza di riferimento anche dopo i cambi di incarico. In molti lo ricordano come un sacerdote disponibile, capace di ascoltare e di tenere insieme comunità diverse, in un territorio non semplice, fatto di piccoli paesi, consuetudini radicate e una pratica religiosa che cambia nel tempo.
In queste ore, dalle parrocchie arrivano i primi ricordi: qualcuno parla delle sue omelie, qualcun altro delle visite agli ammalati, altri ancora delle discussioni, a volte anche vivaci, su come tenere viva la vita comunitaria. La morte improvvisa lascia sospese tante domande e tanti progetti che forse aveva ancora in mente per le sue comunità.
Il dolore della diocesi e le parole dell’arcivescovo
La notizia della morte di don Enrico è stata diffusa dalla diocesi di Vercelli con un comunicato ufficiale firmato dall’arcivescovo Marco Arnolfo. Nella nota, la diocesi parla di una “improvvisa scomparsa” e invita tutte le comunità a unirsi nella preghiera per il sacerdote e per le parrocchie che restano senza il loro pastore.
Il tono è quello del lutto condiviso: non solo un prete in meno, ma una parte della storia recente della chiesa eusebiana che si interrompe. L’arcivescovo esprime il proprio cordoglio e quello dell’intero presbiterio, sottolineando il servizio svolto da don Enrico in anni di ministero, tra cambi di incarichi, nuove comunità pastorali e un territorio in evoluzione.
In attesa di definire gli aspetti pratici – la guida temporanea delle parrocchie, le celebrazioni, l’organizzazione futura – la priorità, per queste ore, resta quella di accompagnare il dolore, lasciare spazio al ricordo e alla gratitudine di chi lo ha conosciuto.
L’attesa per funerali e saluto delle comunità
Nei giorni successivi alla sua morte, le comunità di Bianzè, Tronzano, Saluggia e Sant’Antonino attendono di conoscere data, orario e luogo delle esequie. Sarà il momento in cui fedeli, confratelli sacerdoti, amici e semplici conoscenti potranno ritrovarsi per un ultimo saluto.
È probabile che la celebrazione principale venga presieduta dall’arcivescovo e che partecipino delegazioni da tutte le parrocchie in cui don Enrico ha operato. Per molti sarà l’occasione per dire grazie, per affidare alla preghiera un prete che ha trascorso una vita a occuparsi degli altri, spesso lontano dai riflettori.
Nel frattempo, in più chiese del Vercellese, sono già state organizzate messe di suffragio, rosari e momenti di raccoglimento. Piccoli segni, ma concreti, di una comunità che, davanti alla morte di un proprio sacerdote, si stringe e si riconosce unita.
FAQ
Quanti anni aveva don Enrico Triminì quando è morto?
Don Enrico Triminì aveva 68 anni al momento della morte. Era da tempo sacerdote della diocesi di Vercelli e negli ultimi anni guidava più parrocchie del Vercellese.
Dove è stato trovato morto don Enrico Triminì?
È stato trovato morto in canonica, nella struttura dove viveva e da cui seguiva le parrocchie affidate alla sua cura pastorale, tra Bianzè e Tronzano Vercellese.
Quali parrocchie seguiva don Enrico Triminì?
Al momento della morte, don Enrico era parroco di Bianzè e Tronzano Vercellese e reggeva anche le comunità di Saluggia e Sant’Antonino di Saluggia, da tempo legate al suo ministero.
Si conoscono già le cause della morte?
Per ora si parla di morte improvvisa avvenuta nella notte. Le cause esatte non sono state rese note nel dettaglio e restano oggetto di accertamenti; non risultano elementi che facciano pensare a fatti di cronaca violenta.
Quando saranno celebrati i funerali di don Enrico Triminì?
La diocesi di Vercelli comunicherà data, orario e luogo dei funerali non appena definiti. È atteso un rito solenne, con la partecipazione dell’arcivescovo, dei sacerdoti e dei fedeli delle parrocchie in cui don Enrico ha svolto il suo servizio.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






