Chi era Cristina Colturi, la 28enne morta a Tenerife dopo un volo in parapendio

Serena Comito

Chi era Cristina Colturi, la 28enne morta a Tenerife dopo un volo in parapendio

Il mare dell’oceano davanti, il vento caldo delle Canarie, il cielo pieno di vele colorate. Per Cristina Colturi, 28 anni, quel volo in parapendio sopra Tenerife doveva essere l’ennesimo tassello di una vita scelta con coraggio: lontano dal paese d’origine, vicino al sole, a un lavoro che le somigliava. Invece è diventato l’ultimo.

Cristina è morta dopo un incidente in parapendio biposto nella zona di Adeje, nel sud-ovest di Tenerife. Era originaria di Castelnuovo Bozzente, un piccolo comune in provincia di Como, ma da circa un anno si era trasferita alle Canarie, dove aveva costruito un nuovo equilibrio tra lavoro, affetti e una quotidianità vista oceano.

La vita tra Castelnuovo Bozzente e Tenerife

Chi la conosceva a Castelnuovo la descrive come una ragazza piena di iniziativa, con quella voglia di spingersi oltre che spesso spinge i ventenni fuori dai confini del proprio paese. Dopo vari periodi in giro per l’Europa, Cristina aveva scelto Tenerife come base, portandosi dietro la sua creatività e trasformandola in lavoro.

Sull’isola era diventata consulente di immagine, armocromista per strutture alberghiere e clienti privati. Lavorava con i colori, aiutando le persone a capire quali tonalità le valorizzassero di più, tra analisi dell’incarnato, palette personalizzate, consigli su abbigliamento e stile. Sui social si presentava come “asesora de imagen”, a indicare un’attività che univa estetica, comunicazione e contatto umano.

Era una vita costruita passo dopo passo: un appartamento, un compagno, un lavoro ritagliato sulle proprie passioni. Tanto che in molti, guardandola da casa, vedevano in lei l’immagine di chi “ce l’ha fatta” a cambiare scenario senza perdersi.

Il volo in parapendio regalo del compagno

Il giorno dell’incidente, Cristina non era sola. Aveva deciso di fare un volo in parapendio biposto insieme a un istruttore, nella zona sopra la spiaggia di La Enramada, nel comune di Adeje, uno dei punti più frequentati dell’isola per questo tipo di esperienza.

Quel volo, raccontano i familiari, non era un capriccio dell’ultimo minuto. Cristina aveva già provato il parapendio in passato, in Italia, e se n’era innamorata. Tanto che il compagno le aveva regalato questa nuova esperienza come regalo di Natale. Un modo per festeggiare il loro percorso insieme, tra cielo e mare.

Per lei doveva essere un momento di libertà assoluta: la corsa iniziale, la vela che si gonfia, il distacco dal suolo e la costa che si fa piccola sotto i piedi. Un’emozione che conosceva già, e che proprio per questo non le faceva paura.

La caduta e i soccorsi

Qualcosa, però, durante quel volo è andato storto. Secondo le prime ricostruzioni, ancora al vaglio delle autorità spagnole, il parapendio ha perso quota in modo anomalo e, invece di completare l’atterraggio sulla sabbia, è precipitato in una zona rocciosa a ridosso della spiaggia.

La dinamica esatta – se sia stata una raffica di vento improvvisa, un problema tecnico, un errore umano o una combinazione di fattori – è ancora da chiarire. L’unica certezza è l’impatto violento a terra.

I soccorsi sono scattati subito. L’istruttore che volava con lei è rimasto ferito, ma è sopravvissuto. Per Cristina, invece, le condizioni sono apparse subito gravissime. È stata stabilizzata sul posto e trasportata d’urgenza in ospedale, dove è stata ricoverata in terapia intensiva.

Per circa due giorni ha lottato tra la vita e la morte. Poi, il suo cuore si è fermato. La notizia è rimbalzata in poche ore da Tenerife all’Italia, travolgendo la famiglia e il paese d’origine.

Il dolore della famiglia e la scelta di donare gli organi

La chiamata dall’ospedale è stata quella che nessun genitore vorrebbe mai ricevere. Da Castelnuovo Bozzente, i familiari di Cristina hanno dovuto fare i conti con una distanza che all’improvviso è diventata enorme, non solo geografica.

In mezzo a quel dolore, però, c’è stata una decisione che racconta molto di lei e di chi l’ha cresciuta: la donazione degli organi. La famiglia ha autorizzato l’espianto, permettendo che da quella tragedia potessero nascere altre possibilità di vita per chi si trova in lista d’attesa.

Un gesto che i giornali hanno definito “l’ultimo atto di generosità”, ma che per chi la conosceva appare in linea con il suo modo di essere: aperta, empatica, capace di pensare agli altri anche quando la vita la metteva davanti a scelte difficilissime.

Il paese sotto shock e il ritorno a casa

A Castelnuovo Bozzente la notizia ha colpito come una doccia gelata. In paese tutti sapevano che Cristina era a Tenerife, che aveva costruito lì il suo nuovo mondo, che lavorava in albergo e che tornava quando poteva per rivedere famiglia e amici. Nessuno, però, era pronto a immaginare un epilogo così.

Le parole che ricorrono di più, in questi giorni, sono sempre le stesse: solare, determinata, coraggiosa. C’è chi la ricorda bambina tra le vie del paese, chi ragazzina pronta a partire, chi adulta che tornava ogni tanto con l’accento un po’ cambiato e il racconto della vita alle Canarie.

Ora l’attesa è per il rientro della salma in Italia, tra tempi burocratici e incastri internazionali. Solo allora la famiglia potrà fissare la data dei funerali e il paese avrà un luogo e un momento per salutarla davvero.

Le domande rimaste aperte

Sull’incidente restano diversi punti da chiarire. Le autorità spagnole stanno raccogliendo testimonianze, verificando condizioni meteo, controllando eventuali registrazioni video e la documentazione della società che organizzava il volo. In casi come questo, gli accertamenti riguardano sempre:

  • l’idoneità tecnica del mezzo,
  • l’esperienza e le abilitazioni dell’istruttore,
  • le condizioni del vento nelle ore del volo,
  • eventuali procedure di sicurezza non rispettate.

Sono passaggi lenti, che non cambiano l’esito della storia, ma serviranno almeno a stabilire se quella caduta sia stata una tragica fatalità o se qualcuno avrebbe potuto evitarla.

Intanto, tra Tenerife e il Comasco, resta la stessa sensazione: il sogno di una ragazza che aveva scelto il proprio cielo si è spezzato all’improvviso, e la sua assenza pesa già moltissimo sulle vite di chi la amava.

FAQ

Chi era Cristina Colturi?
Cristina Colturi era una ragazza di 28 anni, originaria di Castelnuovo Bozzente, in provincia di Como. Dopo aver vissuto e lavorato in diverse città europee, da circa un anno si era trasferita a Tenerife, dove lavorava come consulente di immagine e armocromista per alberghi e clienti privati.

Dove è avvenuto l’incidente in cui è morta?
L’incidente è avvenuto a Tenerife, nella zona di Adeje, durante un volo in parapendio biposto sopra l’area della spiaggia di La Enramada. Il parapendio ha perso quota e si è schiantato in una zona rocciosa.

Cristina era da sola durante il volo?
No, Cristina era su un parapendio biposto insieme a un istruttore. L’uomo è rimasto ferito nell’impatto ma è sopravvissuto, mentre lei ha riportato traumi gravissimi.

Cristina è morta sul colpo?
No. Dopo la caduta è stata soccorsa e trasportata in ospedale in condizioni critiche. È rimasta ricoverata per circa due giorni, lottando tra la vita e la morte, prima di morire a causa delle ferite riportate.

Cosa ha deciso la famiglia dopo la sua morte?
La famiglia ha scelto di autorizzare la donazione degli organi di Cristina, permettendo che, dalla sua morte, potessero nascere nuove possibilità di vita per altre persone. Ora si attende il rientro della salma in Italia per la celebrazione dei funerali nel paese d’origine.