La scena è fresca nella memoria: Gianni Morandi sul palco con Tredici Pietro, padre e figlio uno accanto all’altro, e qualche giorno dopo in tv compare lei, Laura Efrikian, gli occhi lucidi, la voce ferma. Parla di quel duetto, parla di Gianni e a un certo punto lo definisce «un papà meraviglioso». Un elogio pubblico, affettuoso, arrivato da quella che è stata la sua prima moglie, la donna che ha condiviso con lui gli anni dei musicarelli, dei set, dei grandi amori e dei dolori più profondi.
Dietro quella frase non c’è solo nostalgia. C’è una vita intera.
Età, origini e una famiglia armena arrivata a Treviso
Laura Efrikian nasce a Treviso il 14 giugno 1940. Il cognome tradisce subito le origini: il ramo paterno viene dall’Armenia, da una famiglia fuggita e approdata in Italia a fine Ottocento. Il padre, Angelo Ephrikian, è un nome importante della musica colta: violinista, direttore d’orchestra, figura di riferimento per il mondo dei concerti e delle incisioni.
Laura cresce in una casa dove le prove d’orchestra, i dischi, gli spartiti sono all’ordine del giorno. La strada sembra segnata: arte e palcoscenico. Dopo il liceo lascia il Veneto e si sposta a Milano, dove entra alla scuola del Piccolo Teatro. Lì trova un maestro come Giorgio Strehler, si forma tra Shakespeare, Goldoni, testi contemporanei, palcoscenici veri, niente scorciatoie.
Al 6 marzo 2026 ha 85 anni, che porta con quella grazia discreta di chi ha visto molte vite nella stessa vita.
Dagli annunci RAI a Sanremo, fino ai musicarelli
È la RAI a regalarle il primo volto pubblico. A Milano inizia come annunciatrice, uno di quei volti che, negli anni Sessanta, entrano in salotto prima dei programmi, con il tono garbato e il sorriso perfetto. In poco tempo passa ai varietà e alle trasmissioni musicali.
Nel 1961 partecipa a “Canzonissima”, nel pieno boom della tv in bianco e nero. L’anno dopo sale su un palco che cambierà la sua storia: Sanremo 1962. Conduce il Festival accanto a Renato Tagliani e Vicky Ludovisi, simbolo di un’Italia che comincia a giocare con la modernità senza abbandonare l’eleganza.
Parallelamente arrivano gli sceneggiati tv: “Miriana Pineda”, commedie di costume, testi francesi e italiani adattati per il piccolo schermo. Il suo viso diventa familiare: è la ragazza bionda, con gli occhi chiari, che sembra a proprio agio ovunque la metti.
Poi arriva il cinema. Il debutto è nel filone peplum, con lo pseudonimo Laura Altan, in “Ercole alla conquista di Atlantide”. Ma il vero salto lo fa con i musicarelli, i film musicali che mescolano canzoni, storie d’amore e leggerezza. Titoli come “In ginocchio da te”, “Non son degno di te”, “Se non avessi più te”, “Nessuno mi può giudicare”, “Rita la zanzara” la trasformano in un volto generazionale.
Al fianco di quei ragazzi che la musica sta rendendo divi, lei è l’attrice che tiene insieme sentimento e freschezza. E tra quei cantanti ce n’è uno che le cambierà la vita.
Il grande amore con Gianni Morandi, il matrimonio e i figli
Sul set dei musicarelli Laura incontra Gianni Morandi. Sono giovani, famosi, immersi in un’Italia che canta. Tra una scena e l’altra scatta qualcosa che lei, anni dopo, descriverà con semplicità: «Mi sono innamorata come una matta».
Il 13 luglio 1966 i due si sposano. È una delle coppie simbolo dell’epoca: lui idolo delle ragazzine, lei attrice e annunciatrice, insieme anche sul grande schermo. Ma dietro le foto e i cinegiornali c’è una vicenda familiare fatta di luce e ombra.
La loro prima figlia, Serena, nasce prematura. Sopravvive nove ore. Laura lo ha raccontato più volte: è una ferita che non si rimargina, un dolore che non scompare, anche quando la vita va avanti. Arrivano poi Marianna e Marco, due figli che oggi lei guarda con un orgoglio tenerissimo, definendoli “speciali” per il carattere, per la sensibilità, per il rapporto che hanno costruito col padre.
Il matrimonio con Morandi si chiude alla fine degli anni Settanta, con una separazione che, per i tempi, è tutto tranne che semplice. Lei si allontana a poco a poco dalla tv generalista, protegge i ragazzi, cerca un equilibrio diverso. Con Gianni, col passare degli anni, resta però un filo che non si spezza: quello di una famiglia che, nonostante tutto, continua a riconoscersi.
Il lutto, la fede, l’Africa: l’altra metà di sé
C’è un momento in cui la vita di Laura prende una direzione del tutto nuova. Il dolore per la perdita di Serena, la fine del matrimonio, i cambiamenti nel lavoro spingono verso una ricerca più profonda. Iniziano i viaggi, prima sporadici, poi sempre più frequenti, in Kenya.
Lì incontra orfanotrofi, villaggi, missioni. Lì incontra anche una forma di spiritualità che sente sua. Negli anni successivi racconterà che in Africa ha trovato “l’altra metà” di sé: una parte fatta di servizio, di ascolto, di vicinanza ai bambini.
Non è una parentesi esotica: è una scelta di vita. Si definisce missionaria laica, passa lunghi periodi tra Italia e Africa, mischia ricordi privati, fede e impegno concreto. Da questa esperienza nascono anche i suoi libri, come “Africa, l’altra metà di me”, dove il racconto della carriera si intreccia con quello dei viaggi e dei bambini incontrati.
Le radici armene e l’Africa diventano due poli della stessa storia: da una parte la memoria di un popolo perseguitato, dall’altra l’incontro con chi vive sulla propria pelle la povertà e la guerra. Nei suoi incontri pubblici, Laura parla spesso del genocidio armeno, del 24 aprile, del dovere di ricordare. E nello stesso tempo racconta i volti dei piccoli in Kenya, le adozioni a distanza, le scuole.
Libri, pittura e una nuova stagione creativa
Negli ultimi decenni, la sua vita artistica si è spostata sempre di più sulla scrittura. Oltre ai libri autobiografici, ha pubblicato romanzi in cui tornano i temi della perdita, della rinascita, dell’amore adulto. L’ultimo lavoro, “L’amore non sceglie”, lo sta portando in giro per l’Italia tra presentazioni, teatri, circoli culturali.
Racconta storie di sentimenti che arrivano quando l’età anagrafica dice che sarebbe tempo di tirare i remi in barca, e invece no. Lei stessa, a 80 anni passati, parla di amore, di amicizia, di incontri che ancora la sorprendono. Accanto alla scrittura, coltiva anche la pittura, con quadri che spesso richiamano paesaggi africani, volti femminili, colori caldi.
Non c’è traccia di rimpianto per i grandi riflettori televisivi. Dice spesso che oggi si sente più libera, che preferisce il contatto diretto con le persone che vengono ad ascoltarla, portando in mano un suo libro o una vecchia foto in bianco e nero.
Le parole su Gianni Morandi oggi: «Un papà meraviglioso»
Arriviamo a oggi. Nel 2026 Gianni Morandi torna a Sanremo e con lui sale sul palco Tredici Pietro, il figlio avuto da Anna Dan. Il duetto padre-figlio emoziona il pubblico, riaccende memorie, mette in fila generazioni.
Pochi giorni dopo, Laura è ospite in tv. Seduta sul divano, rivede le immagini, sorride, si commuove. Quando le chiedono cosa ne pensa di Gianni come padre, le parole escono chiare: «L’ho trovato un papà meraviglioso».
Non è una frase di circostanza. È il riconoscimento di un cammino. Parla del modo in cui lo ha visto accanto a Pietro, del sostegno sul palco, dell’intesa tra loro. Aggiunge che il ragazzo è bravissimo, che avrebbe retto il palco anche da solo, ma che vederli insieme le ha fatto bene al cuore. E, con una punta di ironia dolce, nota che “dopo ottant’anni qualche cosa si muove”, quasi a dire che certi lati affettivi oggi Gianni li mostra più apertamente di quanto facesse un tempo.
Nelle interviste degli ultimi anni, del resto, Laura non ha mai parlato di lui con amarezza. Ha ricordato l’innamoramento di ragazza, ha raccontato un papà severo ma giusto con Marianna e Marco, ha sottolineato come il dolore per Serena li abbia segnati entrambi, in modo diverso.
Quell’elogio pubblico – «un papà meraviglioso» – sembra chiudere un cerchio: non cancella i problemi, non riscrive il passato, ma lo guarda da una distanza fatta di figli, nipoti, esperienze vissute.
Chi è Laura Efrikian, oggi
Oggi Laura Efrikian è tante cose insieme:
un’ex annunciatrice RAI che ha attraversato la storia della tv italiana,
un’attrice che ha calcato set e palcoscenici,
una scrittrice che usa le parole per tenere insieme memoria e presente,
una donna di fede che ha scelto l’Africa come seconda casa,
la prima moglie di Gianni Morandi che, a 85 anni, non ha paura di parlare d’amore, di dolore e di quella famiglia allargata che continua a sentirsi tale.
La sua storia non vive solo nei ricordi dei cinefili o nei video d’archivio. Vive in quelle frasi dette piano, con un accento ancora limpido, quando guarda un uomo con cui ha diviso un pezzo enorme di strada e può permettersi di dire, senza rancore: «L’ho trovato un papà meraviglioso».

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






