Leonardo Guglielmi morto a Giliano, aggredito dal toro nella sua azienda

Serena Comito

Leonardo Guglielmi morto a Giliano, aggredito dal toro nella sua azienda

A Filiano, stamattina, nessuno parla d’altro.
Nei bar, nelle aziende agricole, davanti ai cancelli delle scuole, il nome che rimbalza è sempre lo stesso: Leonardo Guglielmi, 57 anni. Un agricoltore, uno di quelli che in paese conoscono tutti di vista, se non per nome, trovato senza vita nella sua azienda dopo l’aggressione del toro che stava cercando di riportare in stalla.

Non è la storia di un estraneo capitato per caso in campagna. È la storia di un uomo che in quelle stalle ci viveva ogni giorno, e che proprio lì ha trovato la morte.

L’incidente nel pomeriggio

La tragedia è avvenuta nel pomeriggio, nella zona agricola all’ingresso di Filiano.
È qui che si trova l’azienda di famiglia, con i recinti, la stalla, il viavai di mezzi e di animali che segna le giornate di chi lavora la terra.

Secondo le prime ricostruzioni, Leonardo stava facendo rientrare il toro in stalla. Un gesto che, per chi fa questo mestiere da una vita, rientra nella normale routine. Stavolta, però, qualcosa è andato storto. L’animale si è agitato, ha reagito all’improvviso, ha caricato. Pochi secondi, violenti, impossibili da fermare.

Quando i soccorritori del 118 sono arrivati sul posto, chiamati d’urgenza da chi si è accorto di quello che stava succedendo, l’uomo era già in condizioni disperate. I tentativi di rianimarlo non sono bastati: per il 57enne non c’è stato nulla da fare, e i sanitari hanno potuto solo constatare il decesso.

Nel frattempo sono arrivati anche i carabinieri, che hanno delimitato l’area e raccolto gli elementi per chiarire ogni dettaglio della dinamica. Ma il nucleo della vicenda è chiaro fin dall’inizio: un incidente sul lavoro, in un contesto che Leonardo conosceva come le sue tasche.

Chi era Leonardo Guglielmi

Dietro la definizione “agricoltore di Filiano” c’è una persona precisa.
Leonardo Guglielmi aveva 57 anni e aveva legato la propria vita alla sua azienda. Tra campi, stalle, bestiame, il suo lavoro era fatto di orari lunghi e di quella presenza costante che l’agricoltura chiede a chi sceglie di restare.

Chi lo conosce lo descrive come un uomo abituato alla fatica, al ritmo delle stagioni, alle giornate che iniziano prima dell’alba e finiscono quando gli animali sono sistemati e le ultime incombenze sono chiuse. Non era un improvvisato, e forse è proprio questo che rende tutto ancora più difficile da accettare per chi gli è stato vicino: a tradirlo non è stata l’incoscienza, ma quell’imprevedibilità che in campagna non scompare mai del tutto.

Nell’azienda lavorava insieme alla famiglia, portando avanti una realtà che per il territorio non era solo economia, ma presenza quotidiana. Bastava passare in quella zona nelle ore di lavoro per vederlo all’opera: un trattore che si muove, un cancello che si apre, un animale da controllare, una telefonata tra una mansione e l’altra.

Il paese sotto choc

A Filiano la notizia non ha avuto bisogno di titoli per diffondersi.
È bastato il primo messaggio su una chat, la prima telefonata, il primo “hai saputo?”. In pochi minuti le persone hanno iniziato a fermarsi davanti all’azienda, a chiedere, a cercare conferme.

Nelle parole di chi lo conosceva c’è più incredulità che altro. Perché la morte di un agricoltore, così, nel cuore del suo lavoro, mette davanti agli occhi di tutti che quel mestiere che spesso si immagina romantico – i tramonti sui campi, l’aria aperta, la vita “lenta” – ha una faccia dura, pericolosa, a volte letale.

Qualcuno ricorda altri incidenti, altre storie finite male tra trattori ribaltati, macchinari, animali che si spaventano. Altri tacciono e basta, perché quando in gioco c’è una persona che fino al giorno prima salutavi passando con la macchina, qualsiasi frase sembra fuori posto.

Il cordoglio e le domande aperte

Dopo le prime ore di confusione, arrivano anche le parole ufficiali.
Le istituzioni regionali esprimono cordoglio per la scomparsa di Leonardo, sottolineando come ancora una volta l’agricoltura lucana debba fare i conti con una morte sul lavoro. Sono frasi che si leggono spesso nei comunicati, ma che in casi come questo hanno un destinatario molto concreto: la sua famiglia, che da un momento all’altro si ritrova a dover reggere il peso di un’assenza enorme.

Restano anche le domande. Si poteva evitare? C’era qualche protezione in più che avrebbe cambiato il finale? Forse sì, forse no. Chi lavora con animali di grande stazza sa che il margine di rischio non arriva mai davvero a zero. E sa anche che, a volte, basta un attimo di nervosismo di un animale per far precipitare tutto.

Quello che è certo è che, al di là dei verbali e delle indagini, a rimanere è una ferita aperta per il paese e per il tessuto agricolo del territorio.

Oltre la cronaca

Tra qualche giorno, quando le sirene dei mezzi di soccorso saranno solo un ricordo, resteranno i gesti di chi conosceva Leonardo.
Un fiore portato in silenzio, una visita alla famiglia, un “se hai bisogno, ci sono” detto magari con imbarazzo, ma sincero. Resterà l’azienda, con i suoi spazi vuoti da riempire e le cose da decidere. Resteranno, soprattutto, le abitudini spezzate: il caffè al bar a una certa ora, il saluto al passaggio, la presenza in stalla che ormai era data per scontata.

Le cronache, quasi sempre, si fermano alla dinamica: un uomo, un toro, un’azienda agricola, un paese della Basilicata.
Ma per Filiano la storia è un’altra. È la storia di Leonardo Guglielmi, che fino a ieri era “il contadino là sotto”, quello che si vedeva tra i recinti e i campi, e che da oggi sarà ricordato ogni volta che qualcuno parlerà dei rischi di un lavoro che, anche quando non fa notizia, chiede ogni giorno molto di più di quanto si vede da fuori.