Per tanti, a Passo di Treia, non serviva nemmeno dirne il cognome: “Arriva Genesio” e tutti capivano. Arrivava con la macchina fotografica al collo, il sorriso un po’ timido e quella pazienza da artigiano delle immagini che si mette in un angolo, osserva, aspetta l’attimo giusto.
Oggi Genesio Medori non c’è più: se n’è andato a 61 anni, all’ospedale di Macerata, dopo una malattia veloce e spietata.
Ma se guardi bene, in giro per le Marche, è pieno di pezzi di mondo che portano ancora la sua firma.
Da Monte San Pietrangeli a Passo di Treia: una vita tra fabbrica e paesi
Genesio era nato e cresciuto a Monte San Pietrangeli, entroterra fermano, uno di quei luoghi dove le facce le conosci tutte per nome. Poi l’amore lo ha portato qualche chilometro più in là: il matrimonio con Tiziana Vitali e il trasferimento a Passo di Treia, in provincia di Macerata.
Di giorno lavorava alla Sira, azienda del territorio, come tanti. Turni, ritmi di fabbrica, la vita scandita dal cartellino e dai giorni di ferie. Ma appena poteva, staccava il badge e accendeva un’altra parte di sé: quella del fotografo curioso, del cercatore di storie.
Non ti sembra quasi una doppia vita? Da una parte il lavoro “normale”, quello che paga le bollette. Dall’altra una passione che, poco alla volta, diventa il modo in cui un uomo lascia traccia di sé.
“Gli amici del clic”: quando la passione diventa racconto collettivo
La fotografia, per lui, non è mai stata solo un hobby solitario. Insieme a Mandino Tiburzi e Giorgio Clementi ha dato vita al gruppo “Gli amici del clic”, una piccola officina di sguardi che ha iniziato a scandagliare feste, rievocazioni, processioni, sagre.
Da lì in poi, ogni grande momento del territorio sembrava avere, da qualche parte, un obiettivo di Genesio puntato addosso:
- la Disfida del Bracciale a Treia, con i giocatori immortalati in scatti diventati quasi iconici;
- il Carnevale Passotreiese, con la folla, i carri, le presenze “illustri” degli anni passati (compresi gli storici passaggi di Pippo Baudo) fissati in fotogrammi che oggi sono memoria;
- la Rievocazione della Passione a Monte San Pietrangeli, raccontata in una mostra di immagini cariche di devozione popolare e dramma.
Lo sapevi che molte di quelle foto che scorrono nelle bacheche dei comitati, nei libretti delle feste, negli articoli di giornale sono passate prima dalle sue mani?
Non solo feste: la memoria storica in bianco e nero (e a colori)
C’è un dettaglio interessante: quando si parla di Genesio Medori, spesso viene fuori la parola “ricerca”. Non era solo quello che scattava, ma anche quello che andava a ripescare il passato, rovistando tra archivi e vecchie stampe.
Su richiesta di don Giuseppe Branchesi, storico presidente dei Polentari d’Italia, ha curato la parte fotografica di una vera e propria “enciclopedia della polenta”: immagini, volti, piatti fumanti da tutte le regioni, per raccontare l’Italia attraverso un cibo povero e amatissimo.
Ha lavorato a libri e progetti legati anche a storie più grandi, come il mondo di Enrico Mattei e dell’industria marchigiana, fornendo foto per saggi e articoli che uniscono cronaca, economia e memoria del territorio.
E non si è fermato alle immagini fisse: un suo video dedicato al cronista camerte Luigi Avi è stato definito “emozionante”, capace di restituire in pochi minuti una vita intera di giornalismo e amore per la propria città.
In fondo, la sua cifra era tutta lì: trasformare persone e luoghi in storie da ricordare.
Il legame con Cronache Maceratesi e il giornalismo locale
Il nome di Medori, per chi frequenta le cronache locali, non è affatto nuovo. Per anni ha collaborato con Cronache Maceratesi, firmando fotogallery, servizi su feste di paese, insediamenti di giunte comunali, sagre, incontri pubblici.
C’era quasi un gioco di squadra: il giornalista alla tastiera, lui dietro l’obiettivo.
Quando succedeva qualcosa di significativo a Treia, Passo di Treia o nei dintorni, era quasi naturale chiedersi: “Chissà se c’era anche Genesio a fotografare”.
È curioso pensarci adesso: tanti lettori conoscevano le sue immagini senza sapere davvero chi fosse la persona dietro la macchina fotografica. Un po’ come succede con i tecnici, i macchinisti, quelli che stanno “dietro le quinte” ma senza i quali lo spettacolo non esisterebbe.
Un uomo di famiglia, prima di tutto
Negli articoli che ne annunciano la scomparsa, il tono cambia quando si parla della sua famiglia. Non più solo il fotografo, ma il marito di Tiziana e il papà di Lorenza e Agnese. Due figlie giovani, 27 e 22 anni, che ora si trovano a fare i conti con un’assenza enorme.
La sensazione è quella di un uomo che ha sempre tenuto insieme le sue dimensioni: il lavoro alla Sira, la passione per le immagini, l’impegno nelle associazioni e, al centro, la famiglia.
Quante volte, guardando una sua foto, ti sei soffermato più sul soggetto che su chi la scattava? E se invece, per un attimo, provassimo a immaginare lui, in quel momento, lì dietro: che inquadra, regola, aspetta, scatta, torna a casa e magari mostra alle figlie gli scatti migliori?
L’eredità di uno sguardo
Cosa resta, adesso, di Genesio Medori?
Resta un archivio enorme, sparso in mille luoghi diversi: nei server delle redazioni, negli album dei comitati, nelle bacheche delle pro loco, nei cassetti di casa, nei poster delle manifestazioni. Resta la prova che la vita di provincia, se guardata da vicino, è tutt’altro che “minore”.
Le Marche che lui ha fotografato non sono quelle patinate delle brochure turistiche. Sono:
- i sorrisi di chi sfila in costume per la Disfida del Bracciale;
- i coriandoli incollati ai capelli dei bambini al Carnevale Passotreiese;
- la polenta fumante nelle sagre di campagna;
- i volti segnati dei sacerdoti e dei volontari legati a storie di terremoti e rinascite.
In un’epoca in cui tutti scattiamo foto con il telefono e le dimentichiamo in qualche nuvola digitale, lui faceva una cosa diversa: costruiva memoria.
E questo, forse, è il modo più bello per continuare a sentirlo presente.
Domande frequenti su Genesio Medori
Chi era Genesio Medori?
Era un fotoamatore molto conosciuto nelle Marche, nato a Monte San Pietrangeli e residente a Passo di Treia. Lavorava alla Sira, ma parallelamente ha documentato per decenni feste, rievocazioni e momenti di vita del territorio, diventando un punto di riferimento della fotografia locale.
Quanti anni aveva e di cosa è morto?
Aveva 61 anni. È morto il 5 marzo 2026 all’ospedale di Macerata, dopo una malattia descritta come rapida e inesorabile; la natura esatta della patologia non è stata specificata dalle fonti.
Quali sono stati i suoi lavori fotografici più importanti?
Ha firmato mostre e servizi sulla Disfida del Bracciale a Treia, sul Carnevale Passotreiese, sulla Rievocazione della Passione a Monte San Pietrangeli e su molte sagre locali. Ha curato la parte iconografica di un grande progetto sulla polenta italiana e ha contribuito con sue foto a libri e articoli legati anche al caso Mattei e alla storia industriale marchigiana.
Ha collaborato con giornali o testate?
Sì, ha collaborato a lungo con Cronache Maceratesi e le sue immagini compaiono anche su YouTVRS, MCnet, Picchio News e altre realtà locali, spesso in tandem con il collega fotografo Mandino Tiburzi.
Com’era visto dalla sua comunità?
Gli articoli che lo ricordano parlano di una figura “popolarissima ed amata” a Passo di Treia: un uomo discreto, presente in tutte le occasioni importanti, capace di far sentire le persone a proprio agio davanti all’obiettivo. Un pezzo di identità collettiva che se ne va, ma che continua a vivere nelle sue fotografie.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






