La notizia ha cominciato a girare presto, di bocca in bocca, tra Trebisacce e i piccoli centri del Pollino: un uomo di 54 anni, L. A., è stato trovato morto in un laghetto artificiale in località Tappaiolo, nel territorio di Alessandria del Carretto.
Un posto di montagna dove di solito si va per respirare, mangiare all’aperto, fare una passeggiata in famiglia. Stavolta, invece, è diventato lo sfondo di una tragedia.
Chi era quest’uomo, che molti conoscevano per nome e lavoro, e cosa sappiamo davvero di quello che è accaduto?
Un idraulico stimato tra Trebisacce e il Pollino
Dietro le iniziali riportate nelle cronache c’è la storia di un uomo di 54 anni, originario di Alessandria del Carretto, ma da tempo residente a Trebisacce, dove lavorava come idraulico.
Un mestiere concreto, di quelli che ti portano ogni giorno nelle case della gente, nei cantieri, nelle attività commerciali. Non un volto noto al grande pubblico, ma una presenza familiare nel tessuto quotidiano della zona.
Chi lo ha conosciuto lo descrive come una persona laboriosa, riservata, stimata per la professionalità. Una figura “di paese” nel senso più pieno: uno che incroci al bar, all’uscita dal supermercato, alla pompa di benzina, e che saluti per abitudine, perché fa parte del paesaggio umano.
Dietro la cronaca asciutta di “uomo di 54 anni trovato senza vita” c’è quindi una biografia fatta di piccoli gesti: il lavoro, la routine, gli affetti, le preoccupazioni di ogni giorno.
Il laghetto di Tappaiolo, cartolina del Pollino
Per capire la forza d’urto di questa vicenda bisogna immaginare il luogo.
Tappaiolo è una località di montagna a circa 1.200–1.300 metri di quota, nel territorio di Alessandria del Carretto, dentro il Parco Nazionale del Pollino. È una zona di boschi, aria fresca, panorami aperti, ai piedi del Monte Sparviere.
Qui, negli anni, è stato realizzato un laghetto artificiale in pietra, incorniciato da un’area attrezzata con rifugio, zona camper, tavoli da picnic. Un angolo di natura curata, dove d’estate si organizzano scampagnate e d’inverno, quando il tempo lo permette, qualche escursione.
Se guardi le foto del posto trovi prati verdi, boschi fitti, la calma dello specchio d’acqua. Non è un luogo “selvaggio” e irraggiungibile, ma uno spazio pensato proprio per accogliere chi cerca un po’ di quiete.
Ed è anche questo contrasto – tra la bellezza del paesaggio e il ritrovamento di un corpo senza vita – a colpire di più chi vive in zona.
Il ritrovamento nel pomeriggio del 4 marzo
Secondo quanto ricostruito finora, il corpo di L. A. è stato notato nel tardo pomeriggio di mercoledì 4 marzo 2026, mentre galleggiava sulla superficie del laghetto artificiale. Non c’era un’operazione di ricerca in corso: qualcuno, passando in zona, si è accorto di quella presenza anomala nell’acqua e ha lanciato subito l’allarme.
Sul posto sono intervenuti i Carabinieri competenti per territorio e, poco dopo, i Vigili del Fuoco, arrivati da Castrovillari. Considerata la posizione isolata e la strada di montagna, i tempi di arrivo non sono stati immediati, ma i soccorritori hanno comunque proceduto rapidamente al recupero del corpo.
Una volta riportato a riva, la salma è stata messa a disposizione dell’Autorità giudiziaria per tutti gli accertamenti di rito. L’area intorno al laghetto è stata delimitata per permettere rilievi, fotografie, verifiche sulle tracce presenti a terra e in acqua.
In queste situazioni, ogni dettaglio può contare: segni di scivolata, impronte, eventuali oggetti personali, la posizione dei vestiti, tutto viene valutato per cercare di capire cosa sia successo davvero.
Le ipotesi sulle cause: poche certezze, molta cautela
La domanda che rimbalza da ore è una sola: come è morto L. A.?
Al momento non c’è ancora una versione ufficiale definitiva.
Le prime informazioni che circolano in ambito locale parlano di una possibile ipotesi di gesto volontario, legata a problemi di salute e difficoltà esistenziali che l’uomo avrebbe affrontato da tempo. È una lettura che nasce dall’ambiente che lo conosceva, dalle confidenze, dal quadro personale ricostruito da chi gli era vicino.
Ma tra ciò che “si dice” e ciò che sarà scritto nero su bianco negli atti ufficiali c’è una differenza importante. Serviranno:
- gli accertamenti medico-legali
- eventuali esami tossicologici
- l’analisi delle ultime ore in cui il 54enne è stato visto in vita
per stabilire se si sia trattato davvero di un gesto volontario, di un malore improvviso con conseguente caduta in acqua o di un incidente in un’area che, pur attrezzata, resta pur sempre di montagna.
Per rispetto della vittima e della famiglia, l’unica posizione sensata, oggi, è la cautela. Le indagini sono in corso e il quadro potrà cambiare alla luce delle conclusioni ufficiali.
Un dolore che attraversa due comunità
La morte di L. A. non riguarda solo il punto preciso dove è stato trovato. È una ferita che attraversa due comunità: quella di Alessandria del Carretto, il paese d’origine, e quella di Trebisacce, la città dove viveva e lavorava.
Nei piccoli centri, quando se ne va una persona così, non è “un fatto di cronaca” e basta. È il vicino, l’amico di infanzia, il parente di un collega, l’artigiano che hai chiamato per sistemare un tubo che perdeva. Il lutto ha sempre un volto, un nome, una storia condivisa.
C’è anche un altro elemento che colpisce: il luogo della morte è un simbolo della vita sociale del territorio, un posto di ritrovo e di relax che molti associano a giornate leggere, feste, gite. Sapere che proprio lì è stato trovato il corpo di un uomo che forse stava attraversando un momento molto buio crea una dissonanza difficile da elaborare.
Memoria, rispetto e domande aperte
In attesa che le indagini facciano il loro corso, resta un vuoto.
C’è una famiglia che piange, ci sono amici che cercano di mettere in fila ricordi e segnali, ci sono due paesi che si interrogano su come sia possibile che una vita si spezzi così, in silenzio, sulle rive di un piccolo lago di montagna.
Forse, con il tempo, emergeranno dettagli in più. Forse no.
Ma al di là delle carte e dei referti, rimane il profilo di un uomo che ha lavorato, ha vissuto e ha incrociato la vita di tanti, fino all’ultimo giorno.
E allora il compito di chi racconta non è solo registrare una morte, ma ricordare che dietro ogni iniziale, dietro ogni “54enne trovato senza vita”, c’è una persona. Con le sue fragilità, le sue fatiche, le sue giornate normali.
Domande frequenti sul caso di L. A.
Chi era L. A., l’uomo trovato morto nel laghetto?
Era un uomo di 54 anni, originario di Alessandria del Carretto ma residente da tempo a Trebisacce, dove lavorava come idraulico. Una figura conosciuta e apprezzata nella realtà locale, più per il lavoro quotidiano che per una visibilità pubblica.
Dove si trova il laghetto in cui è stato ritrovato il corpo?
In località Tappaiolo, nel territorio comunale di Alessandria del Carretto, nel Parco del Pollino.
Quand’ è avvenuto il ritrovamento?
Mercoledì 4 marzo 2026.
Si sa già con certezza come è morto?
No, al momento non c’è ancora una ricostruzione ufficiale definitiva. In ambito locale si parla di un possibile gesto volontario, legato a problemi di salute e difficoltà personali, ma le cause reali saranno chiarite solo dagli esami medico-legali e dalle indagini in corso.
Ci sono indagini aperte?
Sì. L’Autorità giudiziaria ha disposto il sequestro della salma e l’area del laghetto è stata sottoposta a rilievi. Gli investigatori stanno ricostruendo le ultime ore di vita di L. A. e valutando tutte le ipotesi, dall’incidente al malore fino al gesto volontario.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






