SILOS Visionary craftsmen, artigiani visionari della pietra naturale pugliese nelle costruzioni, tra natura e digitale

Daniela Devecchi

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Ci sono aziende che si raccontano con numeri e certificazioni, e altre che partono da un’immagine: la pietra, la luce, il silenzio dentro casa. SILOS Visionary craftsmen appartiene chiaramente alla seconda categoria.

Appena entri nel loro universo di immagini e parole, ti trovi davanti una definizione che spiazza un po’: “artigiani visionari”. Non il solito lessico liscio del design, ma qualcosa che richiama le botteghe di una volta e, insieme, l’idea di un progetto che guarda lontano. Ti viene quasi da chiederti: fino a che punto è possibile essere artigiani e, allo stesso tempo, ragionare come una start up?

Tradizione litica e sguardo lungo

Alla base c’è una storia molto concreta: quella di un figlio d’arte che nasce nel mondo delle cave e dei laboratori, impara a conoscere la pietra naturale a partire dalla fatica delle mani, poi la ripensa dentro il linguaggio del design contemporaneo.

È da questo doppio sguardo – artigiano e progettuale – che sembra nascere l’IDEA  SILOS Visionary Craftsmen: un’azienda che non rinnega affatto il proprio radicamento nella tradizione litica, ma la usa come leva per muoversi in un contesto diverso, fatto di progetti su misura, interni ed esterni dialoganti, tecnologie digitali e nuovi servizi.

Il lessico che ricorre è fatto di parole insolite per una realtà artigiana: ricerca, know-how, processi, start up, ma sempre intrecciate al riferimento alla pietra pugliese e alle sue cave. Il Sud qui non è sfondo pittoresco, ma materia prima viva, da trasformare in oggetti che devono funzionare nelle case, negli spazi dell’ospitalità, negli ambienti pubblici.

Pietra pugliese: un materiale che diventa racconto

Uno dei passaggi più affascinanti dell’immaginario di SILOS Visionary Craftsmen è il modo in cui viene raccontata la pietra. Non solo come elenco di caratteristiche tecniche, ma come trama di territori, bacini estrattivi, nomi che evocano paesaggi: Apricena, Trani, Lecce, Fasano–Ostuni.

La pietra pugliese non è descritta come un materiale neutro: ha una storia lunga secoli, un rapporto stretto con l’architettura locale, con le facciate lavorate, con le sculture che abitano piazze e chiese. In questo, l’azienda si aggancia a una memoria collettiva che molti riconoscono, anche solo per aver attraversato quei luoghi in viaggio o in vacanza.

La scelta di lavorare proprio queste pietre – e di dichiararlo apertamente – diventa quindi una forma di identità: significa dire “da qui veniamo”, ma anche “da qui ripartiamo”, con strumenti e sensibilità aggiornate.

IL campionario delle pietre di Puglia è esposto in un corner SILOS presso lo Showroom PAVUS a Milano in Viale Vittorio Veneto 24.

Servizi: dal manufatto su misura al gemello digitale

Se la materia prima è antica, gli strumenti sono decisamente contemporanei. Il ventaglio di servizi che ruota intorno a SILOS Visionary Craftsmen è ampio, e va ben oltre la semplice produzione di manufatti in pietra naturale personalizzati.

Si parla di:

  • supporto progettuale al cliente, dall’idea all’installazione;
  • consulenza di progetto con approccio “chiavi in mano”, pensata anche per l’utente finale che non è un tecnico ma ha un’esigenza precisa;
  • servizi digitali capaci di trasformare lo stato di fatto in un modello tridimensionale, utile per cantieri, immobili, interventi su spazi complessi .
  • design di processo artigianale litico & edile, con l’uso di software CAD e CAM, macchine CNC, modellazione 3D, il tutto dentro una logica dichiaratamente LEAN, utile per laboratori artigianali.
  • Certificazione in BLOCKCHAIN , sia di servizi e prodotti per garantire l’esclusività e trasparenza dell’operato.

Dietro la parola “artigiano”, insomma, non c’è più solo l’immagine del laboratorio con scalpello e martello – che pure resiste – ma un ecosistema dove coesistono scansioni digitali, gemelli virtuali, simulazioni, disegni parametrici e soprattutto collaborazione con competenze tra loro complementari.

È interessante notare come questa dimensione di servizio non venga relegata in secondo piano rispetto al prodotto finito: sembra quasi che l’azienda voglia dirti che il vero valore sta nel percorso condiviso, non solo nell’oggetto che finirà in un soggiorno o su una terrazza.

Collezioni: Pietre e Fuoco, GEO, Diamante

Per chi preferisce vedere anziché solo immaginare, le collezioni sono il terreno concreto su cui tutto questo discorso prende forma. Tre i nomi principali che emergono: Pietre e Fuoco, GEO, Diamante.

Già le etichette suggeriscono direzioni diverse:

  • con Pietre e Fuoco l’attenzione sembra concentrarsi sugli elementi che dialogano con il calore, la convivialità, la dimensione domestica più raccolta;
  • GEO richiama immediatamente l’idea di strati, di geologia, di segni della terra tradotti in volumi, superfici, spessori;
  • Diamante rimanda a geometrie più nette, tagli, rifrazioni, giochi di luce.

Non abbiamo di fronte una produzione seriale indifferenziata, ma una serie di famiglie coerenti, pensate per chi cerca pezzi caratterizzanti e non semplici “complementi”. È come se ogni collezione fosse un dialetto diverso di una stessa lingua: quella della pietra che entra negli interni contemporanei senza perdere la sua rudezza originaria.

Una rete di progettisti attorno al marchio

Un altro aspetto particolare di SILOS Visionary Craftsmen è la scelta di raccontare non solo i prodotti, ma anche le persone che ruotano intorno al progetto: designer, architetti, studi di comunicazione.

Accanto alla figura centrale del general manager & designer, compaiono nomi con storie importanti nel mondo del design italiano, persone abituate a lavorare sui confini tra arte, architettura e progetto. Non è un dettaglio cosmetico: significa riconoscere che un certo tipo di oggetto nasce dall’incontro di competenze diverse, da un dialogo continuo tra chi disegna, chi produce, chi si occupa di raccontare e posizionare.

Questa coralità restituisce l’idea di un marchio che non si chiude in sé stesso, ma si colloca dentro una rete di relazioni fatta di collaborazioni, mostre, ricerche, sperimentazioni. E che prova a tenere insieme due scale: quella degli interni, molto concreta, fatta di misure e dettagli, e quella della riflessione più ampia sul rapporto tra individuo e ambiente.

Tutto è iniziato con l’uso della pietra, poi è arrivato il fuoco attorno cui è nata la casa per abitare” Ugo La Pietra

Artigiani visionari

Resterebbe da capire quanto l’espressione “artigiani visionari” sia uno slogan e quanto, invece, una descrizione onesta.

Guardando nel complesso il racconto che SILOS Visionary Craftsmen fa di sé stessa – la centralità della pietra pugliese, l’uso di tecnologie innovative per superare i limiti degli spazi chiusi, il tentativo di rendere di nuovo attraente il lavoro artigiano anche agli occhi dei più giovani – la sensazione è che non si tratti solo di una formula ad effetto.

C’è l’idea di un artigianato che non si limita a sopravvivere, ma prova a ripensarsi: che accetta la sfida del digitale, del design di processo, dei servizi avanzati, senza rinunciare alla lentezza della materia, al suo peso, ai suoi tempi. Perché la pietra naturale esige progetto, quindi educazione all’utilizzo e di conseguenza al dettaglio. Il tutto porta a creare Bellezza, unicità e armonia tra i vari attori coinvolti nel progetto, tra cui i clienti.

Se ti chiedi che posto possano avere oggi oggetti in pietra dentro case sempre più mobili e leggere, questa realtà offre una risposta precisa: la pietra può ancora essere cuore dello spazio domestico, purché venga letta e lavorata con occhi nuovi. Visionari, appunto, ma con le mani ancora ben dentro la materia.