Morto Gianluca Antolini, papà di Jacopo: lutto nella famiglia granata e funerali a Negrar

Serena Comito

Morto Gianluca Antolini, papà di Jacopo: lutto nella famiglia granata e funerali a Negrar

Il 3 marzo 2026, in casa granata è arrivata una notizia che nessuno avrebbe voluto leggere: è morto Gianluca Antolini, papà di Jacopo, difensore cresciuto nel settore giovanile del Torino e oggi in prestito alla Pergolettese.

Il club ha scelto poche righe, sobrie, come fa di solito in questi casi. Il presidente Urbano Cairo e tutta la società hanno espresso vicinanza alla famiglia Antolini, ricordando Gianluca e stringendosi intorno al figlio. Niente toni enfatici, nessun dettaglio in più, ma chi conosce il mondo del calcio sa che dietro una formula così ci sono volti, storie, abbracci veri.

Perché qui non si parla solo di un lutto “di società”: si parla di un padre che non c’è più e di un ragazzo che deve continuare a correre in campo portandosi dietro una mancanza enorme.

Età e legami familiari di Gianluca Antolini

Di lui, a livello pubblico, non si sa molto. I dati essenziali però ci sono: Gianluca Antolini era nato il 13 aprile 1970 ed è morto il 3 marzo 2026, a 55 anni.

Il necrologio lo racconta soprattutto attraverso i nomi delle persone che lascia: il figlio Jacopo, la mamma Maddalena, la sorella Alessandra con Andrea, poi gli altri parenti, gli zii, i cugini. È la fotografia di una famiglia ampia, non di una figura isolata. Una rete di affetti che, da un giorno all’altro, deve fare i conti con l’assenza.

Nessuna menzione alla professione, a titoli, incarichi, curriculum. Chi ha scritto quell’annuncio ha preferito mettere in primo piano i rapporti, non le etichette. Del resto, quando si arriva a un necrologio, ciò che resta davvero sono i legami che una persona ha costruito.

Il rapporto con Jacopo e il legame con il Torino

Il nome di Gianluca è finito sulle pagine di cronaca sportiva perché è il padre di Jacopo Antolini, uno dei giovani su cui il Torino ha deciso di puntare. Terzino mancino, classe 2004, Jacopo ha fatto tutta la scalata nelle giovanili granata, poi il rinnovo di contratto con il club e quindi il prestito alla Pergolettese per misurarsi con il calcio dei “grandi”.

Chi ha figli che giocano a pallone lo sa benissimo: prima ancora delle firme, dei comunicati e delle foto con la maglia nuova, ci sono anni di allenamenti, di campetti periferici, di trasferte con il freddo e con il caldo. E spesso, a bordo campo, c’è sempre la stessa persona. Un genitore che osserva, incoraggia, si arrabbia, riparte in macchina e il giorno dopo ricomincia.

È facile immaginare che anche per Jacopo sia stato così. È per questo che la morte di Gianluca pesa in modo particolare: non è “solo” il papà di un calciatore, ma qualcuno che ha camminato accanto al figlio lungo tutto il percorso, fino a vederlo arrivare in un club di Serie A e poi partire in prestito per giocarsi le sue carte.

Funerali a Negrar: quando e dove ci sarà l’ultimo saluto

Per chi vuole salutarlo di persona, le indicazioni sono chiare. I funerali di Gianluca Antolini sono stati fissati per venerdì 6 marzo, alle 15.00, nella chiesa parrocchiale di Negrar, in provincia di Verona.

Il corteo partirà dall’ospedale Sacro Cuore di Negrar e, al termine della messa, è prevista la cremazione. Tutto è scritto nero su bianco nell’annuncio funebre, dove è stato aperto anche lo spazio per lasciare un pensiero alla famiglia: messaggi brevi, ricordi, parole di vicinanza.

Negrar è una realtà dove il senso di comunità si sente ancora. È facile immaginare la chiesa piena: amici di lunga data, conoscenti, chi lo ha incrociato solo negli ultimi anni e chi lo ha visto crescere. E, in mezzo, la famiglia Antolini, con Jacopo e i parenti più stretti, a raccogliere un abbraccio che per una volta non è fatto di cori da stadio, ma di silenzi e strette di mano.

Il cordoglio del mondo granata e dei tifosi

La notizia non è rimasta chiusa nel comunicato ufficiale. Nel giro di poche ore è rimbalzata sui siti che seguono il Torino tutti i giorni e sui profili social più vicini all’ambiente granata. Titoli molto simili tra loro: “lutto nella famiglia granata”, “la società si stringe attorno alla famiglia Antolini”, “morto il padre di Jacopo”.

Sotto i post, i commenti dei tifosi sono stati immediati. Niente frasi costruite: “forza Jacopo”, “un abbraccio alla famiglia”, “condoglianze”, qualche cuore granata. Piccole cose, ma in momenti del genere diventano un filo che collega persone che non si conoscono, ma che si riconoscono nella stessa maglia.

Il calcio, spesso, viene raccontato come un mondo freddo, fatto solo di contratti e risultati. Poi succedono episodi come questo e per qualche giorno emerge anche un altro lato: quello di una comunità che prova, nel suo modo, a esserci.

Cosa non è stato detto sulle cause della morte

Su un punto non ci sono dubbi: le cause della morte di Gianluca Antolini non sono state rese pubbliche.

Né il Torino, né gli articoli che hanno ripreso la notizia, né il necrologio ufficiale entrano nel dettaglio. Non si parla di malattia, non si parla di incidente, non si accenna ad alcuna circostanza precisa. Solo la data del decesso, i riferimenti alla famiglia e le indicazioni sui funerali.

È una scelta che va rispettata. In assenza di informazioni, mettersi a ipotizzare significa scivolare nella curiosità sbagliata, quella che non aggiunge nulla alla comprensione dei fatti e, anzi, rischia di ferire chi sta vivendo il lutto.

Dal punto di vista della cronaca, quindi, la linea è semplice: si riportano i dati certi – età, data, luogo e orario dei funerali, legame con il figlio calciatore – e ci si ferma lì. Il resto appartiene alla sfera privata della famiglia Antolini.

Un addio nel mezzo della stagione calcistica

Questo addio arriva mentre la stagione è nel vivo. Le squadre si giocano obiettivi importanti, i turni si susseguono, gli allenatori devono tenere insieme forma fisica, testa, classifica.

In mezzo a tutto questo, c’è un ragazzo di poco più di vent’anni che, oltre a pensare agli allenamenti e alle partite con la Pergolettese, deve fare i conti con la perdita del padre. È un tipo di peso che non compare nelle statistiche: non lo trovi nei tabellini, non lo leggi nelle cronache del lunedì. Ma c’è, e si sente.

Il comunicato del Torino, letto con attenzione, fa passare anche questo messaggio: prima dei ruoli, delle presenze e dei minuti giocati, vengono le persone. Per qualche giorno, forse per un po’ di più, tutto il resto passa in secondo piano. Il pallone ricomincerà a rotolare, com’è sempre stato. Ma per Jacopo, da qui in avanti, ogni partita avrà un’ombra e un pensiero in più.