Giovanni “Nino” Dal Canton, 96enne muore cadendo da un albero a Montebelluna, cos’è successo? La storia di una vita instancabile

Daniela Devecchi

Giovanni “Nino” Dal Canton, 96enne muore cadendo da un albero a Montebelluna, cos'è successo? La storia di una vita instancabile

C’è un dettaglio che colpisce ancora prima di entrare nei fatti: a 96 anni Giovanni “Nino” Dal Canton continuava a salire sugli alberi per potarli, come se il tempo non avesse mai avuto potere sul suo carattere. Ieri pomeriggio, però, quel gesto abituale si è trasformato in tragedia. E la comunità di Montebelluna si è ritrovata a raccontare la vita — e l’ultima ora — di un uomo che non aveva mai smesso di sentirsi vivo.

Età e origini: una giovinezza costruita tra montagne e cantieri

Giovanni Dal Canton aveva 96 anni, ma chi lo conosceva lo descriveva come un uomo dalla camminata ancora sicura, le mani forti di chi ha lavorato una vita. Era nato a Cilladon, nel Bellunese, un luogo che negli anni del dopoguerra spingeva molti giovani a partire.

E lui partì davvero: prima in Francia, poi nei grandi cantieri alpini. Un dettaglio che racconta molto del suo passato? Partecipò ai lavori del Traforo del Monte Bianco, inaugurato nel 1965. Si dice che fosse proprio lui, elettricista specializzato, ad aver azionato la mina che aprì il varco finale tra i due Paesi. Una scena che avrà ripensato mille volte.

La sua vita adulta, però, scelse un’altra direzione: il ritorno in Italia, la famiglia, una casa a Caonada di Montebelluna. Un giardino grande, una vigna, un pezzo di terra che curava come si cura una storia.

La dinamica della tragedia: un ramo che cede, un volo di dieci metri

Era il 3 marzo 2026, nel primo pomeriggio. Via Ponte di Legno è una strada tranquilla, una di quelle dove i vicini sanno tutto senza che nessuno debba parlare davvero. Nel giardino dei Dal Canton, Nino aveva appoggiato una scala al tronco di un albero alto. Un lavoro di pochi minuti, pensava.

E invece, mentre era a oltre dieci metri d’altezza, un ramo secco ha ceduto improvvisamente. La scala è rimasta al suo posto. Lui, no. È precipitato all’indietro, senza avere il tempo di reagire.

Il figlio, Ivo, era in casa. L’ha visto a terra e ha chiamato immediatamente i soccorsi. Sono arrivati il Suem 118, i carabinieri della compagnia di Montebelluna, e per un attimo si è sperato nell’elisoccorso. Ma non c’era più nulla da fare. I medici hanno solo potuto constatare la morte dell’uomo.

Non è curioso come, a volte, la fine arrivi proprio in quei gesti che abbiamo compiuto centinaia di volte?

Un uomo che non si fermava mai

Chi lo conosceva lo descrive così: «Nino non stava fermo un secondo». E non era un modo di dire.
Anche dopo i novant’anni continuava a potare, vendemmiare, sistemare il terreno. Non sopportava l’idea di essere un “anziano”, una parola che probabilmente non ha mai sentito sua.

Negli ultimi anni aveva affrontato due dolori enormi: la perdita di un figlio e la morte della moglie Cecilia durante la pandemia. Due ferite che avrebbero abbattuto chiunque. Lui, invece, usciva in giardino e ricominciava a lavorare la terra. Come se quella fatica gli desse un equilibrio che nessun altro luogo poteva offrirgli.

E se ti dicessi che, per molti anziani del Veneto profondo, il lavoro non è un obbligo ma un modo per restare al mondo? Nino ne era l’esempio perfetto.

La Montebelluna che l’ha conosciuto

In paese lo ricordavano tutti. Alcuni per le storie di cantieri francesi raccontate d’inverno davanti a un bicchiere, altri per il suo passo deciso mentre attraversava la piazza.
Molti lo vedevano ancora curvo sui filari, tranquillo, in silenzio, come se quel gesto quotidiano contenesse tutto quello che gli serviva.

La sua morte ha colpito Montebelluna più di quanto si sarebbe immaginato. Perché da queste parti, quando un uomo come Nino se ne va, sembra sparire un tassello della memoria collettiva.

Cosa resta della sua storia

Resta un destino che ha il sapore delle vite di una volta: fatica, migrazione, ritorno, famiglia, dolore, resilienza.
Resta un uomo che non ha mai smesso di misurarsi con la terra. Che a 96 anni saliva ancora su una scala non per ostinazione, ma per abitudine. Perché quella era la sua vita.

E resta una domanda che forse ti sei fatto anche tu:
come si fa a invecchiare con la stessa forza con cui Nino affrontava le sue giornate?

Forse non lo sapremo mai. Ma è bello pensare che la sua storia, oggi, ci lasci almeno questa curiosità.

FAQ

Chi era Giovanni “Nino” Dal Canton?
Un 96enne residente a Caonada di Montebelluna, ex elettricista emigrato in Francia ai tempi dei grandi cantieri alpini, poi tornato in Italia per dedicarsi alla famiglia e alla sua terra.

Come è avvenuto l’incidente?
Durante la potatura di un albero alto, un ramo ha ceduto e l’uomo è precipitato da circa dieci metri, morendo sul colpo.

Dove è accaduta la tragedia?
Nel giardino della sua casa in via Ponte di Legno, a Caonada di Montebelluna.

Chi ha dato l’allarme?
Il figlio Ivo, che si trovava in casa al momento dell’incidente.

Nino aveva problemi di salute?
Secondo le testimonianze locali, era ancora molto attivo e autonomo nonostante l’età avanzata.