Dalle Langhe al Corriere: chi è Aldo Cazzullo oggi
Nel 2026 il nome di Aldo Cazzullo è ovunque: laurea honoris causa, libri in cima alle classifiche, un programma tv di successo e, di recente, una polemica feroce legata a Sanremo 2026 e a Sal Da Vinci.
Cazzullo è nato ad Alba (Cuneo) il 17 settembre 1966: ha 59 anni. È un giornalista, scrittore e saggista, volto noto della tv e autore di spettacoli teatrali. Una delle firme più riconoscibili del giornalismo italiano.
Cresce nelle Langhe, studia al liceo classico e comincia con la stampa locale, tra settimanali di provincia e prime cronache di politica e attualità. Nel 1988 entra a La Stampa di Torino come praticante: resterà nel giornale per quindici anni, seguendo politica, esteri e grandi eventi internazionali.
Nel 2003 arriva il passaggio decisivo al Corriere della Sera come inviato speciale ed editorialista. Da lì in poi racconterà elezioni in mezzo mondo, sei Olimpiadi, sette Mondiali di calcio e molti dei passaggi chiave della storia recente italiana ed europea.
Età, laurea honoris causa e ruolo al Corriere della Sera
Oggi Aldo Cazzullo è vicedirettore “ad personam” del Corriere della Sera. È anche la firma che risponde ai lettori nella storica pagina delle lettere, lo spazio “Lo dico al Corriere”, che guida dal 2017.
Il 13 febbraio 2026 l’Università di Pisa gli conferisce la laurea magistrale honoris causa in “Istituzioni, Politica e Società”. La cerimonia si tiene nell’Aula Magna Nuova del Palazzo “La Sapienza”. Nelle motivazioni, l’ateneo sottolinea la capacità di Cazzullo di tenere insieme:
- il lavoro di cronista,
- la divulgazione culturale,
- la riflessione su storia, politica e istituzioni,
portando questi temi anche fuori dalle aule universitarie, tra libri, tv e palchi teatrali.
Moglie, figli e vita privata: la famiglia Cazzullo
Sul piano personale, Aldo Cazzullo è sposato dal 1998 con Monica Maletto. È una presenza molto discreta, lontana dal mondo social e dai riflettori, ma nelle interviste di lui emerge spesso come punto fermo e compagna di lungo corso.
La coppia vive a Roma e ha due figli:
- Francesco, nato nel 1997
- Rossana, nata nel 2000
Entrambi hanno scelto strade vicine alla scrittura e al giornalismo. Insieme al padre hanno scritto il libro “Metti via quel cellulare. Un papà, due figli, una rivoluzione”, un confronto familiare su tecnologia, scuola, lavoro, tempo passato online e rapporto tra generazioni.
Nel racconto pubblico di Cazzullo la famiglia ricorre spesso: nei libri, negli articoli, nelle presentazioni. Più che un dettaglio biografico, è un pezzo del suo modo di guardare al mondo.
Libri e best seller: dalla guerra dei nonni a Roma, Bibbia e Francesco
Come autore, Cazzullo ha pubblicato oltre trenta libri. Il filo rosso è quasi sempre lo stesso: la storia italiana e l’idea di identità nazionale.
Tra i titoli più noti:
- “La guerra dei nostri nonni” – il racconto della Prima guerra mondiale vista attraverso le storie di famiglia.
- “Viva l’Italia!” – un percorso nell’Italia unita, tra luci e ombre.
- “A riveder le stelle. Dante, il poeta che inventò l’Italia” – viaggio nella Divina Commedia e nel mito di Dante.
- “Le donne erediteranno la terra” – sguardo sulle figure femminili che hanno inciso nella storia italiana.
Negli ultimi anni ha firmato alcuni libri molto discussi e molto letti:
- “Mussolini il capobanda. Perché dovremmo vergognarci del fascismo” (2022) – una lettura dura del fascismo, con l’idea che l’Italia non abbia mai fatto davvero i conti con quel passato.
- “Quando eravamo i padroni del mondo. Roma: l’impero infinito” (2023) – l’eredità dell’Impero romano nella nostra vita quotidiana.
- “Il Dio dei nostri padri. Il grande romanzo della Bibbia” – una rilettura narrativa dell’Antico Testamento, costruita come un grande romanzo popolare.
- “Francesco. Il primo italiano” – libro dedicato a San Francesco d’Assisi, pensato anche in vista degli 800 anni dalla morte del santo (1226–2026).
Questi titoli compongono una sorta di “ciclo dell’identità”: Roma, Bibbia, Francesco, fascismo, Resistenza. Il progetto è chiaro: spiegare chi siamo oggi ripartendo dai grandi snodi della nostra storia.
Tv e teatro: il volto di “Una giornata particolare”
Dal settembre 2022 Aldo Cazzullo conduce su La7 il programma di approfondimento storico “Una giornata particolare”.
Il format ruota attorno a un’idea semplice e forte: ogni puntata è costruita su una data o una giornata decisiva nella vita di un personaggio o nella storia d’Italia e del mondo. Si va dagli eventi del Novecento alle figure religiose, dal potere politico alle icone popolari.
La trasmissione arriva fino alla quarta edizione, in onda tra il 2025 e l’inizio del 2026, con puntate speciali dedicate, per esempio, alla bellezza italiana o ai grandi snodi della nostra storia recente.
Al lavoro in tv si affianca quello a teatro. Negli ultimi anni diversi libri di Cazzullo sono diventati spettacoli:
- da “A riveder le stelle” nasce uno spettacolo su Dante, portato in scena con Piero Pelù;
- da “Mussolini il capobanda” viene tratto “Il Duce delinquente”, con Moni Ovadia e Giovanna Famulari;
- da “Il Dio dei nostri padri” un altro reading/spettacolo, ancora con Moni Ovadia.
Nel 2026, in pieno clima di celebrazioni francescane, Cazzullo porta in scena anche uno spettacolo dedicato a San Francesco, legato al libro “Francesco. Il primo italiano”.
La polemica con Sal Da Vinci dopo Sanremo 2026
Tra le vicende più recenti che hanno rimesso Aldo Cazzullo al centro del dibattito c’è la polemica legata a Sanremo 2026.
La 76ª edizione del Festival di Sanremo viene vinta da Sal Da Vinci con la canzone “Per sempre sì”. Il brano conquista il pubblico generalista, gira ovunque in radio, ottiene riconoscimenti e, a Napoli, viene accolto quasi come un inno.
Pochi giorni dopo la finale, nella pagina delle lettere del Corriere della Sera, un lettore chiede a Cazzullo cosa pensi della vittoria di Sal Da Vinci. La risposta del giornalista è durissima.
Cazzullo definisce “Per sempre sì”:
- “la più brutta canzone” ad aver vinto Sanremo,
- un brano che “potrebbe essere la colonna sonora di un matrimonio della camorra”,
- e, “a essere generosi”, una canzone in stile Checco Zalone, con la differenza che Zalone scrive quelle melodie “per burla”, per prendere in giro un certo Sud “più melenso che melodico”.
Nella stessa risposta Cazzullo cita in positivo due artisti del Sud presenti a Sanremo 2026, Samurai Jay e Serena Brancale, spiegando che le loro canzoni gli sono sembrate interessanti e ben scritte. Il pezzo però viene ricordato soprattutto per l’immagine del “matrimonio della camorra”, finita subito nelle home page e sui social.
La reazione di Napoli: difesa di Sal Da Vinci e accusa di stereotipo
Le parole di Cazzullo scatenano una reazione a catena, soprattutto nell’area napoletana.
Molti fan di Sal Da Vinci difendono l’artista e sottolineano il suo percorso lungo decenni tra musica, teatro e televisione. Diversi commentatori napoletani parlano di scivolone, criticano l’accostamento alla camorra e lo considerano un esempio di quello che definiscono un vecchio automatismo mediatico: associare il Sud – e Napoli in particolare – al crimine organizzato ogni volta che qualcosa non piace.
Interviene anche lo scrittore Maurizio De Giovanni, che definisce Sal Da Vinci uno “straordinario artista” e si dice stupito dall’immagine scelta da Cazzullo, domandandosi quanto sia opportuno usare certe parole dentro un giornale nazionale.
La discussione arriva fino alla tv del pomeriggio. In una puntata de “La volta buona” su Rai 1, Caterina Balivo mostra chiaramente il suo fastidio per l’ennesimo accostamento tra Campania e camorra nel dibattito pubblico sulla musica leggera.
È uno dei casi in cui il Cazzullo opinionista prende il sopravvento sul Cazzullo storico: un giudizio estetico su una canzone diventa una miccia che fa esplodere questioni identitarie, simboliche, territoriali.
Premi, riconoscimenti e il ruolo nel racconto dell’Italia
Nel corso della sua carriera Aldo Cazzullo ha ricevuto numerosi premi giornalistici e letterari. Tra i più citati:
- Premio Estense per I grandi vecchi
- riconoscimenti dedicati al giornalismo e alla saggistica storica
- Premio Città di Alassio per l’informazione culturale nel 2025
La laurea honoris causa dell’Università di Pisa è l’ultimo tassello di un percorso che lo consacra come interprete pubblico dell’identità italiana.
Da una parte c’è il cronista che racconta la storia, dalla Resistenza a Roma e Dante, fino alla Bibbia e a San Francesco. Dall’altra c’è l’editorialista che, rispondendo ai lettori o intervenendo sui fenomeni pop, non ha paura di usare immagini nette, a volte spigolose, come nel caso Sal Da Vinci – Sanremo 2026.
Dentro questa tensione – tra divulgazione, giudizi forti, memoria e attualità – si muove oggi la figura di Aldo Cazzullo.
FAQ su Aldo Cazzullo
Quanti anni ha Aldo Cazzullo e dove è nato?
Aldo Cazzullo è nato ad Alba (provincia di Cuneo) il 17 settembre 1966 e nel 2026 ha 59 anni.
Chi è la moglie di Aldo Cazzullo?
La moglie di Cazzullo si chiama Monica Maletto. I due si sono sposati nel 1998 e vivono a Roma.
Quanti figli ha Aldo Cazzullo e cosa fanno?
Cazzullo ha due figli, Francesco e Rossana. Hanno collaborato con lui al libro “Metti via quel cellulare. Un papà, due figli, una rivoluzione” e hanno intrapreso percorsi legati alla scrittura e alla comunicazione.
Quali sono i libri più famosi di Aldo Cazzullo?
“La guerra dei nostri nonni”, “Viva l’Italia!”, “A riveder le stelle”, “Le donne erediteranno la terra”, “Mussolini il capobanda”, “Quando eravamo i padroni del mondo”, “Il Dio dei nostri padri” e “Francesco. Il primo italiano”.
Che cosa ha detto Aldo Cazzullo su Sal Da Vinci?
In una risposta ai lettori dopo Sanremo 2026, Cazzullo ha definito la canzone “Per sempre sì” di Sal Da Vinci “la più brutta” tra le vincitrici del Festival e ha scritto che “potrebbe essere la colonna sonora di un matrimonio della camorra”, paragonandola anche a una canzone in stile Checco Zalone. La frase ha scatenato una forte polemica, soprattutto a Napoli e in Campania.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






