La notizia ha iniziato a girare nelle ultime ore tra Carrara e la Lunigiana, passando dalle chat alla cronaca locale: Marco Belletti si è spento all’età di 85 anni.
Per molti era “il postino di Carrara centro”, per altri il corridore che da giovane aveva saputo farsi un nome nel ciclismo toscano dei dilettanti. Per tanti, soprattutto tra gli appassionati di bici, era il direttore sportivo che aveva seguito i ragazzi, li aveva portati alle corse, li aveva aiutati a capire cosa volesse dire davvero faticare sui pedali.
La sua morte lascia un vuoto doppio: quello del volto familiare che consegnava la posta ogni giorno e quello del tecnico che, per decenni, ha abitato le strade e le salite della zona in macchina ammiraglia o accanto ai corridori.
Chi era Marco Belletti
Marco Belletti apparteneva a una generazione che ha conosciuto il ciclismo quando era ancora polvere, strade bianche e maglie cucite a mano. Era nato nei primi anni Quaranta, in un’Italia che stava ancora ricostruendo tutto, e aveva trovato nella bicicletta una via di fuga e di riscatto.
A Carrara lo ricordano come un uomo mite, sempre pronto al saluto, uno che in centro lo fermavi per strada e ti rispondeva volentieri. Il lavoro da postino lo aveva reso un volto noto a tanti: giri quotidiani, citofoni, portoni, pacchi consegnati, qualche parola in più con chi aveva voglia di parlare un attimo.
Parallelamente, però, c’era la sua seconda vita, quella sulle due ruote. Da corridore dilettante aveva saputo farsi rispettare in un ambiente competitivo e duro, ritagliandosi uno spazio importante nel panorama toscano dell’epoca.
Gli anni del ciclismo toscano e le vittorie da dilettante
Quando si parla di Marco Belletti ciclista, gli addetti ai lavori tirano fuori sempre le stesse immagini: corse regionali, maglie colorate, premiazioni nelle piazze di provincia.
Nelle cronache di quegli anni il suo nome compare tra i protagonisti del ciclismo toscano dilettanti. Belletti riesce a vincere il titolo di campione tra i dilettanti e porta a casa per due volte la vittoria nel circuito regionale, diventando un punto di riferimento nelle gare che contavano davvero in zona.
Erano anni in cui il confine tra il grande ciclismo e quello locale era più sottile di oggi. Le corse dilettantistiche rappresentavano un passaggio obbligato per chi sognava di fare il salto, e il livello era alto: chi resisteva davanti significava che aveva davvero qualcosa in più.
Di quel periodo restano poche foto e tanti ricordi, spesso affidati ai racconti al bar o alle chiacchiere dopo una gara. “Era uno che la bici la sapeva portare”, dicono ancora oggi gli amici. E quel giudizio, nel gergo del ciclismo, vale più di mille curriculum.
Dal corridore al direttore sportivo
Finita la carriera da atleta, Marco Belletti non ha appeso semplicemente la bici al chiodo. Ha cambiato posizione, spostandosi dall’altra parte della strada: da corridore a direttore sportivo.
Per anni è stato in ammiraglia accanto ai giovani, li ha seguiti nelle categorie minori, li ha accompagnati in quelle corse che per un ragazzo possono sembrare enormi: giri provinciali, regionali, prime trasferte un po’ più lontane.
Uno dei nomi che vengono subito citati accanto al suo è quello di Fabrizio Convalle, corridore carrarese arrivato fino al professionismo. È sotto la guida tecnica di Belletti che Convalle compie parte del suo percorso di crescita, fino a vincere corse importanti e ad affacciarsi sul ciclismo dei “grandi”.
Nelle testimonianze degli ex atleti, Marco non è ricordato come un urlatore o come un sergente di ferro. Piuttosto come uno che sapeva leggere la corsa, che ti diceva in due frasi come muoverti, quando tenere e quando rischiare, e che non si tirava indietro quando c’era da fare chilometri in macchina dietro al gruppo pur di essere presente.
Il postino di Carrara centro che viveva di bici
Quello che colpisce, nella sua storia, è l’intreccio continuo tra vita quotidiana e passione sportiva.
La mattina il giro di consegne come postino di Carrara centro, con la borsa piena di lettere e bollette. Il pomeriggio o la sera, gli allenamenti, le riunioni con i ragazzi, i programmi per le gare del fine settimana.
Molti lo hanno conosciuto prima “in divisa” e solo dopo hanno scoperto il suo passato da corridore o il suo ruolo da direttore sportivo. In città non era raro sentir dire “Marco, quello delle bici… sì, il postino”. Due definizioni che finivano per sovrapporsi, perché in fondo raccontavano la stessa persona.
Non è una storia isolata, per chi conosce il mondo del ciclismo di provincia: tanti tecnici e dirigenti sono stati, e sono ancora, lavoratori “normali” con una passione che occupa tutto il resto del tempo. Nel caso di Belletti, però, la lunga durata di questo doppio ruolo lo ha reso una presenza stabile nel tessuto della comunità.
La famiglia e il saluto della comunità
Dietro il corridore e il postino c’era soprattutto un marito e un padre.
Marco Belletti lascia la moglie Anna e i figli Gianni e Monica. Il nome di Gianni, in particolare, è noto anche in ambito politico per il suo impegno nel Partito Socialista, segno di una famiglia da sempre coinvolta nella vita pubblica del territorio.
La notizia della morte è stata accolta con dispiacere sia nel mondo del ciclismo locale sia tra i cittadini che lo conoscevano solo per il lavoro alle Poste. Non si contano i messaggi di cordoglio arrivati alla famiglia, tra ricordi di corse, aneddoti di un pacco consegnato con una battuta, saluti scambiati sulle scale di un condominio.
I funerali sono fissati per oggi, alle 15.30, nella chiesa di Fossone, frazione di Carrara. È lì che amici, ex corridori, dirigenti sportivi, vicini di casa e semplici cittadini avranno modo di salutarlo per l’ultima volta.
Il ricordo di un ciclismo di altri tempi
Dirgli addio significa anche dire addio a un pezzo di ciclismo d’altri tempi.
Quello delle bici pesanti, delle strade sconnesse, delle maglie di lana, ma anche delle domeniche passate ad aspettare il gruppo in piazza, delle macchine con i portabici legati con le corde, delle riunioni improvvisate al bar dopo la corsa.
Marco Belletti era uno dei testimoni di quella stagione. Aveva visto cambiare tutto: i materiali, la preparazione, il modo stesso di raccontare le corse. Eppure, a sentire chi lo ha conosciuto, non aveva mai perso di vista l’essenziale: la bici come fatica, come disciplina, come modo per tenere insieme una comunità.
Oggi il suo nome si aggiunge alla lista dei volti che hanno fatto la storia silenziosa dello sport di provincia. Non quelli che finiscono in televisione o sui manifesti, ma quelli che restano nelle memorie di chi ha corso con lui, di chi lo ha avuto come direttore sportivo, di chi lo ha incrociato sulla porta di casa con una lettera in mano.
Domande frequenti sulla morte di Marco Belletti
Chi era Marco Belletti?
Marco Belletti è stato un ex ciclista dilettante toscano e storico postino di Carrara centro. Da corridore aveva vinto il titolo di campione tra i dilettanti e per due volte il circuito regionale toscano, diventando un protagonista del ciclismo locale. In seguito era diventato direttore sportivo, accompagnando diversi giovani corridori nel loro percorso di crescita.
Quanti anni aveva quando è morto?
Marco Belletti è morto all’età di 85 anni. La sua scomparsa è stata resa nota nei primi giorni di marzo 2026.
Che ruolo aveva nel mondo del ciclismo?
Da giovane è stato un corridore vincente tra i dilettanti toscani. Terminata la carriera agonistica, ha continuato a vivere il ciclismo da direttore sportivo, seguendo le squadre locali e contribuendo alla crescita di atleti come il carrarese Fabrizio Convalle, arrivato poi al professionismo.
Dove si svolgono i funerali di Marco Belletti?
I funerali sono stati fissati nella chiesa di Fossone, frazione di Carrara, con inizio alle 15.30. È previsto l’arrivo di molti amici, ex corridori e cittadini che vogliono rendergli omaggio.
Aveva una famiglia?
Sì. Marco Belletti lascia la moglie Anna e i figli Gianni e Monica. Il figlio Gianni è conosciuto anche per il suo impegno politico nel Partito Socialista a livello locale.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






