È morto a 92 anni Mario Romano, storico orafo di Mestre: quasi quarant’anni di verette alla prima mamma dell’anno e una bottega simbolo tra via Querini e via Carducci

Daniela Devecchi

È morto a 92 anni Mario Romano, storico orafo di Mestre: quasi quarant’anni di verette alla prima mamma dell’anno e una bottega simbolo tra via Querini e via Carducci

Un nome che a Mestre conoscevano tutti

Per tanti mestrini, Mario Romano non era solo un orafo. Era “quello della gioielleria all’angolo”, quello che da una vetrina piccola ha attraversato intere generazioni, vedendo bambini diventare adulti e tornare in negozio con i propri figli.

Se n’è andato a 92 anni, all’ospedale All’Angelo di Mestre, a pochi giorni da quello che sarebbe stato il suo 93° compleanno del 10 marzo. Una polmonite, arrivata dopo gli inevitabili acciacchi dell’età, ha fermato per sempre le sue mani abituate a lavorare oro e diamanti.

Con lui se ne va un pezzo di città: una certa idea di bottega, di rapporto diretto, di artigianato che si confonde con la vita del quartiere.

Dalmata di Zara, orafo a Mestre

Di lui si sa che era dalmata di Zara, legato al mondo degli esuli giuliano-dalmati, e che a Mestre aveva trovato la sua seconda casa.

Negli anni in cui la città cambiava volto, fra palazzi nuovi, negozi che aprivano e chiudevano, lui restava lì, sempre dietro lo stesso bancone. Non era solo una questione di lavoro: era un modo di stare nel mondo, di sentirsi parte di una comunità.

Della sua vita privata non è stato raccontato molto, e questo dice già tanto: c’è chi, anche in tempi di esposizione continua, ha scelto la discrezione. Le cronache parlano dei familiari, della sua storica collaboratrice Chiara, di un affetto diffuso che andava oltre i legami di sangue.

La gioielleria di via Querini: una bottega dal 1957

La sua storia professionale si intreccia con un indirizzo preciso: l’angolo tra via Querini e via Giosuè Carducci, a Mestre.

Lì, nel 1957, apre la gioielleria di Mario Romano. Una vetrina, un laboratorio sul retro, un bancone. Anni dopo, qualcuno scriverà che “è sempre stato dietro lo stesso bancone per oltre sessant’anni”.

È uno di quei negozi che diventano punti di riferimento: ci vai per l’anello di fidanzamento, per l’orologio della laurea, per il regalo importante. Ma ci passi anche solo per scambiare due parole, per chiedere un parere su una riparazione, per salutare Chiara che è “di casa” almeno quanto lui.

Chiara, appunto. Per quarant’anni al suo fianco, tanto che la gioielleria è stata definita una “seconda casa” anche per lei e per la sua famiglia. In un’altra pagina di cronaca, il suo nome è comparso legato alla figlia Marta Novello, quando la città si è stretta attorno a loro dopo una brutale aggressione. In quei giorni, molti hanno raccontato Mario come una sorta di “nonno acquisito”: un uomo che non si limitava a dare lavoro, ma costruiva legami.

La tradizione della veretta alla prima mamma dell’anno

Se c’è un gesto che ha reso Mario Romano unico nel panorama veneziano, è la sua veretta alla prima mamma dell’anno.

Per quasi quarant’anni, a partire dalla fine degli anni Ottanta, Mario ha regalato una fedina in oro con diamanti alla mamma del primo nato dell’anno nel territorio veneziano.
Una tradizione tutta sua, nata senza campagne pubblicitarie, senza sponsor, senza grandi proclami.

Ogni 1° gennaio, mentre il resto del mondo smaltiva la notte di festa, lui si faceva carico di un piccolo rito: individuare la prima nascita dopo la mezzanotte e preparare l’anello da consegnare alla mamma. Una veretta semplice, ma carica di simboli:

  • un grazie silenzioso alle donne che portano avanti la vita,
  • un augurio al bambino che arriva,
  • un modo per legare il proprio lavoro a qualcosa che va oltre il commercio.

Nel corso del tempo, le verette di Mario sono finite sulle dita di decine di madri. In alcune foto recenti lo si vede a 92 anni, sorridente, con in mano quella che viene raccontata come la sua ultima fedina, consegnata all’inizio del 2026.

Le cronache parlano di 37 edizioni di questa tradizione; altre testimonianze datano l’inizio tra il 1987 e il 1988. Il dettaglio esatto cambia poco: ciò che resta è l’idea di un impegno personale durato quasi quattro decenni.

La chiusura del negozio: “Abbasso la saracinesca”

Nella primavera del 2025, dopo una vita passata in bottega, Mario annuncia la chiusura della gioielleria.

Raccontano che le sue parole siano state nette: «Non ci sono più le condizioni, mi piange il cuore ma abbasso la saracinesca».

Dietro quella frase c’è tutto: la fatica di tenere in piedi un negozio storico in un’epoca in cui il commercio al dettaglio vive una crisi cronica, il dolore per un addio a un luogo che non è mai stato solo “il posto di lavoro”, la consapevolezza che, a novant’anni suonati, arriva un momento in cui bisogna fermarsi.

Quel giorno non è sceso solo un bandone di metallo. Per tanti abitanti del quartiere è stato come vedere chiudere un capitolo della propria storia personale: lì avevano comprato fedi, catenine, regali importanti. Lì avevano trovato un artigiano disposto a spiegare, a consigliare, a prendersi il tempo.

Gli ultimi mesi e l’addio all’ospedale All’Angelo

Negli ultimi mesi la salute di Mario Romano si era fatta più fragile. Nessuno stupore, a quell’età. Ma chi lo conosceva racconta di un uomo lucido, ancora capace di emozionarsi parlando delle sue verette, della sua bottega, delle persone incontrate lungo la strada.

Poi, la polmonite. Un peggioramento rapido, il ricovero all’ospedale All’Angelo di Mestre, il decesso nella notte, a pochi giorni dal compleanno.

La notizia si è diffusa in fretta tra Mestre e Venezia. Messaggi, ricordi, fotografie che spuntano dai cassetti e finiscono nelle chat: un anello, un sorriso in negozio, un bigliettino scritto a mano.

Restano i familiari, resta Chiara, restano i ricordi di chi per anni ha varcato quella porta in via Querini.

Che cosa resta di Mario Romano

Di lui non resterà solo il nome sulla targa di una vecchia fattura o la memoria di una vetrina chiusa.

Resta l’idea che un artigiano possa diventare un’istituzione semplicemente facendo bene il proprio lavoro, con costanza e cuore.
Resta la tradizione delle verette alla prima mamma dell’anno, che forse nessuno riprenderà più, proprio perché così intimamente legata al suo modo di essere.
Resta un certo modo di vivere la bottega: come un luogo dove il tempo scorre più lentamente, dove la relazione viene prima della transazione.

In una città che cambia in fretta, Mario Romano lascia un vuoto discreto ma profondissimo. Non fa rumore, ma si sente.

Domande frequenti su Mario Romano, orafo di Mestre

Quanti anni aveva Mario Romano quando è morto?
Aveva 92 anni e avrebbe compiuto 93 anni il 10 marzo 2026. È morto a pochi giorni dal compleanno.

Di cosa è morto Mario Romano?
È morto per una polmonite, insorta su un quadro già segnato dall’età avanzata, durante il ricovero all’ospedale All’Angelo di Mestre.

Che cos’era la tradizione della veretta alla prima mamma dell’anno?
Per quasi quarant’anni Mario Romano ha regalato una fedina in oro con diamanti alla mamma del primo bambino nato dopo la mezzanotte del 1° gennaio nell’area veneziana. Un gesto personale, senza ritorni economici, nato per celebrare la maternità e l’arrivo di una nuova vita.

Da quanto tempo esisteva la gioielleria di Mario Romano?
La gioielleria di via Querini, angolo via Giosuè Carducci, a Mestre, era attiva dal 1957. Mario è rimasto dietro quel bancone per oltre sessant’anni, fino alla chiusura definitiva nell’aprile 2025.

Perché la sua figura è considerata così importante per Mestre?
Perché univa tre elementi rari: la lunga storia di bottega, il legame con la comunità (anche attraverso la collaboratrice Chiara e le famiglie che ruotavano intorno al negozio) e una tradizione unica, quella delle verette, che ha accompagnato generazioni di bambini veneziani fin dal giorno della loro nascita.