Per anni il nome Hezbollah è rimasto sullo sfondo, pronunciato quando si parlava di Libano, di Israele, di Iran. Negli ultimi mesi, e in particolare dopo l’uccisione di Ali Khamenei il 28 febbraio 2026, è tornato brutalmente in prima linea: missili, raid su Beirut, migliaia di sfollati, il premier libanese che annuncia lo stop alle attività militari del gruppo.
Ma che cos’è davvero Hezbollah? Un partito? Una milizia? Un braccio dell’Iran? O tutte queste cose insieme?
Hezbollah in poche parole
Hezbollah nasce in Libano, è radicato nelle comunità sciite libanesi, ma guarda a Teheran come punto di riferimento religioso e strategico.
È allo stesso tempo:
- un partito politico che partecipa alle elezioni e siede in Parlamento;
- un’organizzazione armata con migliaia di combattenti e un arsenale di razzi e missili;
- una rete di welfare che gestisce scuole, ospedali, fondazioni caritative.
Questa tripla natura è la chiave per capire perché, da decenni, Beirut vive con uno “Stato nello Stato”.
Le origini: Libano, occupazione israeliana e Iran
Hezbollah nasce all’inizio degli anni Ottanta, nel pieno della guerra civile libanese e dell’occupazione israeliana del sud del Paese.
Nel 1982, dopo l’invasione israeliana, un gruppo di religiosi e militanti sciiti, ispirati alla rivoluzione iraniana di Khomeini, mette insieme diverse sigle radicali e dà vita a un nuovo movimento. A sostenerlo fin dall’inizio è la Guardia Rivoluzionaria iraniana, che invia in Libano uomini, armi, istruttori militari.
Nel manifesto del 1985, Hezbollah mette nero su bianco tre obiettivi centrali:
- far uscire Israele dal Libano e dalla regione;
- cacciare l’influenza occidentale;
- costruire uno Stato islamico sul modello iraniano.
Col tempo, questa ultima ambizione verrà smussata nei toni, ma il legame con l’Iran resterà il pilastro dell’identità del gruppo.
Ideologia: religione, politica e resistenza armata
Hezbollah è un movimento sciita islamista. Si richiama alla dottrina della velayat-e faqih, la “guida del giurista islamico”: in pratica riconosce nella Guida Suprema iraniana l’autorità religiosa e politica suprema.
Almeno su tre punti, la linea del gruppo è rimasta costante:
- rifiuto di Israele come Stato legittimo e sostegno alla “resistenza armata”;
- opposizione, più o meno aperta a seconda dei momenti, alla presenza degli Stati Uniti e dell’Occidente nella regione;
- appartenenza al cosiddetto “asse della resistenza” guidato da Teheran, insieme al regime siriano e alle milizie filo-iraniane in Iraq e Yemen.
Questa cornice ideologica convive però con un forte pragmatismo: Hezbollah tratta, entra nei governi, prende decisioni anche in base ai rapporti di forza interni al Libano.
Struttura: partito, milizia, welfare
Per capire perché Hezbollah è così radicato, bisogna guardare ai tre livelli in cui opera.
Il braccio politico
Dagli anni Novanta il movimento entra stabilmente nella politica libanese:
- partecipa alle elezioni;
- ha un gruppo parlamentare (“Loyalty to the Resistance”);
- nel tempo partecipa a diversi governi di coalizione, controllando ministeri anche strategici.
Questo permette al gruppo di pesare su decisioni chiave, dall’energia alla sicurezza, e di presentarsi come difensore degli interessi sciiti ma anche di una parte più ampia della popolazione povera e marginalizzata.
L’ala militare
Accanto al partito, c’è la “Resistenza islamica in Libano”, il braccio armato.
Per anni i servizi occidentali l’hanno descritta come la milizia non statale più potente del Medio Oriente:
- migliaia di combattenti addestrati;
- un arsenale di razzi e missili puntati su Israele, distribuiti in villaggi, magazzini, tunnel;
- unità speciali, come la forza Radwan, preparate a operazioni oltre confine.
Nel 2000 Hezbollah rivendica il ritiro israeliano dal sud del Libano come una sua vittoria. Nel 2006, nella guerra di 34 giorni con Israele, mostra di poter reggere un conflitto ad alta intensità, pur al prezzo di devastazioni enormi in tutto il Paese.
La rete sociale
Il terzo pilastro è spesso trascurato fuori dal Libano, ma dentro i confini è decisivo.
Hezbollah gestisce:
- scuole e asili;
- cliniche, ospedali, strutture sanitarie;
- associazioni caritative, fondazioni religiose, programmi di sostegno economico.
Nelle aree a maggioranza sciita – dalla Dahiyeh (sobborghi sud di Beirut) al sud del Libano fino alla Bekaa – molti cittadini si affidano a queste strutture più che a quelle statali.
È qui che si capisce perché, anche quando una parte del Paese chiede il disarmo di Hezbollah, un’altra continua a difenderlo.
Hezbollah e il Libano: lo “Stato nello Stato”
Il punto più delicato, per la politica libanese, è sempre stato questo: chi decide la guerra e la pace?
Formalmente dovrebbe essere lo Stato libanese. Nella pratica, per decenni, Hezbollah ha:
- mantenuto un proprio arsenale al di fuori del controllo dell’esercito;
- deciso se e quando aprire un fronte con Israele dal sud del Paese;
- usato la propria forza militare anche negli scontri interni (come nel 2008 a Beirut).
Molti partiti – soprattutto i blocchi sunniti e cristiani – chiedono da anni il disarmo del gruppo e il monopolio statale delle armi. Ma ogni volta il processo si blocca, per paura di una guerra civile o per non far saltare i fragili equilibri di governo.
Iran, Siria e l’“asse della resistenza”
Hezbollah non è solo un attore libanese. È un ingranaggio centrale della strategia iraniana nella regione.
Il legame con Teheran è:
- finanziario: fondi, stipendi dei miliziani, sostegno alle strutture sociali;
- militare: armi, tecnologie, formazione;
- politico: coordinamento delle linee comuni contro Israele e gli Stati Uniti.
Dal 2012 in poi, il gruppo gioca un ruolo chiave anche in Siria, dove interviene apertamente per salvare il regime di Bashar al-Assad. Invia combattenti, partecipa alle offensive decisive, perde centinaia di uomini ma consolida la propria esperienza di guerra “fuori casa”.
Allo stesso tempo entra nella rete delle milizie filo-iraniane in Iraq e Yemen, con ruoli di consulenza, addestramento e coordinamento.
Dalla guerra del 2006 alla campagna del 2024
Dopo la guerra del 2006, il fronte tra Hezbollah e Israele non si chiude: resta un conflitto a bassa intensità, fatto di:
- scambi di colpi lungo il confine;
- episodi di infiltrazione;
- accuse reciproche di violare la “Linea blu” tracciata dall’ONU.
Nel 2023-2024, con l’esplosione della guerra tra Israele e Hamas a Gaza, Hezbollah alza il livello dello scontro: razzi, droni, colpi di artiglieria contro il nord di Israele.
La risposta israeliana si concentra nel 2024 in una campagna mirata a:
- colpire i vertici del movimento, incluso lo storico leader Hassan Nasrallah, ucciso in un bombardamento;
- distruggere basi, depositi, infrastrutture nel sud del Libano e nella Dahiyeh.
La potenza militare di Hezbollah ne esce fortemente ridotta, secondo molte analisi, ma non azzerata. Il gruppo conserva battaglioni addestrati e capacità missilistiche, seppure ridimensionate.
Dopo Khamenei: perché Hezbollah è di nuovo al centro della scena
La notte del 28 febbraio 2026, la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei viene uccisa in un attacco attribuito a Stati Uniti e Israele. È uno spartiacque: l’Iran promette vendetta, i suoi alleati si muovono.
Hezbollah reagisce lanciando nuovi missili e droni verso Israele, presentando l’operazione come risposta all’uccisione di Khamenei e come difesa dell’“asse della resistenza”.
La replica israeliana è durissima:
- raid su Beirut, in particolare nei sobborghi sud;
- bombardamenti nel sud del Libano;
- obiettivi colpiti anche tra infrastrutture mediatiche e quartieri residenziali.
Il bilancio è pesante: decine di morti, molti civili; centinaia di feriti; migliaia di sfollati che lasciano le loro case per cercare riparo in scuole, chiese, moschee, strutture d’emergenza.
La mossa storica del governo libanese
Di fronte a questo scenario, il primo ministro Nawaf Salam compie un passo che in Libano, finora, nessuno aveva osato in questi termini: annuncia il divieto delle attività militari di Hezbollah sul territorio libanese e chiede il disarmo del gruppo.
In sostanza, il governo dice:
- basta lanci di missili verso Israele dal suolo libanese;
- la decisione su guerra e pace spetta solo allo Stato;
- esercito e forze di sicurezza devono impedire nuove operazioni armate del movimento.
Sulla carta è un cambio di linea radicale. Nella realtà, tutti sanno che farlo rispettare sarà complicatissimo: Hezbollah mantiene una forte presenza armata, un consenso non trascurabile e il sostegno dell’Iran proprio mentre Teheran vive la fase più delicata della sua storia recente.
Hezbollah è un’organizzazione terroristica?
Qui la risposta cambia a seconda di chi la dà.
- Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Canada e diversi Paesi arabi considerano Hezbollah nella sua interezza – politica e militare – un gruppo terroristico.
- L’Unione Europea inserisce nella lista nera solo l’ala militare, mantenendo margini di contatto con la componente politica.
- Alcuni Stati europei, come la Germania, hanno deciso a livello nazionale di vietare tutto il movimento.
Questo quadro giuridico misto si riflette anche nella diplomazia: ci sono Paesi che parlano con esponenti politici di Hezbollah, altri che rifiutano qualsiasi contatto e si muovono solo tramite il governo libanese o altre forze.
Domande frequenti su Hezbollah
Che cosa significa la parola “Hezbollah”?
In arabo significa “Partito di Dio”. Il nome riflette la natura religiosa e politica del movimento: un partito di ispirazione islamista sciita che si considera impegnato in una “resistenza sacra” contro Israele e l’Occidente.
Hezbollah controlla il Libano?
Non controlla l’intero Paese, ma ha una influenza enorme: è il principale attore nelle aree sciite, pesa molto in Parlamento, ha un proprio braccio armato e una rete di welfare che spesso sostituisce lo Stato. Per questo viene spesso descritto come uno “Stato nello Stato”.
Quanti combattenti ha Hezbollah oggi?
Le cifre esatte non sono pubbliche e le stime variano. Prima della campagna israeliana del 2024 si parlava di decine di migliaia di combattenti e di un arsenale di razzi molto ampio. Dopo anni di bombardamenti mirati, la capacità militare è stata ridotta, ma il gruppo mantiene ancora uomini armati e mezzi sufficienti per colpire Israele e influenzare gli equilibri interni.
Hezbollah dipende completamente dall’Iran?
Il legame con Teheran è strettissimo: senza il supporto iraniano, Hezbollah non avrebbe quel livello di armamento e di respiro regionale. Allo stesso tempo, il movimento tiene conto anche della realtà libanese: dei suoi equilibri confessionali, della crisi economica, del rischio di trascinare il Paese in una nuova guerra totale.
Cosa cambia ora con il bando delle attività militari deciso dal governo libanese?
Sul piano politico è un segnale fortissimo: il governo prende le distanze dalla strategia militare del movimento nel pieno di una guerra regionale. Sul piano pratico, resta da capire se esercito e istituzioni avranno davvero la forza di limitare le azioni armate di Hezbollah, soprattutto mentre il gruppo si presenta come parte di una risposta all’uccisione di Khamenei e alla pressione militare israeliana.
Hezbollah, in fondo, è l’emblema di un paradosso mediorientale: un movimento che nasce come forza di resistenza all’occupazione, diventa partito, si trasforma in potenza militare regionale e finisce per tenere in ostaggio – con la sua stessa esistenza armata – il futuro di un Paese già fragile come il Libano.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






