La vita, a volte, si diverte a fare a pezzi il calendario. Da una parte c’è una sala da matrimonio a Seul, luci, musica, un figlio che si sposa. Dall’altra, quasi in contemporanea, c’è una casa a Catania dove un padre si spegne. In mezzo, un aereo, migliaia di chilometri e un post sui social che tiene insieme gioia e dolore.
Il padre è Gianni La Rosa, volto conosciuto nel centro etneo, e il figlio è Salvo La Rosa, giornalista e conduttore amatissimo dal pubblico siciliano. E allora la domanda viene naturale: chi era davvero quest’uomo di cui, in queste ore, tutti parlano?
L’ottico di Largo Paisiello: mezzo secolo dietro le lenti
Gianni La Rosa non era un personaggio televisivo, né un politico, né un influencer. Era un commerciante. Uno di quelli che, in una città come Catania, diventano quasi parte dell’arredo urbano: sempre lì, stessi orari, stesso sorriso, stessi “buongiorno” che nel tempo diventano confidenze.
Per oltre mezzo secolo ha gestito un negozio di ottica in Largo Paisiello, a due passi dal cuore della città. C’è chi lo ricorda come “l’ottico di famiglia”, quello dove portavi i bambini a cambiare le lenti, i nonni a sistemare la montatura, la mamma a scegliere gli occhiali da sole “buoni”.
È quel tipo di bottega che oggi, tra centri commerciali e grandi catene, sembra quasi una resistenza: luci calde, scaffali pieni, sedie dove ci si ferma a fare due chiacchiere in più del necessario. Ti è mai capitato di avere un negozio così, nella tua città? Uno di quelli dove non sei mai solo un cliente?
Di Gianni, chi lo ha conosciuto racconta soprattutto il carattere: gentile, disponibile, mai sopra le righe, sempre pronto ad ascoltare. Un uomo che ha costruito la propria reputazione non a colpi di slogan, ma di piccoli gesti quotidiani.
Un padre “discreto ma solidissimo” dietro il volto famoso di Salvo
Per il grande pubblico, il cognome La Rosa fa pensare subito a lui: Salvo, anni di televisione locale, programmi cult come “Insieme”, eventi, dirette, festival, sorrisi e battute in dialetto che hanno fatto compagnia a mezza Sicilia.
Dietro quel volto, però, c’era un padre che non ha mai cercato il riflettore. Gianni La Rosa è stato un punto fermo silenzioso: famiglia, lavoro, poche parole e molti fatti. Nel post di addio, Salvo lo definisce un “padre meraviglioso”, capace di essere presente senza invadere, di dare radici e insieme libertà.
Accanto a lui, un altro pezzo importante della storia familiare: la moglie Cristina, che Salvo chiama “anziana e meravigliosa”, e la figlia Palmina, la sorella che è rimasta fisicamente accanto ai genitori nei momenti più difficili, diventando – parole di Salvo – una colonna per tutti.
È una famiglia normale, nel senso più bello del termine: niente clamore, niente copertine, ma una rete di affetti che regge sia quando arrivano i successi in tv, sia quando il telefono squilla da un altro fuso orario con la notizia che non vorresti mai ricevere.
Seul–Catania: un matrimonio, un lutto, un post che li tiene insieme
Il dettaglio che ha colpito di più l’opinione pubblica è il momento in cui Salvo scopre della morte del padre.
Lui è a Seul, in Corea del Sud, perché il figlio Giuliano si sta per sposare con la compagna Misong. Un viaggio di festa, di famiglia, di scatti felici. “La vita è davvero strana – scrive – e riesce a regalarti grandi gioie e dolori enormi anche contemporaneamente”.
Da una parte, quindi, l’emozione di accompagnare il figlio all’altare, dall’altra il dolore di dover dire addio al proprio padre a migliaia di chilometri di distanza. Il post che Salvo pubblica sui social è un impasto di gratitudine, smarrimento e tenerezza: ringrazia la madre Cristina e la sorella Palmina per aver assistito Gianni fino all’ultimo, saluta il padre con un “fai buon viaggio” pieno d’amore e, nello stesso respiro, augura a Giuliano e a sua moglie una vita felice insieme.
Non è difficile immaginare la scena: una stanza d’albergo dall’altra parte del mondo, la famiglia raccolta, le valigie quasi pronte per la festa, e all’improvviso la consapevolezza che al rientro in Sicilia ci sarà un altro rito da vivere, molto più duro: il funerale.
Ti sei mai chiesto come si affronta una doppia svolta del genere, nel giro di poche ore? Un figlio che comincia la sua vita di marito, un padre che chiude la sua.
Il saluto di Catania: i funerali nella chiesa di San Biagio
Per dare l’ultimo saluto a Gianni La Rosa, Catania si prepara a stringersi attorno alla sua famiglia. I funerali sono fissati per giovedì 5 marzo, nel pomeriggio, nella chiesa di San Biagio, una delle chiese più note del centro.
È lì che amici, parenti, clienti storici del negozio e tanti catanesi che hanno incrociato Gianni almeno una volta nella vita potranno salutarlo. Non solo come “il padre di Salvo”, ma come Gianni e basta: l’uomo che ti aggiustava gli occhiali senza fretta, che ti chiedeva come stavi, che magari ricordava a memoria i nomi dei tuoi figli.
Salvo, rientrando dalla Corea, ha fatto sapere che tornerà in Sicilia in tempo per essere presente. Ci saranno anche la moglie, i figli, la sorella, la madre Cristina. E sicuramente tanti volti noti del mondo dello spettacolo e del giornalismo etneo, che negli anni hanno imparato a considerare casa anche quella bottega di Largo Paisiello.
Un lutto che è anche un pezzo di città che se ne va
Quando muore una persona come Gianni La Rosa, non è solo una famiglia a perdere qualcuno. A modo suo, perde un pezzo anche la città.
Se chiude un negozio storico, non è solo questione di saracinesche e affitti: si spegne una piccola centrale di relazioni, un luogo di memoria. Quante persone, passando davanti all’ottica, penseranno “ci venivo con mio padre”, “qui ho fatto i primi occhiali da sole da grande”? Quanti bambini diventati adulti si ricorderanno di quella poltroncina su cui si sedevano mentre lui sistemava le montature?
In un’epoca in cui tutto si compra online e le vetrine si somigliano tutte, figure come Gianni tengono insieme, senza far rumore, il tessuto delle città. Sono punti cardinali non segnati sulle mappe: sai che ci sono, sai che se hai bisogno li trovi, dai occhiali rotti a una chiacchierata in più.
Il doppio messaggio di questa storia: radici e passaggi di testimone
La vicenda di Gianni e Salvo La Rosa ha un sapore particolare perché, volendo, la si può leggere come un passaggio di testimone generazionale.
Da una parte c’è un padre che ha dedicato la vita al lavoro manuale, al commercio, al contatto diretto con la gente. Dall’altra un figlio che ha portato quel capitale di simpatia e relazioni nello studio televisivo, davanti alle telecamere, costruendosi una carriera di successo. E in mezzo, ancora, un’altra generazione: i figli di Salvo, con Giuliano che si sposa in Corea, portando il cognome La Rosa ancora un passo più lontano.
È come se, in un solo fine settimana, si fossero incontrati tre livelli di storia familiare:
- il nonno che se ne va,
- il padre che torna in fretta e furia per salutarlo,
- il figlio che comincia una nuova vita matrimoniale.
Una famiglia siciliana come tante, e allo stesso tempo una famiglia che molti sentono un po’ anche loro, perché con Salvo in tv ci sono cresciuti.
Un addio che profuma di “grazie”
Alla fine, al netto dei titoli e del clamore mediatico per il contrasto tra Seul e Catania, il cuore di questa storia è semplice: un figlio che dice “grazie” a suo padre. Grazie per avergli insegnato il lavoro, la misura, la gentilezza. Grazie per essere stato una presenza solida, anche senza fare rumore.
Gianni La Rosa se n’è andato così come aveva vissuto: con discrezione, senza cercare la scena. Ma il segno che lascia non è una carriera televisiva, né un premio, né un numero di share: è il ricordo di chi, rientrando in casa con un nuovo paio di occhiali, sapeva di poter dire “sono passato da Gianni”.
E questo, a pensarci bene, è uno dei modi più belli per restare nel cuore di una città.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






