45enne Ha un malore e muore morto nel parcheggio dell’Interspar di Rovigo, cos’è successo? La sua storia, cosa si sa di lui

Daniela Devecchi

45enne Ha un malore e muore morto nel parcheggio dell’Interspar di Rovigo, cos'è successo? La sua storia, cosa si sa di lui

Una mattina qualunque, un corpo a terra nel parcheggio

È martedì mattina, in viale Porta Adige a Rovigo il flusso è quello di sempre: auto che entrano ed escono, carrelli carichi, chi va di corsa al lavoro e chi si concede una spesa tranquilla. Nel grande parcheggio davanti all’Interspar, tra righe bianche e carrelli, a un certo punto qualcosa si spezza: un uomo cade a terra, all’improvviso.

Qualcuno si ferma, qualcuno si scansa, qualcuno prende il telefono e chiama i soccorsi. Nel giro di pochi minuti arrivano ambulanza e automedica, il personale sanitario scende in fretta, apre le porte, porta fuori la barella. Iniziano le manovre di rianimazione, il massaggio cardiaco, i tentativi ostinati di riportarlo indietro. Ma per quell’uomo non c’è niente da fare: muore lì, sull’asfalto del parcheggio, sotto gli occhi di chi stava facendo la spesa.

Chi è l’uomo: un 45enne senza dimora che “gravita in zona”

Per ora la cronaca lo racconta così: un uomo di circa 45 anni, senza dimora, una persona fragile che da tempo gravitava nella zona del supermercato di viale Porta Adige. Niente nome, niente cognome, nessuna foto ufficiale. Solo un profilo essenziale, che dice moltissimo e quasi nulla allo stesso tempo.

Molti lo avevano già visto, in quelle settimane, nei dintorni dell’Interspar: una figura conosciuta di vista, una di quelle presenze che diventano parte del paesaggio, al punto che smetti quasi di notarli davvero. Finché un giorno li trovi a terra, circondati dai lampeggianti.

Ti è mai capitato di ripensare al volto di una persona senza dimora solo quando smette di essere lì, nel solito angolo?

Cosa è successo nel parcheggio dell’Interspar

Al netto delle formule di rito, la dinamica è semplice e crudele.

La mattina del 3 marzo 2026 l’uomo si sente male nel parcheggio davanti al supermercato Interspar. Il malore è descritto come improvviso: lui si accascia al suolo e non riesce più a rialzarsi. Alcune persone assistono alla scena, altre si avvicinano, parte la chiamata ai soccorsi.

Sul posto arrivano i sanitari, che lavorano a lungo per rianimarlo. Le manovre proseguono per diversi minuti, ma il cuore non riparte. L’uomo viene dichiarato morto lì, nel posteggio dove fino a poco prima si cercava solo un posto libero per l’auto.

Insieme al personale sanitario arrivano anche le forze dell’ordine, che delimitano l’area e avviano gli accertamenti di rito. Dagli elementi raccolti sul posto non emergono segni di violenza o tracce che facciano pensare ad altro: l’ipotesi è quella di una morte dovuta a un malore improvviso, una morte accidentale che coglie una persona già provata da una vita di strada.

Nessun giallo, nessuna pista da romanzo. Solo il silenzio di un parcheggio improvvisamente svuotato, e una vita che si interrompe a pochi metri dai carrelli della spesa.

I parcheggi dei supermercati, non-luoghi dove la fragilità si vede davvero

Non è la prima volta che un parcheggio diventa scena di una tragedia. I grandi posteggi dei supermercati, le aree commerciali, le bretelle di scorrimento sono non-luoghi dove le vite ai margini emergono all’improvviso: qualcuno chiede una moneta, qualcuno dorme in auto, qualcuno cerca solo un po’ di riparo, qualcuno – come in questo caso – si spegne di colpo.

In una città come Rovigo, le storie di chi vive per strada non sono rare. Negli ultimi mesi ha fatto molto discutere la vicenda di Kevin Henriques, conosciuto come “Astun”, un senzatetto di origine spagnola trovato morto in una casetta di legno alla periferia della città: anche in quel caso, una persona fragile, seguita in parte dai servizi, ma difficilissima da agganciare davvero.

Dopo quella morte, la politica locale aveva chiesto di mappare le situazioni più difficili, di tenere il radar acceso sulle persone che rifiutano gli aiuti o li accettano a fasi alterne. Perché non basta offrire un posto letto: serve tempo, fiducia, continuità.

In parallelo, la città si è abituata alla presenza del cosiddetto “senzatetto scalzo”, un giovane clochard che da tempo staziona davanti ai supermercati, spesso a piedi nudi, muto o quasi. Per mesi qualcuno ha pensato potesse essere il ragazzo olandese scomparso, Sidney Lute, ma gli accertamenti hanno escluso questa ipotesi. È rimasto un uomo senza nome per l’opinione pubblica, un volto che vediamo ogni giorno senza sapere nulla di lui.

Mettendo in fila questi frammenti – il 45enne dell’Interspar, Astun, il senzatetto scalzo – appare chiaro un filo comune: la città è piena di esistenze che scorrono a pochi metri da noi, e che incrociano la nostra quotidianità proprio in luoghi come questi, i parcheggi dei supermercati, i margini delle strade, gli ingressi dei centri commerciali.

Una città che sa, ma fatica a intervenire

C’è un aspetto che colpisce in molte di queste storie: quasi sempre, di queste persone “si sapeva”. Qualcuno le vedeva tutti i giorni, qualcuno aveva provato a parlare con loro, spesso i servizi sociali erano già entrati in contatto, con esiti alterni.

Succedeva anche con Astun: seguito dal Comune e dai servizi sanitari, ma spesso restio ad accettare proposte strutturate. È un copione che si ripete: molti senza dimora rifiutano i dormitori, le regole, gli orari, i percorsi di inserimento. Preferiscono la strada, per paura, sfiducia, fatica, dipendenze, traumi accumulati.

E allora la domanda da città, più che da cronaca, è un’altra: quanto riusciamo davvero a raggiungerle, queste persone? Quanto ci accontentiamo di sapere che “sono lì”, in un parcheggio o sotto un portico, senza chiederci cosa potrebbe succedere a quell’equilibrio precario alla prima notte di gelo o al primo malore serio?

Il 45enne morto nel parcheggio dell’Interspar, per ora, ha solo età approssimativa e etichetta sociale: “senzatetto”. Ma dietro quelle poche righe ci sarà quasi certamente una storia di lavoro perso, di famiglia lontana, di documenti scaduti, di panchine e ricoveri temporanei. Una trama che nessuno, al momento, ha ancora ricostruito.

Non solo cronaca: la dignità di un ultimo sguardo

Dal punto di vista strettamente giornalistico, la notizia potrebbe chiudersi in poche righe: malore improvviso, uomo senza dimora, soccorsi vani, accertamenti in corso. Fine.

Ma è davvero sufficiente? Ridurre tutto a una nota di servizio rischia di togliere anche l’ultimo frammento di dignità a chi muore così, in un parcheggio, sotto il cielo aperto, a due passi dalle nostre commissioni.

Ogni volta che accade qualcosa del genere, la città ha un’occasione: chiedersi che cosa non ha funzionato prima. Se ci sono stati segnali sottovalutati, se si sarebbe potuto insistere di più con una proposta di accoglienza, se c’erano associazioni o singoli cittadini che avevano già lanciato un allarme.

Non esistono risposte semplici, né colpe nette da distribuire. Ma la sequenza di casi che hanno attraversato Rovigo negli ultimi tempi dice una cosa chiara: il confine tra “ci stiamo occupando dei più fragili” e “li stiamo semplicemente tenendo ai margini” è sottilissimo.

Cosa succede adesso

Sul piano tecnico, nelle ore e nei giorni successivi spettano alla magistratura e alle forze dell’ordine le decisioni sugli accertamenti: stabilire in modo preciso le cause del decesso, valutare se disporre esami ulteriori, completare l’identificazione formale dell’uomo.

La parte davvero interessante, però, riguarda il dopo. Se e come il Comune deciderà di rimettere al centro la questione dei senza dimora che vivono nei non-luoghi della città: parcheggi, stazioni, bretelle, retro dei supermercati. Da tempo operatori e volontari chiedono interventi non solo emergenziali, ma continui, capaci di costruire fiducia, di resistere al primo rifiuto, di essere presenti anche quando non c’è l’emergenza freddo o la grande tragedia da prima pagina.

Nel frattempo, il parcheggio dell’Interspar tornerà a essere quello di sempre. Le auto cercheranno posto, i carrelli scorreranno, qualcuno tirerà dritto, qualcuno – chissà – rallenterà per un attimo il passo passando proprio su quel punto, ricordandosi che lì, un martedì mattina qualsiasi, la città ha incrociato da vicino una delle sue fragilità più profonde.

FAQ

Chi è l’uomo morto nel parcheggio dell’Interspar di Rovigo?
Si tratta di un uomo di circa 45 anni, senza dimora, descritto come persona fragile che gravitava da tempo nella zona del supermercato di viale Porta Adige. Al momento il suo nome non è stato reso noto.

Quando è avvenuto il fatto?
La tragedia è successa la mattina di martedì 3 marzo 2026, intorno alle 10, nel parcheggio davanti al supermercato Interspar in viale Porta Adige.

Qual è la causa della morte?
Dalle prime informazioni si parla di un malore improvviso. Sul posto non sarebbero emersi elementi che facciano pensare a cause diverse da una morte accidentale legata alle condizioni di salute dell’uomo.

I soccorsi sono intervenuti subito?
I mezzi di emergenza sono arrivati nel parcheggio e il personale sanitario ha tentato a lungo le manovre di rianimazione. Nonostante gli sforzi, per l’uomo non c’è stato nulla da fare.

Perché questo caso è legato al tema dei senzatetto a Rovigo?
Perché il 45enne è descritto come senza dimora, e arriva dopo altri episodi che hanno coinvolto persone che vivevano in strada in città. È un’ennesima spia di un fenomeno più ampio: vite vissute ai margini, spesso visibili a tutti ma difficili da raggiungere davvero.