Saveria Doldo, 42enne, è morta nel piazzale della Campagnolo Trasporti a Tezze sul Brenta travolta da una motrice, cos’è successo? La sua storia e le domande sulla sicurezza

Daniela Devecchi

Saveria Doldo, chi era la 42enne morta nel piazzale della Campagnolo Trasporti a Tezze sul Brenta travolta da una motrice? La sua storia e le domande sulla sicurezza

La chiamavano per nome, Saveria, nel piazzale dei camion. Una donna di 42 anni, partita dalla sua Calabria per lavorare al Nord, che ogni settimana si muoveva tra Sud e Veneto per tenere insieme lavoro, distanza e fatica. Nella notte tra l’1 e il 2 marzo 2026, quel piazzale di Tezze sul Brenta (Vicenza) è diventato il luogo dove la sua vita si è fermata per sempre.

Travolta da una motrice di camion in manovra, mentre era al lavoro. Un altro turno notturno, un’altra morte sul lavoro che si aggiunge a un elenco che sembra non finire mai.

Chi era Saveria Doldo

Di Saveria Doldo sappiamo che aveva 42 anni e che le sue radici affondavano nel Sud, in provincia di Reggio Calabria, con riferimenti specifici a Cardeto come paese d’origine. Una vita costruita tra chilometri di strada, lavoro duro e un settore – quello dei trasporti e della logistica – che non conosce orari “comodi”.

Le informazioni disponibili la descrivono come lavoratrice del settore autotrasporto, legata a una ditta che operava per la Campagnolo Trasporti. In alcune ricostruzioni viene indicata come dipendente o collaboratrice di un’azienda esterna, in altre come titolare di una piccola impresa di trasporti con sede in Calabria.

Il quadro che emerge è quello di una donna che aveva costruito il proprio mestiere nel mondo dei camion, con un ruolo che univa responsabilità, esperienza e grande adattabilità. Non ci sono dettagli affidabili sulla sua vita privata – marito, compagno, figli – quindi è giusto fermarsi dove si fermano le informazioni certe, senza invadere uno spazio che appartiene solo alla famiglia.

Quello che resta, al di là dei documenti, è l’immagine di una lavoratrice pendolare tra Sud e Nord, che affrontava regolarmente lunghi viaggi per garantire presenza e servizio nel piazzale veneto dove poi ha perso la vita.

L’incidente nel piazzale di Tezze sul Brenta

La notte dell’incidente è quella tra domenica 1 e lunedì 2 marzo 2026, poco dopo la mezzanotte. Siamo nel piazzale della Campagnolo Trasporti, azienda specializzata nel trasporto merci, in particolare nel refrigerato, a Tezze sul Brenta, in provincia di Vicenza.

Saveria si trova nel piazzale, impegnata nelle sue mansioni. In quello stesso momento una motrice di un autoarticolato sta effettuando una manovra.

Secondo le prime ricostruzioni, il mezzo l’avrebbe centrata in pieno, senza che l’autista – un uomo di circa cinquant’anni, descritto come esperto e abituale frequentatore di quel piazzale – si accorgesse della sua presenza. Si parla di angoli ciechi, di visibilità limitata nelle ore notturne, di un’area in cui si incrociano continuamente camion, rimorchi, pedoni e muletti.

L’impatto viene descritto come violento, al punto che per Saveria non c’è stato nulla da fare: i sanitari arrivati sul posto hanno potuto solo constatare il decesso.

Sul piazzale sono intervenuti Suem 118, vigili del fuoco, carabinieri e tecnici dello Spisal, il servizio per la sicurezza negli ambienti di lavoro. L’area dove è avvenuto l’incidente è stata sequestrata, così come il mezzo coinvolto, per consentire rilievi e accertamenti.

Le indagini e le domande aperte

Le indagini in corso puntano a ricostruire ogni dettaglio:

  • la traiettoria della motrice;
  • la posizione esatta di Saveria al momento dell’impatto;
  • le condizioni di illuminazione e segnaletica nel piazzale;
  • le procedure di sicurezza adottate per le manovre notturne.

Sono stati acquisiti i filmati delle telecamere presenti nella zona, che potrebbero chiarire tempistiche, movimenti del mezzo e margini di visibilità. La Procura ha aperto un fascicolo e la salma di Saveria è stata messa a disposizione per gli accertamenti medico-legali, con un’autopsia che dovrà definire con precisione la dinamica lesiva, anche se l’ipotesi prevalente parla di schiacciamento da parte del camion.

Sullo sfondo, la domanda che ritorna ogni volta che succede qualcosa del genere: quanto è davvero sicuro un piazzale logistico nelle ore di punta e di notte? E le procedure previste sulla carta vengono sempre rispettate, aggiornate, rese concrete?

Una vita tra Sud e Nord, dentro il mondo dei camion

Il profilo professionale di Saveria racconta di una donna immersa nel mondo dei trasporti pesanti, con alle spalle anni di lavoro fra carichi, scarichi, documenti, viaggi, orari impossibili.

È il ritratto di una parte d’Italia che spesso vediamo solo di sfuggita: quella dei piazzali aperti h24, dei camion frigo che devono partire e arrivare in orari strettissimi, delle notti passate tra bilance, baie di carico e rumore di motori accesi.

Il fatto che avesse radici in Calabria e lavorasse in Veneto non è un dettaglio da poco: racconta il percorso di molte lavoratrici e lavoratori che si spostano continuamente tra regioni per trovare un impiego stabile. Una geografia fatta di autostrade, aree industriali, magazzini nascosti dietro le grandi vie di scorrimento.

In questa storia, però, non c’è solo la cronaca di un impatto fatale. C’è una questione più profonda: quanto costa, in termini di rischio, un lavoro che obbliga a stare per ore in piazzali dove mezzi da decine di tonnellate si muovono di continuo?

La voce dei sindacati e delle istituzioni

La morte di Saveria ha subito acceso le reazioni del mondo sindacale.

La Uil Veneto ha sottolineato come quella di Tezze sul Brenta sia la quinta vittima sul lavoro dall’inizio del 2026 solo nella regione. Non si parla di “fatalità”, ma di prezzo inaccettabile che continua ad essere pagato da chi lavora in fabbrica, nei cantieri, nei magazzini, nei piazzali dei trasporti.

Anche i sindacati dei trasporti e della logistica hanno rimarcato da tempo la criticità di questo settore: turni spezzati, attività che si svolgono spesso di notte, tempi stretti, necessità di far convivere in pochi metri mezzi pesanti e persone a piedi.

Il sindaco di Tezze sul Brenta, da parte sua, ha espresso cordoglio alla famiglia di Saveria, sottolineando come questa tragedia leghi simbolicamente Nord e Sud, unendo il comune veneto al paese d’origine della lavoratrice.

Parole che, da sole, però non bastano. Servono scelte concrete: più controlli, formazione, procedure rigide nelle manovre, zone di sicurezza per i pedoni, sistemi tecnologici che aiutino a ridurre il rischio di investimento in retro o in aree cieche.

Morti sul lavoro: un elenco che continua ad allungarsi

Il caso di Saveria Doldo non è isolato. È un tassello in più dentro un quadro che, anno dopo anno, racconta di centinaia di morti sul lavoro in Italia.

Il Veneto, in particolare, registra da tempo numeri che mantengono alta l’attenzione su fabbriche, magazzini, cantieri, logistica. Ogni incidente porta con sé dinamiche diverse, ma le parole chiave tornano sempre le stesse: sicurezza, prevenzione, controlli, formazione.

Questa storia mette a fuoco un contesto preciso: quello dei piazzali di carico e scarico. Non sono semplici “parcheggi”: sono luoghi di lavoro ad altissimo rischio, dove le regole dovrebbero essere rigorose quanto – e forse più – di quelle applicate dentro gli stabilimenti.

Ricordare il nome di Saveria, raccontare chi era e cosa faceva, significa anche questo: rimettere al centro le persone dietro le statistiche, fare in modo che ogni inchiesta non si chiuda soltanto con un fascicolo archiviato, ma con un cambiamento reale nelle condizioni di lavoro.

FAQ su Saveria Doldo e l’incidente di Tezze sul Brenta

Chi era Saveria Doldo?
Saveria Doldo era una lavoratrice di 42 anni, originaria della provincia di Reggio Calabria, impegnata nel settore trasporti e logistica, legata operativamente alla Campagnolo Trasporti di Tezze sul Brenta.

Dove è avvenuto l’incidente in cui è morta?
L’incidente è avvenuto nel piazzale della Campagnolo Trasporti a Tezze sul Brenta (Vicenza), un’area di carico e scarico merci in cui transitano quotidianamente camion e motrici.

Come è morta Saveria Doldo?
Saveria è stata travolta da una motrice di camion in manovra nel piazzale. L’impatto è stato fatale e i soccorsi non hanno potuto fare altro che constatare il decesso.

Le indagini hanno già individuato un responsabile?
Le indagini sono in corso: vengono analizzate telecamere, rilievi sul posto, condizioni di sicurezza e posizione dei mezzi. La Procura ha aperto un fascicolo per chiarire eventuali responsabilità sul piano penale e della sicurezza sul lavoro.

Perché il caso di Saveria Doldo è così discusso?
Perché unisce diversi temi sensibili: morti sul lavoro, sicurezza nei piazzali logistici, condizioni di chi lavora nei trasporti e la storia di una donna che, partita dal Sud, ha trovato la morte in un piazzale del Nord mentre stava semplicemente facendo il proprio lavoro.