Chi era don Aronne Gubinelli, il parroco di Serrapetrona morto a 90 anni: custode della bellezza e della comunità

Serena Comito

Chi era don Aronne Gubinelli, il parroco di Serrapetrona morto a 90 anni: custode della bellezza e della comunità

Nella serata del 29 febbraio, alle 21.15, Serrapetrona ha perso il suo parroco storico. Don Aronne Gubinelli è morto a 90 anni, in silenzio, come capita alle figure che sembrano “sempre lì” e che nessuno immagina davvero di dover salutare. Era il parroco di San Clemente, volto familiare per chi vive in paese e nelle frazioni, voce delle messe, delle benedizioni, dei funerali e delle feste di comunità.

Per molti non è stato solo un sacerdote, ma un riferimento costante: quello che incontri in piazza, che ti ascolta fuori dalla chiesa, che entra nelle case nei momenti belli e in quelli che fanno male.

Chi era don Aronne Gubinelli

Don Aronne Gubinelli era il parroco della parrocchia di San Clemente, a Serrapetrona, nell’arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche. Il suo nome è legato da anni a questa realtà: San Clemente, la chiesa di San Francesco e le altre chiese del territorio che fanno capo alla stessa comunità.

Novant’anni compiuti, una vita intera passata tra sagrestie, navate, sacrestani, catechismo, feste patronali, visite agli anziani, gruppi di volontari. Chi lo ha conosciuto lo descrive come un parroco concreto, legato alla sua gente, più interessato a stare “in mezzo” che a mettersi in prima fila.

Non era un prete mediatico, da interviste e conferenze. Il suo nome gira soprattutto nelle cronache locali e nelle note diocesane. Ma se ti sposti a Serrapetrona, basta chiedere in paese: “Don Aronne” non ha bisogno di cognome.

Il legame con Serrapetrona e le sue famiglie

Nel messaggio ufficiale di cordoglio, il Comune di Serrapetrona usa parole pesanti, di quelle che non si sprecano per tutti:

«Per anni don Aronne ha rappresentato un pilastro saldo, capace di ascolto, conforto e sostegno nei momenti di gioia e in quelli di difficoltà… Ha lasciato un segno indelebile nel cuore di tutti noi».

“Pilastro saldo” vuol dire che c’era, punto. Quando nasce un figlio, quando si celebra un matrimonio, quando muore qualcuno, quando c’è da tirare su una comunità dopo un terremoto.

Il suo modo di fare non era spettacolare, ma costante. Chi passa la vita in parrocchia lo sa: non sono solo messe e omelie, ma chilometri di macchina per benedizioni, ore passate ad ascoltare storie al telefono, porte che restano aperte fino a tardi.

Il terremoto del 2016 e le opere salvate dalle chiese

Il nome di don Aronne è legato in modo fortissimo a un capitolo preciso della storia recente di Serrapetrona: il terremoto del 2016.

Dalle cronache locali emerge una scena chiara: lui, già anziano, letteralmente tra le macerie e la polvere, deciso a non lasciare indietro il patrimonio artistico delle chiese delle frazioni. Dipinti, crocifissi, oggetti sacri che rischiavano di andare perduti per sempre vengono recuperati grazie a un lavoro di squadra fatto di volontari, tecnici, carabinieri del Nucleo Tutela Beni Culturali, vigili del fuoco, Soprintendenza. E in mezzo c’è lui, il parroco, che conosce ogni altare, ogni quadro, ogni statua.

In quegli anni nasce anche il progetto che trasforma Serrapetrona in un “contenitore unico” per le opere salvate dal sisma: 26 opere vengono esposte nella chiesa di Santa Maria in Piazza, restaurata, per permettere ai cittadini di continuare a vederle e sentirle “loro” in attesa che le chiese danneggiate possano riaprire.

In un’intervista del 2018, don Aronne definisce quel momento “importante per la vita dell’intera cittadina” e confessa un solo rammarico: le opere non possono ancora tornare nei loro luoghi originari, nei piccoli altari che le hanno ospitate per anni o secoli.

È l’immagine che resta addosso: un parroco che non difende solo le anime, ma anche l’arte, perché sa che quelle tele e quei crocifissi sono memoria viva di una comunità. “Custode della bellezza”, lo chiamano oggi. In fondo, è esattamente quello che ha fatto.

L’episodio dei ladri nella notte

C’è un episodio, raccontato più volte dai giornali locali, che restituisce bene il carattere di don Aronne.

Siamo nel 2014. È notte fonda a Serrapetrona. Don Aronne sente dei rumori strani, si alza dal letto e capisce che qualcosa non va. Qualcuno sta cercando di scardinare la porta della chiesa di San Francesco, nel centro del paese. Non chiama solo i carabinieri e resta alla finestra. Scende, si fa vedere, interviene. I ladri capiscono che il colpo è saltato e scappano.

Non è una scena da film, è vita di paese: un parroco anziano che, invece di girarsi dall’altra parte, protegge la sua chiesa come si protegge casa propria. Perché per lui quella chiesa lo era davvero.

Il saluto della comunità e l’ultimo omaggio

La notizia della morte di don Aronne è stata diffusa subito dal Comune di Serrapetrona, con un messaggio pubblicato sui social, in cui si annuncia che il parroco “è tornato alla casa del Padre” alle 21.15 del 29 febbraio.

La camera ardente viene allestita nella chiesa di San Francesco, aperta dalle 10 alle 21 per permettere a tutti di passare, fermarsi un momento, lasciare un saluto. Il funerale è fissato per il giorno successivo, alle 10.30, sempre a Serrapetrona.

È il rito che chiude una presenza lunga decenni. Ma chi frequenta questi paesi sa che figure come la sua continuano a restare nel modo in cui la gente racconta le storie: “te lo ricordi quando…”, “una volta don Aronne disse…”, “se non c’era lui quella volta lì…”.

E poi ci sono le opere d’arte salvate dal sisma, quelle che oggi qualcuno guarda sapendo che, se non ci fosse stato quel parroco ostinato a spingere per tenerle in paese, forse non sarebbero più lì.

Domande frequenti sulla morte di don Aronne Gubinelli

Quando è morto don Aronne Gubinelli?
Don Aronne Gubinelli è morto la sera del 29 febbraio 2026, alle 21.15, come indicato nel messaggio ufficiale del Comune di Serrapetrona e ripreso dalle cronache locali.

Quanti anni aveva don Aronne Gubinelli?
Aveva 90 anni. A riferirlo è l’articolo pubblicato da Cronache Maceratesi il 1° marzo 2026.

Di quale parrocchia era parroco?
Era parroco della parrocchia di San Clemente a Serrapetrona, da cui dipendono anche la chiesa di San Francesco e altre chiese del territorio comunale.

Perché viene definito “custode della bellezza”?
Perché dopo il terremoto del 2016 si è speso in prima persona per salvare e mettere in sicurezza il patrimonio artistico delle chiese di Serrapetrona e delle frazioni: dipinti, crocifissi, opere sacre poi confluite nelle mostre e nei percorsi dedicati all’“arte salvata” in paese.

C’è un episodio particolare che lo racconta bene?
Sì, nel 2014 mise in fuga alcuni ladri che stavano tentando di forzare la porta della chiesa di San Francesco. Svegliato dai rumori, scese subito e, con la sua presenza, li costrinse a scappare. Anche questo episodio è stato ricordato nelle cronache sulla sua morte.