Morto Tommaso Vidali, 23enne di Fossalta Maggiore: il soffocamento da bambino, gli anni di cura, l’amore della famiglia e l’addio del paese

Daniela Devecchi

Morto Tommaso Vidali, 23enne di Fossalta Maggiore: il soffocamento da bambino, gli anni di cura, l’amore della famiglia e l’addio del paese

La storia di Tommaso Vidali, 23 anni, è una di quelle che segnano per sempre una famiglia e un intero paese. A Fossalta Maggiore di Chiarano, piccola frazione del Trevigiano, il suo nome non è solo quello di un ragazzo scomparso troppo presto: è il simbolo di una battaglia durata più di vent’anni, fatta di cure, riabilitazione, amore quotidiano e una comunità che si è stretta attorno ai suoi cari fino all’ultimo saluto.

La vita stravolta a 13 mesi

Per capire chi era Tommaso bisogna tornare indietro di più di vent’anni, a quando era appena un neonato.

A 13 mesi, a fine 2003, un semplice boccone di frutta gli resta “di traverso”. Un soffocamento improvviso, l’arresto cardiaco, la corsa in ospedale, il cuore che riparte ma il cervello che è rimasto troppo a lungo senza ossigeno. Da quel momento, la vita di Tommaso e della sua famiglia cambia completamente.

I medici parlano subito chiaro: i danni cerebrali sono molto gravi e l’aspettativa di vita è incerta, ridotta. Da lì inizia un percorso complesso, fatto di ospedali, centri di riabilitazione, specialisti e scelte difficili. La famiglia non si tira mai indietro.

Una famiglia presente, che ha fatto quadrato

Accanto a Tommaso, in tutti i racconti, c’è sempre la sua famiglia.

La mamma Etta, maestra elementare in pensione, il papà Giorgio, funzionario regionale ora in pensione, i fratelli Giulio e Arianna, la nonna Ermelinda, i cognati Stefania e Riccardo, i nipotini Lorenzo e Filippo, zii e parenti: attorno a lui c’era una rete affettiva forte, radicata, che non ha mai smesso di esserci.

Chi lo conosceva racconta di una famiglia che ha organizzato la propria vita intorno alle esigenze di Tommaso, con una presenza costante, giorno dopo giorno. Nessun gesto eclatante, nessun clamore: solo una lunga fedeltà silenziosa alla cura, alla dignità del figlio e del fratello.

Le cure, la riabilitazione, i sorrisi

Dopo il primo ricovero all’ospedale di Oderzo, Tommaso viene seguito per anni nelle strutture specializzate del territorio.

Un ruolo centrale lo ha la realtà de “La Nostra Famiglia”, tra Conegliano e Oderzo, dove Tommaso svolge un lungo percorso di riabilitazione e dove frequenta anche la scuola, arrivando a completare lì elementari e medie.

La madre racconta che, nonostante le gravissime limitazioni fisiche, Tommaso riusciva a comunicare a modo suo. Un sorriso, un cenno, un’espressione bastavano a far capire se fosse contento o infastidito. Quei piccoli segnali, per chi gli stava accanto ogni giorno, valevano come frasi intere.

Con il passare degli anni, Tommaso viene seguito anche dal Centro diurno “Il Mosaico” di Oderzo, altra realtà fondamentale nella sua quotidianità. È proprio a questo centro che la famiglia chiede di destinare le offerte in sua memoria, al posto dei fiori: un gesto che racconta bene quanto fosse forte il legame con chi lo ha curato e accompagnato.

La salute fragile e l’ultima complicanza

La condizione di Tommaso, segnata dall’episodio di soffocamento da bambino, è sempre stata delicata. I medici, già nei primi anni, avevano spiegato che il suo fisico era più fragile, esposto a complicanze e con una prospettiva di vita più corta rispetto a quella di un coetaneo sano.

Negli ultimi tempi, secondo quanto raccontato dalla famiglia, si è manifestata una grave complicanza legata all’alimentazione. La situazione si aggrava al punto da rendere necessario un nuovo ricovero all’ospedale di Oderzo, dove Tommaso viene assistito fino agli ultimi momenti.

È lì che, mercoledì, si spegne a soli 23 anni. Attorno a lui, ancora una volta, ci sono i suoi cari e il personale sanitario che lo conosceva e lo seguiva da tempo.

Il grazie a chi lo ha seguito per anni

Nei messaggi della famiglia emergono molti ringraziamenti. Non formali, ma molto concreti.

Vengono citati la Nostra Famiglia, il Centro diurno Il Mosaico, il reparto di Medicina dell’ospedale di Oderzo, alcune figure in particolare – tra cui i medici e operatori che lo hanno avuto in cura a lungo – e persone come la “cara Tiziana”, che evidentemente hanno rappresentato per Tommaso e per i suoi una presenza importante e costante.

È come se, dietro a ogni nome, ci fosse un pezzo di quella battaglia iniziata quando lui aveva poco più di un anno e proseguita senza soste per oltre due decenni.

L’addio di Fossalta Maggiore

La notizia della morte di Tommaso ha gettato un velo di tristezza su Fossalta Maggiore di Chiarano. In un paese piccolo, dove tutti sanno chi sei, la sua storia era conosciuta e condivisa.

Per dargli l’ultimo saluto, la comunità si raccoglie nella chiesa parrocchiale di San Marco:

  • Il rosario viene recitato la sera precedente, con molte persone presenti a fianco della famiglia.
  • Il funerale si tiene venerdì 27 febbraio, alle ore 15, sempre nella chiesa di Fossalta Maggiore, con il paese idealmente fermo per accompagnare Tommaso nel suo ultimo viaggio.

La salma, dopo la cerimonia, viene accompagnata al cimitero di Fossalta Maggiore per la sepoltura. Anche qui, un gesto di discrezione e concretezza: la richiesta di “non fiori”, ma offerte destinate al Centro diurno Il Mosaico di Oderzo, importante punto di riferimento nella sua vita.

Il ricordo che resterà

Chi ha incrociato Tommaso – in famiglia, nelle strutture dove è stato seguito, in paese – non lo ricorda solo per la malattia o per le difficoltà. Lo ricorda per quei sorrisi che arrivavano dopo una fatica immensa, per la forza con cui ha attraversato una vita che, fin dall’inizio, non gli ha dato sconti.

E resta anche l’immagine della sua famiglia: una madre, un padre, dei fratelli e dei nonni che hanno trasformato una diagnosi durissima in un impegno quotidiano, fatto di presenza, di cure e di amore.

In un’epoca in cui si parla spesso di “resilienza” in modo astratto, la storia di Tommaso Vidali ne è una versione reale, concreta, dolorosa ma luminosa: quella di un ragazzo che non ha potuto scegliere il proprio destino, ma che è stato accompagnato fino all’ultimo passo da chi non ha mai smesso di volergli bene.

Domande frequenti su Tommaso Vidali

Chi era Tommaso Vidali?
Tommaso Vidali era un ragazzo di 23 anni di Fossalta Maggiore di Chiarano (Treviso), la cui vita è stata segnata da un grave danno cerebrale causato da un soffocamento da bambino. È cresciuto circondato dall’affetto della famiglia e seguito per anni in strutture specializzate.

Cosa è successo a Tommaso quando era piccolo?
A 13 mesi, un boccone di frutta gli ha provocato un soffocamento e un arresto cardiaco. Il cuore è stato rianimato, ma la mancanza di ossigeno ha causato danni cerebrali molto gravi, con conseguenze permanenti sulla sua autonomia e sulla sua salute.

Dove è stato curato e seguito nel corso della sua vita?
Tommaso è stato seguito in particolare dalla Nostra Famiglia (tra Conegliano e Oderzo), dove ha svolto la riabilitazione e frequentato la scuola, e dal Centro diurno Il Mosaico di Oderzo, oltre che dall’ospedale di Oderzo, che lo ha avuto in cura anche negli ultimi giorni.

Di cosa è morto Tommaso Vidali?
La morte di Tommaso è legata a una grave complicanza collegata all’alimentazione, insorta su un quadro clinico già molto delicato per le conseguenze dell’episodio di soffocamento avvenuto quando era bambino.

Quando e dove si sono svolti i funerali?
Venerdì 27 febbraio, alle ore 15, nella chiesa parrocchiale di San Marco a Fossalta Maggiore di Chiarano.