La notizia è arrivata come un pugno nello stomaco per chi vive di musica, soprattutto in Sardegna.
Francesco Sotgiu, batterista, polistrumentista, compositore e arrangiatore, è morto a 62 anni a Cagliari, lasciando un vuoto profondo nella scena jazz e in tutti quelli che lo avevano conosciuto sul palco e fuori.
La sua scomparsa viene descritta come improvvisa. Un addio arrivato senza preavviso, che ha spiazzato colleghi, allievi, amici. In poche ore i messaggi di cordoglio hanno iniziato a rincorrersi tra chat, social, locali di musica live: tutti con lo stesso filo conduttore, il ricordo di un maestro dal talento fuori dal comune e dalla grande umanità.
La morte improvvisa di Francesco Sotgiu
Secondo le prime informazioni, Francesco Sotgiu è morto a Cagliari a 62 anni. La notizia è stata resa pubblica da chi gli era più vicino, con il padre Romano indicato come la persona che per prima ha annunciato la scomparsa.
Non ci sono dettagli precisi sulle cause: si parla di una morte improvvisa, arrivata all’improvviso e proprio per questo ancora più difficile da accettare per chi lo vedeva attivo, presente, al lavoro su progetti e concerti.
Nelle parole di chi lo ricorda c’è subito un tono doppio: da un lato la gratitudine per tutto quello che ha dato alla musica, dall’altro lo smarrimento di una comunità che perde uno dei suoi punti di riferimento più solidi. Non solo un bravo batterista, ma un vero motore della scena jazz sarda e italiana.
Un “musicista creativo” con quarant’anni di palco
Per definirlo, lui usava un’espressione semplice e precisa: “musicista creativo”.
Dietro quelle due parole c’erano più di quarant’anni di concerti, dischi, prove, insegnamento, studio matto e disperato su strumenti diversi.
Francesco Sotgiu nasce come violinista: studia al Conservatorio, si diploma, percorre la strada classica. Poi, però, la sua traiettoria cambia e si allarga. Arrivano le percussioni, arriva la batteria, arrivano il jazz, il soul, il rock, le contaminazioni.
Nel tempo diventa davvero un polistrumentista: violino, batteria, percussioni, chitarra, basso, tastiere. Un arsenale intero di suoni, messo sempre al servizio della musica, mai dell’ego.
Chi ha suonato con lui lo descrive come uno di quei musicisti capaci di mettere insieme testa, cuore e corpo: tecnica solida, grande controllo del tempo, ma anche un modo profondamente umano di stare sul palco. Sorriso, ironia, ascolto dell’altro. Non solo batteria, ma relazione costante con chi gli stava intorno.
Collaborazioni con i grandi del jazz
La carriera di Francesco Sotgiu non si è fermata ai confini dell’isola. I nomi con cui ha suonato raccontano da soli la sua statura artistica.
Nel corso degli anni è salito sul palco con alcuni tra i più importanti musicisti del jazz italiano e internazionale: Paolo Fresu, Enrico Rava, Flavio Boltro, Fabrizio Bosso, Emanuele Cisi, Franco D’Andrea, e ancora maestri come Kenny Wheeler, John Taylor, Gil Goldstein, Mal Waldron.
Per chi vive di club, festival e rassegne, il suo nome è legato a gruppi e progetti di altissimo livello, spesso costruiti attorno a repertori sofisticati ma sempre caldi, mai freddi o accademici.
Non era il tipo di musicista che “riempie” a colpi di virtuosismo sterile: il suo modo di suonare cercava equilibrio, dinamica, profondità, lasciando respirare gli altri e spingendo il gruppo a suonare meglio.
In Sardegna, in particolare, il suo nome compare accanto a quello di Bebo Ferra, di Furio Di Castri e di tanti altri protagonisti della scena isolana e nazionale.
Festival, rassegne, club storici: da Cagliari a Quartu, passando per iniziative legate al Jazz Club Network e ai teatri, la sua presenza era una costante.
“Passing” e gli altri dischi: quando la batteria diventa racconto
Tra i lavori più citati di Francesco Sotgiu c’è “Passing”, un doppio LP uscito di recente che molti considerano una sorta di biglietto da visita definitivo del suo mondo musicale.
Registrato a Cagliari, il disco mette insieme standard celebri e composizioni originali firmate da lui. Il suono guarda al soul jazz e a un certo modo caldo e avvolgente di intendere il jazz: groove presente ma mai invadente, atmosfere profonde, attenzione alla qualità sonora.
In quel progetto suonano con lui musicisti che, da soli, basterebbero a riempire il cartellone di un festival: trombe, sassofoni, pianoforti e contrabbassi di primissimo piano, uniti attorno alla sua batteria e al suo violino.
Prima di “Passing” c’era stato “Via del Sestante”, altra tappa importante del suo percorso, con una scrittura personale che mescolava melodie liriche, ritmi spiazzanti, piccoli dettagli che ti restano in testa.
Più in generale, i dischi in cui appare – come leader o come sideman – raccontano sempre la stessa cosa: un musicista che non si accontentava di fare il “compitino”, ma cercava un suono riconoscibile, caldo, “vivo”.
Maestro, docente, formatore: l’altra faccia della sua musica
Non c’era solo il palco.
Francesco Sotgiu è stato anche docente di jazz, con esperienze in Conservatorio (tra cui Udine) e in numerosi workshop e seminari. Molti giovani batteristi – e non solo batteristi – lo ricordano al centro di aule, sale prova, piccoli teatri trasformati in laboratori di musica.
Nei corsi dedicati alla batteria jazz partiva spesso dalle basi del linguaggio ritmico, dal ruolo dello strumento dentro il gruppo, e poi alzava l’asticella: interplay, gestione delle dinamiche, ascolto degli altri, capacità di costruire e sostenere il discorso musicale.
Chi lo ha visto insegnare lo descrive come un maestro esigente ma generoso, capace di mettere a proprio agio chi aveva davanti e di tirare fuori qualcosa in più da ognuno.
È anche per questo che, nelle ore successive alla sua morte, tanti messaggi lo chiamano “maestro” non solo per rispetto formale, ma perché per molti è stato davvero il primo a prendere sul serio il loro talento.
Radici sarde e sguardo aperto sul mondo
Se c’è un luogo che torna in continuazione nella vita di Francesco Sotgiu, è Cagliari.
La città non è solo il posto dove è morto, ma uno dei centri da cui si è mossa la sua musica: registrazioni, prove, festival, collaborazioni, club. Gran parte del suo percorso artistico passa da lì, e dalla Sardegna in generale, che negli ultimi anni si è ritagliata uno spazio importante nel panorama jazz italiano.
Allo stesso tempo, la sua storia dimostra come non esista più una periferia vera quando il livello è alto: dal cuore della scena sarda è riuscito a intrecciare rapporti, progetti e dischi con musicisti di tutto il mondo, portando e riportando esperienze, idee, suoni.
Sulla sua pagina Facebook, che porta l’hashtag #musicistacreativo, la definizione che lo accompagna è semplice e netta: batterista, polistrumentista, compositore, arrangiatore “dal talento e dalla sensibilità fuori dal comune”. Una frase che, letta oggi, suona ancora più vera.
Il vuoto lasciato dalla sua scomparsa
Ci sono morti che passano in silenzio, e altre che fanno rumore pur senza clamore mediatico. Quella di Francesco Sotgiu appartiene a questa seconda categoria: non è materia da prime pagine nazionali, ma è una ferita profonda per chi frequenta club, festival, sale prova, corsi.
La sua scomparsa lascia un vuoto su più livelli:
- nei palchi, dove mancherà quella batteria capace di tenere insieme le cose senza mai sovrastarle;
- nei dischi che non si faranno più o che resteranno solo appunti;
- nelle aule, dove un certo modo di insegnare, fatto di rigore e ironia, non è così facile da sostituire.
Resta ciò che ha inciso, su vinile e nella memoria di chi ha suonato con lui o lo ha ascoltato da vicino. E resta un’eredità concreta: decine di musicisti che, grazie a lui, hanno imparato non solo a suonare meglio, ma a prendere sul serio il proprio rapporto con la musica.
Domande frequenti su Francesco Sotgiu
Chi era Francesco Sotgiu?
Francesco Sotgiu era un batterista, polistrumentista, compositore e arrangiatore. Attivo da oltre quarant’anni, era considerato uno dei musicisti più creativi della scena jazz italiana, con un forte radicamento a Cagliari e in Sardegna.
Quanti anni aveva Francesco Sotgiu quando è morto?
Francesco Sotgiu è morto a 62 anni. La sua scomparsa è stata annunciata come improvvisa, gettando nel lutto il mondo della musica sarda e italiana.
Dove è morto Francesco Sotgiu?
È morto a Cagliari, città che per lui è stata un punto centrale di vita e di lavoro: qui ha registrato, suonato, insegnato e costruito molti dei suoi progetti musicali.
Che tipo di musica suonava?
Era soprattutto un musicista jazz, con forte legame al soul jazz e a una dimensione calda e comunicativa del genere. Ha suonato però anche pop, rock, musica etnica e contemporanea, sempre con un approccio creativo e aperto alle contaminazioni.
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