Erasmo Benelli, pensionato di Fivizzano, muore dopo una caduta da un albero. Cos’è successo? L’incidente, il lutto, il “gesto d’amore”

Daniela Devecchi

Erasmo Benelli, pensionato di Fivizzano, muore dopo una caduta da un albero. Cos'è successo? L'incidente, il lutto, il "gesto d'amore"

Ci sono notizie che restano incollate addosso perché parlano di persone normalissime, di quelle che incontri al bar, in piazza, al mercato.
La storia di Erasmo Benelli, 77 anni, pensionato di Fivizzano, è una di queste: un uomo di paese, una vita di lavoro e passioni semplici, una famiglia stretta intorno, una campagna da curare. E poi una caduta, improvvisa, che trasforma un pomeriggio qualsiasi in una tragedia.

Le radici tra Fivizzano e Vinca

Erasmo Benelli era profondamente legato alla sua terra. Originario di Vinca, piccola frazione di montagna del Comune di Fivizzano, viveva con la famiglia nel capoluogo, senza però recidere mai il filo con il suo paese d’origine.

Chi lo conosceva lo descrive come un uomo tranquillo, disponibile, ben voluto. Il classico volto che ti abitui a vedere in giro: in centro, in campagna, alle feste paesane.
Tra Fivizzano e Vinca tutti sapevano chi fosse “Erasmo”, prima ancora che “il signor Benelli”.

Quando la notizia della sua morte ha cominciato a circolare, il passaparola ha fatto il resto: prima le chiamate, poi i messaggi, infine il silenzio incredulo di una comunità che si ritrova a piangere uno dei suoi.

Una vita di lavoro e famiglia

Prima della pensione, Erasmo aveva lavorato per anni alla Oto Melara di La Spezia, una delle grandi realtà industriali della zona. Una vita da operaio e da pendolare, fatta di sveglie presto, chilometri, turni e rientri serali in Lunigiana.

Di quella stagione restava soprattutto l’immagine di un lavoratore serio, abituato a fare la sua parte senza troppo rumore. Una volta chiusa la parentesi lavorativa, il baricentro della sua vita si era spostato definitivamente su due cose: la famiglia e la campagna.

Nel suo mondo c’erano:

  • la moglie Carla,
  • il figlio Nicola Jacopo,
  • la nuora Silvia,
  • il nipotino Elia, definito da tutti la sua “gioia immensa”.

Chi lo frequentava racconta di un nonno presente, affettuoso, orgoglioso.
Uno che parlava spesso del nipote, che lo accompagnava, lo seguiva, lo guardava crescere con un sorriso diverso da tutti gli altri.

Passioni all’aria aperta: campagna, motori, neve, boschi

Difficile immaginarsi Erasmo fermo in poltrona.
Anche con 77 anni sulle spalle, restava una persona attiva, innamorata della vita all’aperto.

Tra le sue passioni ce ne sono alcune che tornano in tutti i racconti:

  • la campagna, che curava con attenzione, tra orto, piante e lavori di manutenzione;
  • i motori, in particolare le moto, un amore che si era portato dietro negli anni;
  • la neve e lo sci, con giornate passate sulle piste ogni volta che se ne presentava l’occasione;
  • i boschi di montagna, con la caccia e la ricerca di funghi, tipiche abitudini di chi è cresciuto tra i sentieri della Lunigiana.

Era il ritratto di un uomo che, nonostante l’età, non aveva smesso di muoversi, di fare, di partecipare. La pensione, per lui, non era stata un punto d’arrivo, ma una fase nuova, da riempire di cose che gli piacevano davvero.

La caduta in campagna

La giornata dell’incidente nasce come una giornata qualunque. È un pomeriggio di lavoro nei terreni, come ne aveva affrontati tanti.

Erasmo si trova in campagna, impegnato a potare i rami di una pianta. Un’attività che conosce bene, un gesto ripetuto negli anni, quasi automatico.
Poi, in pochi attimi, succede l’imprevisto: perde l’equilibrio e cade nel vuoto.

Il volo è da oltre tre metri di altezza. Una distanza che, a quell’età, può bastare a fare danni gravissimi.
A rendersi conto di quello che è accaduto è un vicino di terreno, che lo vede a terra e capisce subito che non si tratta di una semplice caduta.

Chiama subito i soccorsi. Arriva il 118, che valuta la situazione e apre un codice rosso. Le condizioni di Erasmo sono critiche, serve il massimo della rapidità.
Viene chiamato l’elisoccorso Pegaso e viene disposto il trasferimento d’urgenza all’ospedale di Cisanello, a Pisa, specializzato nella gestione dei traumi più complessi.

La battaglia in ospedale

All’arrivo dei soccorsi, nonostante tutto, Erasmo risponde ancora agli stimoli.
Un dettaglio che lascia intravedere una possibilità, una speranza a cui aggrapparsi.

La caduta però gli ha provocato un forte trauma alla testa. I medici dispongono il ricovero in rianimazione, dove viene seguito e monitorato.
Le ore scorrono, i parenti cercano notizie, gli amici chiedono aggiornamenti. La comunità, nel frattempo, resta sospesa: nessuno immaginava che una semplice giornata di lavoro in campagna potesse trasformarsi in qualcosa di così grave.

Nonostante tutti i tentativi, le cure e l’impegno del personale sanitario, le condizioni di Erasmo peggiorano.
Fino alla notizia che nessuno avrebbe voluto sentire: non ce l’ha fatta.

La comunicazione del decesso arriva come uno schiaffo: in casa, tra i familiari, nei messaggi che iniziano a rincorrersi tra Fivizzano e Vinca.

Il gesto d’amore della donazione degli organi

Nel momento più doloroso, quando la famiglia si trova davanti alla perdita, arriva una scelta che dice molto su chi fosse Erasmo Benelli e su chi gli stava accanto.

I parenti decidono di autorizzare la donazione degli organi.
Un gesto di generosità enorme, compiuto mentre tutto intorno è dolore. Una scelta che trasforma una tragedia in un atto di vita per qualcuno che nemmeno conoscono.

È uno di quei passaggi che restano: un uomo muore dopo un incidente assurdo, ma da quella stessa storia possono nascere possibilità nuove per altre persone, altre famiglie, altri malati in attesa di un trapianto.

Nel ricordo collettivo, questo dettaglio diventa centrale.
Accanto all’immagine del nonno, del lavoratore, dell’uomo di campagna, resta anche quella di chi, persino nel distacco, ha contribuito a salvare altre vite.

Il lutto di una comunità

La morte di Erasmo Benelli lascia un vuoto profondo.

A piangerlo ci sono innanzitutto i suoi cari: la moglie, il figlio, la nuora, il nipote, i parenti, gli amici più stretti. Ma intorno c’è tutta una comunità che si riconosce in quella storia.

A Fivizzano lo ricordano come una presenza familiare, un volto conosciuto, uno di quelli che salutano sempre.
A Vinca, il paese d’origine, il dolore si mescola alla memoria di un ragazzo di un tempo, poi diventato marito, padre, nonno, ma sempre legato a quei luoghi.

L’attesa ora è anche per il funerale, momento in cui chi lo ha conosciuto potrà salutarlo di persona, stringersi alla famiglia e dire quell’ultimo “ciao” che in molti sentono di dovergli.

La vicenda di Erasmo Benelli è la storia di un uomo qualunque che, senza volerlo, diventa simbolo.
Simbolo di un mondo fatto di lavoro, affetti, passioni semplici.
Simbolo di quanto fragile possa essere la vita, anche in un gesto routine come potare una pianta.
E simbolo, soprattutto, di un’ultima scelta che lascia negli altri qualcosa di concreto: organi donati, vite salvate, memoria che resta.