È un venerdì pomeriggio come tanti nel centro di Milano: traffico, gente che cammina, tram che si incrociano tra Porta Venezia e piazza della Repubblica. Poi, nel giro di pochi secondi, tutto si spezza.
Il tram 9 deraglia, prende velocità invece di rallentare, attraversa l’incrocio di viale Vittorio Veneto come un proiettile e va a schiantarsi contro la facciata di un locale. In quella corsa fuori controllo c’è un uomo che sta camminando. Si chiama Ferdinando Favia, ha 59 anni, vive a Vigevano e viene travolto.
Il deragliamento in viale Vittorio Veneto
Le immagini della dashcam di un taxi fissano l’istante esatto. Sono le 16 passate da poco quando il nuovo Tramlink della linea 9 imbocca viale Vittorio Veneto. È uno dei convogli di ultima generazione entrati da poco nella flotta di ATM.
Il tram arriva forte. Salta una fermata, non si ferma nonostante le persone in attesa. Pochi metri dopo, allo scambio verso via Lazzaretto, invece di proseguire diritto piega a sinistra a una velocità che non dovrebbe avere in quel punto. Esce dai binari, si inclina, attraversa l’incrocio, trancia un semaforo e si infila contro le vetrine di un ristorante.
Nel tragitto colpisce auto, manda nel panico i passeggeri e finisce nello spazio dove nessuno si aspetta di vedere un tram: davanti ai negozi, sul bordo strada, tra pedoni che cercano solo di passare.
Ferdinando Favia, un passante travolto dalla città
Ferdinando Favia non è a bordo del mezzo. È a piedi, come tanti. Le cronache lo descrivono come commerciante, 59 anni, residente a Vigevano. Quel pomeriggio è in viale Vittorio Veneto, zona centrale, piena di uffici, locali, gente che si muove.
Quando il tram deragliato esce dalla sua traiettoria, lui si trova esattamente davanti. Il convoglio lo investe e lo trascina sotto la cassa. I soccorritori arrivano, lavorano tra lamiere, vetri, parti del mezzo accartocciate. Ma i traumi che ha riportato sono devastanti. Per Ferdinando non c’è possibilità di salvezza.
Chi era lì parla di una scena surreale: il tram conficcato nel palazzo, persone che urlano, altri che cercano di capire dove andare, ambulanze ovunque. Dentro quel caos c’è il corpo di un uomo che, fino a pochi minuti prima, stava semplicemente camminando.
Due vittime e decine di feriti
Quello che passerà alle cronache come “l’incidente del tram 9” lascia dietro di sé un bilancio pesantissimo. Le vittime sono due: Ferdinando Favia, travolto in strada, e Abdou Karim Toure, passeggero del tram, portato in ospedale in condizioni disperate e morto poco dopo.
I feriti sono più di cinquanta. Alcuni hanno contusioni e tagli, altri vengono estratti dal convoglio con l’aiuto dei vigili del fuoco. Gli ospedali milanesi aprono in fretta i pronto soccorso per accogliere chi arriva dal luogo dell’incidente.
La zona tra Porta Venezia e piazza della Repubblica si blocca. I binari sono piegati, pezzi di tram sono sull’asfalto, il locale all’angolo ha le vetrate distrutte. Intorno, una città intera si ferma a guardare, incredula.
L’ipotesi del malore e l’indagine
Al centro dell’inchiesta c’è il conducente del tram, un uomo di circa sessant’anni con tanti anni di servizio alle spalle. Agli investigatori dice poche parole: racconta di essersi sentito male poco prima dell’incrocio.
Le anomalie sono almeno due:
- la fermata saltata poco prima del punto dell’incidente, senza rallentare;
- lo scambio imboccato a velocità eccessiva, con il tram che invece di proseguire diritto si butta a sinistra e deraglia.
La Procura di Milano apre un fascicolo per omicidio colposo e lesioni colpose. Si analizzano i dati della “scatola nera” del convoglio, le condizioni dello scambio, lo stato dei binari, le condizioni di salute del manovratore.
La domanda è semplice, ma pesante: un malore può bastare a spiegare da solo un deragliamento così violento, o qualcosa, lungo la catena della sicurezza, non ha funzionato come doveva?
Un commerciante di Vigevano diventato simbolo
Di Ferdinando Favia, al di fuori dell’incidente, le cronache raccontano poco: l’età, il lavoro, la città in cui viveva. Il resto resta nelle vite di chi lo conosceva davvero.
Quello che emerge chiaramente è il paradosso della sua morte. Non è un lavoratore esposto a rischi estremi, non è un automobilista che viola il codice, non è un passeggero di un mezzo coinvolto in uno scontro tra veicoli. È un pedone in una zona centrale di una grande città.
Per questo la sua storia colpisce così tanto: perché in lui è facile riconoscere chiunque si trovi a Milano per lavoro, per una commissione, per un appuntamento. Esci, ti muovi a piedi, dai per scontato che i mezzi pubblici siano sinonimo di sicurezza. Poi, in pochi istanti, quella fiducia si rompe.
Le reazioni e le domande aperte
Dopo l’incidente arrivano le parole ufficiali. Il sindaco parla di tragedia e chiede chiarezza. Dal Governo arriva il messaggio di cordoglio alle famiglie. L’azienda dei trasporti si dice sconvolta e promette massima collaborazione con la magistratura.
Sotto la superficie delle dichiarazioni, però, restano le domande dei cittadini. Chi prende il tram ogni giorno si chiede se un episodio del genere possa accadere di nuovo. Chi abita in zona ripensa al fatto che avrebbe potuto trovarsi esattamente dove era Ferdinando.
Il tema, ancora una volta, è la sicurezza del trasporto pubblico. Sistemi nuovi, mezzi moderni, ma anche l’esigenza di capire se esistono automatismi in grado di fermare un tram in caso di malore del conducente, o di evitare che il deragliamento porti il convoglio fuori dai binari con quella violenza.
Il nome dietro la notizia
Nelle ore e nei giorni successivi, il rischio è che tutto venga ridotto a numeri: due morti, decine di feriti, un’indagine, una linea di tram bloccata. In mezzo, nomi che vanno e vengono.
Ferdinando Favia, per la sua famiglia e per chi lo conosceva, non è “la vittima travolta dal tram”, ma un uomo con abitudini, affetti, progetti. Il suo nome, dentro questa storia, ricorda che dietro ogni fatto di cronaca c’è sempre una vita concreta, finita in un modo che non avrebbe dovuto esistere.
Domande frequenti sul caso di Ferdinando Favia
Chi era Ferdinando Favia?
Era un commerciante di 59 anni, residente a Vigevano. Venerdì pomeriggio si trovava a piedi in viale Vittorio Veneto, a Milano, quando è stato travolto dal tram 9 deragliato.
Come è morto?
È stato investito dal tram uscito dai binari e rimasto incastrato sotto il convoglio. I soccorsi sono arrivati rapidamente, ma le ferite riportate erano troppo gravi e non è stato possibile salvarlo.
Che cosa è successo al tram 9?
Un Tramlink di nuova generazione della linea 9 ha saltato una fermata, ha imboccato uno scambio a velocità elevata, è deragliato e si è schiantato contro un edificio in viale Vittorio Veneto.
Qual è l’ipotesi principale sulle cause dell’incidente?
Il conducente ha riferito di essersi sentito male. La Procura sta verificando attraverso i dati tecnici e gli accertamenti medici se il malore sia compatibile con quanto accaduto e se altre responsabilità possano aver inciso sulla dinamica.
Perché il caso ha avuto così tanta risonanza?
Perché mostra quanto possa essere improvvisamente fragile la sicurezza percepita in città: un pedone che cammina in centro viene travolto da un mezzo pubblico che dovrebbe garantire affidabilità. La morte di Ferdinando Favia è diventata il volto umano di questa tragedia.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






