Duetti Sanremo 2026: sigle, tormentoni e capolavori d’autore nella notte più pop del Festival

Daniela Devecchi

Duetti Sanremo 2026: sigle, tormentoni e capolavori d’autore nella notte più pop del Festival

C’è chi aspetta la finale per sapere chi vince, e chi invece segna in agenda solo una data: venerdì 27 febbraio 2026, la serata delle cover e dei duetti.
È il momento in cui i Big mettono da parte (per una sera) il brano in gara e si misurano con canzoni che appartengono alla memoria collettiva, condividendo il palco con ospiti spesso imprevedibili.

Alla quarta serata salgono tutti e 30 i Campioni: ognuno porta una cover – italiana o internazionale – insieme a uno o più ospiti. Si vota con televoto, radio e sala stampa e alla fine viene premiato il miglior duetto/cover della serata. La classifica generale del Festival, invece, non si muove: proprio per questo, molti artisti osano più del solito.

Non è la notte in cui si decide il vincitore, ma è quasi sempre la notte in cui si decide di cosa parleremo tutto il weekend.

I grandi classici: Tenco, De André, Dalla

Se ami la canzone d’autore, quest’anno la serata cover è quasi un piccolo festival nel festival.

C’è Chiello che affronta una montagna sacra come “Mi sono innamorato di te” di Luigi Tenco. Dopo il caso Morgan – annunciato, discusso e poi tramontato – alla fine il cantautore salirà sul palco accompagnato “solo” dal pianoforte di Saverio Cigarini. Scelta sobria, quasi intima: un brano così non ha bisogno di fuochi d’artificio, ma di silenzio attorno.

Poi arriva Fabrizio De André: Nayt porta “La canzone dell’amore perduto” con Joan Thiele. Un rapper e una voce raffinata che si incontrano su uno dei testi più struggenti del cantautorato italiano: non ti incuriosisce vedere come mescoleranno linguaggi così diversi?

Il capitolo Lucio Dalla è doppio.
Tommaso Paradiso sceglie “L’ultima luna” e lo fa insieme agli Stadio, compagni di viaggio storici di Dalla: è un passaggio di testimone esplicito, quasi un omaggio di “allievo” a un certo modo di scrivere canzoni.
Tredici Pietro, figlio d’arte che con Dalla ha un legame personale oltre che musicale, canta “Vita” – il celebre duetto Dalla/Morandi – con Galeffi, Fudasca & band. È uno di quei momenti in cui la nostalgia si intreccia con una nuova generazione che prova a prendersi in mano il repertorio dei padri.

Nel mezzo, altri omaggi “da pelle d’oca”: Francesco Renga e Giusy Ferreri che rimettono mano a “Ragazzo solo, ragazza sola”; Maria Antonietta & Colombre che riportano in vita “Il mondo” insieme a Brunori Sas; Michele Bravi che intreccia la propria intensità con quella di Fiorella Mannoia in “Domani è un altro giorno”.

È la parte della serata in cui l’Ariston tende a diventare una sala da concerto più che un talent show: se il pubblico ci sta, sono i minuti in cui si abbassa il telefono e ci si limita ad ascoltare.

La nostalgia che ti fa ballare: anni ’80, ’90 e 2000

Sanremo 2026 però non è solo lacrime e brividi. C’è tutta una fetta di scaletta costruita per far muovere le sedie di casa.

Dargen D’Amico pesca nel repertorio di Pupo e si gioca “Su di noi”, con lo stesso Pupo sul palco e la tromba di Fabrizio Bosso a impreziosire il tutto. Canzone da karaoke assicurato, ma con un vestito jazz che potrebbe spiazzare.

LDA e Aka 7even vanno dritti negli anni ’80 con “Andamento lento” insieme a Tullio De Piscopo: ti immagini già il ritornello cantato da mezzo Ariston e da mezza Italia sul divano, no?

Raf chiama i The Kolors e sceglie “The Riddle”: incrocio tra nostalgia anni ’80 e ricordi di dance anni ’90/2000, una di quelle melodie che puoi anche non riconoscere per titolo, ma ti risuona in testa appena parte.

Poi c’è Fedez in coppia con Marco Masini su “Meravigliosa creatura”: sul palco anche il violoncello di Stjepan Hauser, a spingere tutto verso un registro quasi cinematografico.
Enrico Nigiotti e Alfa si muovono in territori più recenti con “En e Xanax”, uno dei brani-manifesto di quella generazione di cantautorato dagli anni Dieci in poi.

E ancora: Sal Da Vinci con Michele Zarrillo su “Cinque giorni”. Qui la tentazione è chiara: trasformare il teatro in un coro unico, da Nord a Sud, su uno dei grandi lenti da radio italiana.

Sigle, tormentoni e meme annunciati

Il lato più dichiaratamente pop della serata lo reggono alcune scelte che sembrano pensate apposta per far impazzire TikTok.

Le Bambole di Pezza si buttano su “Occhi di gatto” e a cantare con loro c’è proprio Cristina D’Avena: l’infanzia di mezzo Paese compressa in tre minuti di rock e nostalgia cartoon.

Elettra Lamborghini fa esattamente quello che ti aspetti da lei (o forse anche di più) e porta al Festival “Aserejé” insieme alle Las Ketchup in persona. Una combo che ha “serata trash cult” scritto in fronte, nel senso migliore del termine.

Samurai Jay si prende “Baila morena” con Belén Rodríguez e Roy Paci: estetica caliente, fiati, ritornello da ballare sul posto.
J-Ax invece gioca in un altro modo: sceglie “E la vita, la vita” e si circonda della Ligera County Fam – Cochi Ponzoni, Paolo Rossi, Ale & Franz, Paolo Jannacci. È un mini-omaggio a un certo modo di fare comicità e musica “alla Jannacci”, tutto milanese e surreale.

Sul versante più raffinato della contaminazione ci sono Sayf con Alex Britti e Mario Biondi su “Hit the Road Jack” e Serena Brancale con Gregory Porter e Delia su “Besame Mucho”: tra soul, jazz e standard senza tempo, sono i momenti in cui Sanremo prova a ricordare che l’Ariston può reggere anche atmosfere da club internazionale.

Le voci femminili riscrivono Mina, Nannini, Consoli

Molto del peso emotivo della serata passerà dalle voci femminili.

Arisa sceglie “Quello che le donne non dicono” e la affida non solo alla propria interpretazione, ma anche alla potenza del Coro del Teatro Regio di Parma. È facile immaginare un finale da brividi, uno di quei momenti in cui il teatro si alza in piedi quasi senza accorgersene.

Malika Ayane mette le mani su “Mi sei scoppiato dentro al cuore” di Mina, portando con sé Claudio Santamaria: attore, non cantante di professione, che però negli anni ha dimostrato di avere un rapporto molto fisico con la musica.
Levante e Gaia pescano “I maschi” dal repertorio di Gianna Nannini, giocando sul dialogo tra due identità sonore forti e diverse.

Mara Sattei porta “L’ultimo bacio” di Carmen Consoli insieme a Mecna: qui la sfida è reggere la tensione emotiva di un brano amatissimo senza scivolare nella fotocopia dell’originale.
Patty Pravo, infine, sceglie “Ti lascio una canzone” e accanto a sé non mette un’altra voce, ma il corpo di Timofej Andrijashenko, primo ballerino: più che un duetto vocale, una piccola performance teatrale.

Una notte per capire che Festival è questo

Se metti in fila tutti i duetti di Sanremo 2026, ti accorgi che la serata cover è molto più di un gioco a parte.

Da una parte ci sono le radici: Tenco, De André, Dalla, Mina, Nannini, Paoli, Zarrillo, Pupo.
Dall’altra, c’è il presente fatto di social, meme, tormentoni, ospiti “impensabili” come Belén, Cristina D’Avena, attori, ballerini, jazzisti internazionali.

È come se, per una notte, l’Ariston diventasse un laboratorio dove si prova a far convivere tutto: la canzone d’autore e le sigle dei cartoni, la ballad da brivido e il pezzo da karaoke, il rispetto religioso per i classici e la voglia di giocarci sopra.

Sarà una gara? Sì, perché un premio alla fine c’è. Ma sarà soprattutto un test:
chi saprà prendere un brano famosissimo e farlo suo senza rovinarlo?
Chi riuscirà a sorprendere davvero, oltre il rumore sui social?
E, soprattutto, quale di questi duetti resterà in testa quando il Festival sarà finito e l’Ariston tornerà a spegnere le luci?

La risposta, come sempre, arriverà quando l’orchestra attaccherà la prima nota e le chiacchiere lasceranno spazio alle esibizioni. Fino ad allora, resta il gusto di immaginare come suonerà questa lunga, folle, serata di cover.