Bisfenolo nelle lattine: vietate per legge, ma quanto rischi davvero quando le apri? Tutte le risposte

Daniela Devecchi

Bisfenolo nelle lattine: vietate per legge, ma quanto rischi davvero quando le apri? Tutte le risposte

Il bisfenolo A (BPA) è passato in pochi anni da sostanza tecnica quasi sconosciuta a tema di dibattito pubblico. La decisione dell’Unione europea di vietarne l’uso nei materiali a contatto con gli alimenti, comprese le lattine, ha aperto una fase di transizione che riguarda industria, supermercati e abitudini di consumo.

L’apparente paradosso è evidente: il BPA è vietato per legge, ma lattine e barattoli con rivestimenti contenenti bisfenolo sono ancora presenti sugli scaffali.

Che cos’è il bisfenolo A e perché viene usato nelle lattine

Il bisfenolo A è una molecola impiegata da decenni soprattutto per:

  • produrre plastiche rigide (come il policarbonato);
  • fabbricare resine epossidiche, utilizzate come rivestimento interno di lattine e barattoli per alimenti e bevande.

Queste vernici sottili hanno una funzione precisa:

  • impedire il contatto diretto tra alimento e metallo;
  • prevenire corrosione, sviluppo di ruggine e rilascio di sapori metallici;
  • garantire una maggiore stabilitĂ  del contenuto nel tempo, anche in condizioni di lunga conservazione.

In determinate condizioni, tuttavia, piccole quantità di BPA possono migrare dal rivestimento all’alimento, in particolare:

  • in presenza di prodotti acidi (pomodori, bibite gassate);
  • con alimenti grassi (tonno, conserve di pesce, carni in gelatina);
  • in caso di temperature elevate e tempi di contatto prolungati.

Si tratta di quantità molto basse, ma l’esposizione derivante da più fonti nel corso del tempo ha portato le autorità sanitarie a rivalutare il quadro di rischio.

Il nuovo giudizio di rischio: perché l’Europa ha cambiato rotta

Negli ultimi anni il bisfenolo A è stato oggetto di un riesame approfondito da parte delle autorità europee per la sicurezza alimentare. I nuovi studi disponibili hanno portato a una forte revisione della dose giornaliera ritenuta tollerabile:

  • la soglia è stata abbassata di ordini di grandezza rispetto al passato;
  • l’esposizione alimentare stimata nella popolazione europea, considerando tutte le fonti, risulta superiore alla nuova soglia in diverse fasce d’etĂ .

Il BPA è classificato come interferente endocrino, cioè una sostanza in grado di interferire con il sistema ormonale. La letteratura scientifica ha evidenziato possibili associazioni tra esposizione cronica e:

  • alterazioni del sistema immunitario;
  • effetti sul sviluppo e sulla fertilitĂ ;
  • disturbi metabolici (ad esempio obesitĂ  e diabete);
  • possibili aumenti di rischio per alcune forme di tumori ormono-correlati.

Alla luce di questi elementi, l’impostazione è cambiata: non solo gestione del rischio, ma progressiva eliminazione del BPA dai materiali che entrano in contatto con il cibo.

Il quadro normativo: divieto UE e periodi transitori

Per tradurre il nuovo giudizio di rischio in norme vincolanti, l’Unione europea ha adottato un regolamento specifico che:

  • vieta l’uso di bisfenolo A (e dei suoi sali) nella fabbricazione di tutti i materiali e oggetti destinati al contatto con alimenti;
  • vieta l’immissione sul mercato di questi materiali se ottenuti con BPA;
  • estende il campo a altri bisfenoli e derivati strutturalmente simili, per evitare semplici sostituzioni “di facciata”.

Il regolamento è in vigore dal 20 gennaio 2025, ma prevede periodi transitori differenziati, necessari per consentire all’industria di modificare formulazioni, processi e impianti.

In sintesi:

  • dal 20 gennaio 2025 non è piĂą consentito utilizzare BPA per produrre nuovi materiali a contatto con alimenti;
  • per la maggior parte degli imballaggi monouso, l’immissione sul mercato di prodotti fabbricati secondo le vecchie regole è permessa per un periodo limitato (nell’ordine di 18 mesi);
  • per alcune categorie piĂą complesse – come lattine per conserve acide o molto grasse – sono previsti termini piĂą lunghi per l’adeguamento;
  • i prodotti giĂ  fabbricati e immessi legittimamente sul mercato possono essere venduti fino a esaurimento scorte.

Ne deriva un dato importante: il divieto è operativo, ma la sua piena applicazione sugli scaffali richiede alcuni anni.

Situazione attuale: cosa c’è davvero negli scaffali

Alla data attuale, il quadro può essere riassunto così:

  • le aziende che producono lattine e barattoli destinati al mercato europeo hanno iniziato a convertire i rivestimenti verso soluzioni:
  • dichiarate “senza BPA”;
  • o classificate come BPA-NI (“Bisphenol A non-intentional”), in cui il BPA non è utilizzato intenzionalmente;
  • una parte delle lattine in commercio contiene ancora rivestimenti basati su resine epossidiche storiche, prodotte prima delle date di stop o in regime transitorio;
  • la presenza di BPA è piĂą probabile nei prodotti:
  • con lunga data di scadenza (conserve, legumi secchi in scatola, tonno e pesce in latta);
  • confezionati prima dell’entrata in vigore dei nuovi vincoli o nelle fasi iniziali della transizione.

La coesistenza di confezioni “nuove” e “vecchie” spiega perché, pur in presenza di un bando normativo, il bisfenolo nelle lattine rappresenti ancora un tema concreto.

Il rischio per la salute: esposizione acuta o cronica?

La questione centrale è capire come interpretare il rischio.

Le autorità sanitarie si concentrano soprattutto sull’esposizione cronica, cioè sulla quantità complessiva di BPA assorbita nel tempo da più fonti (lattine, barattoli, eventuali altri materiali, ambiente).

Alcuni punti fermi:

  • il rischio non si configura come effetto immediato legato all’apertura di una singola lattina, ma come somma di micro esposizioni prolungate;
  • l’abbassamento drastico della soglia di sicurezza indica che anche quantitĂ  molto basse, se costanti, non sono piĂą considerate trascurabili;
  • gruppi particolarmente sensibili – bambini, adolescenti, donne in gravidanza – sono al centro delle valutazioni di rischio.

Per questo il regolatore europeo ha scelto una strada prudenziale: ridurre il piĂą possibile la presenza di BPA alla fonte, agendo sugli imballaggi.

In termini pratici, il rischio individuale dipende da:

  • frequenza e quantitĂ  di consumo di prodotti in lattina e in scatola;
  • contributo del BPA rispetto ad altre possibili fonti;
  • durata complessiva dell’esposizione.

Come sta cambiando l’industria: nuovi rivestimenti e alternative

La messa al bando del BPA ha accelerato lo sviluppo di rivestimenti alternativi per l’interno delle lattine:

  • resine poliestere,
  • sistemi ibridi acrilici o alchidici,
  • formulazioni dichiarate BPA-free o BPA-NI.

Ogni nuova soluzione deve garantire:

  • protezione del metallo dalla corrosione;
  • integritĂ  organolettica dell’alimento (nessun sapore o odore indesiderato);
  • stabilitĂ  nel tempo, anche in condizioni di sterilizzazione e lunga conservazione.

Si tratta di un adattamento tecnologico complesso, soprattutto per prodotti acidi o ad alto contenuto di grassi, motivo per cui la normativa ha concesso termini piĂą ampi ad alcuni settori (ad esempio conserve di pomodoro e di pesce).

Scelte di consumo: come ridurre l’esposizione in modo ragionevole

Nell’attesa che la transizione normativa sia completata, esistono margini di intervento anche sul piano delle scelte quotidiane, senza ricorrere a allarmismi.

Alcune indicazioni operative, di carattere generale:

  • variare i tipi di confezione: alternare prodotti in lattina e scatola con quelli in vetro, in cartoni per bevande o in altre forme di imballaggio aggiornate alle nuove regole;
  • privilegiare, quando possibile, conserve in vetro per alimenti acidi (pomodoro, sughi) o grassi (olio, pesce sott’olio);
  • ridurre un consumo eccessivo e abituale di bibite e energy drink in lattina, soprattutto in etĂ  giovanile;
  • verificare la presenza di diciture come “senza bisfenolo A” sulle confezioni, pur tenendo conto che non esiste un marchio unico ufficiale e che le formulazioni possono differire tra produttori;
  • per neonati e bambini, preferire contenitori espressamente certificati per l’assenza di BPA e di altri interferenti endocrini noti.

Questi accorgimenti non eliminano del tutto il rischio – che è oggetto di una gestione a livello normativo – ma possono contribuire a ridurre l’esposizione complessiva, soprattutto nei soggetti più sensibili.

Il nodo delle sostituzioni: oltre il solo BPA

Un tema emergente riguarda le sostituzioni “orizzontali”: in alcuni casi il BPA è stato rimpiazzato da altri bisfenoli, come BPS o BPF, strutturalmente simili e potenzialmente in grado di esercitare effetti analoghi sul sistema endocrino.

Proprio per questo la normativa europea recente non si limita al solo bisfenolo A, ma include un insieme più ampio di bisfenoli e dei loro derivati, con l’obiettivo di spingere l’industria verso rivestimenti e materiali non basati su questa famiglia chimica.

La questione resta aperta e sarà oggetto di ulteriori valutazioni scientifiche. Nel frattempo, il principio seguito è quello di ridurre il più possibile la presenza di sostanze sospette nei materiali che entrano quotidianamente in contatto con gli alimenti.

Tra divieto formale e realtĂ  degli scaffali

Il quadro che emerge è quello di un sistema in transizione:

  • sul piano normativo il bisfenolo A è vietato nei nuovi materiali a contatto con alimenti;
  • sul piano pratico, lattine e barattoli prodotti prima del divieto o in regime transitorio continuano a circolare, secondo tempi e limiti consentiti dai regolamenti;
  • l’industria sta sostituendo progressivamente i vecchi rivestimenti, con una migrazione che però richiede anni per essere completa.

Per chi osserva il fenomeno da fuori, la domanda del titolo resta legittima: “quanto si rischia davvero?”.
Le risposte, oggi, vanno collocate tra due estremi:

  • da un lato, la consapevolezza scientifica che l’esposizione cronica al BPA debba essere ridotta in modo significativo;
  • dall’altro, la necessitĂ  di evitare allarmismi individuali, affidando la principale riduzione del rischio a regole comuni e a scelte graduali di sistema.

In mezzo, restano margini di comportamento ragionevole: limitare l’uso superfluo di lattine, diversificare i contenitori, privilegiare vetro e imballaggi aggiornati. In attesa che la trasformazione avviata dalle norme europee si traduca completamente in ciò che si vede – e si compra – ogni giorno al supermercato.