Trieste in lutto: Tommaso Andreuzza, operaio 27enne, muore nel cantiere Fincantieri di Monfalcone. Cos’è successo? L’incidente, i soccorsi, indagini, sciopero

Daniela Devecchi

Trieste in lutto: Tommaso Andreuzza, operaio 27enne, muore nel cantiere Fincantieri di Monfalcone. Cos'è successo? L'incidente, i soccorsi, indagini, sciopero

Un ragazzo di 27 anni, una mattina di lavoro come tante, un cantiere enorme sul mare e una caduta da oltre 20 metri. Così è morto Tommaso Andreuzza, operaio specializzato nei lavori in quota, mentre stava lavorando nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone.

La sua storia è quella di un giovane “giovane ma esperto”, come lo descrivono tutti: uno che il mestiere lo conosceva bene, abituato a stare appeso a corde, tetti, facciate, alberi, molto prima di quel turno finito in tragedia.

Età, origini e lavoro in quota

Tommaso aveva 27 anni ed era residente a Trieste, dove viveva e da cui partiva per i cantieri in tutto il Nordest. Sui suoi profili social si definiva “cordista”, cioè lavoratore specializzato negli interventi in quota: un mestiere tecnico, fisico, che richiede addestramento, lucidità e attenzione continua.

Lavorava per Inquota, azienda esterna a Fincantieri che si occupa di:

  • interventi su tetti e coperture industriali
  • potatura e abbattimento di alberi
  • lavori su facciate e balconi
  • installazione di linee vita e dispositivi anticaduta
  • manutenzioni complesse in altezza

In cantiere non era “il ragazzo alle prime armi”: diversi resoconti lo indicano come capo cantiere per quel tipo di lavorazioni. Un giovane, sì, ma con una responsabilità reale sulle attività del suo team.

Il contesto: Fincantieri e i lavori al tetto

La tragedia è avvenuta nello stabilimento Fincantieri di Panzano, il grande cantiere navale affacciato sull’Adriatico dove ogni giorno lavorano migliaia di persone, tra dipendenti diretti e maestranze in appalto.

Quel giorno, Tommaso stava lavorando sulla copertura di un capannone della cosiddetta Linea pannelli, vicino alla salderia. Si trattava di interventi di manutenzione sul tetto, danneggiato nei mesi scorsi da una forte grandinata.

Il suo compito, insieme agli altri operatori, era proprio quello di mettere in sicurezza e ripristinare la copertura, muovendosi a diversi metri d’altezza, con imbragature e sistemi di ancoraggio. Il suo lavoro, in pratica, era salire dove gli altri non possono o non sanno arrivare.

La dinamica dell’incidente

Secondo le prime ricostruzioni, ancora oggetto di indagine, tutto si consuma in pochissimo tempo.

Tommaso si trova sul tetto del capannone, a lavorare sulle strutture della copertura. Per cause che devono ancora essere accertate nel dettaglio, precipita per circa 20 metri. Una caduta verticale da un’altezza che non perdona.

L’impatto provoca politraumi gravissimi. I colleghi danno subito l’allarme; nel cantiere scatta il blocco di quelle lavorazioni e arrivano i soccorsi. Ma le ferite sono troppo estese.

I soccorsi e la morte sul posto

Sul posto intervengono:

  • il personale sanitario con ambulanza ed elisoccorso
  • i Vigili del fuoco, chiamati anche per la parte tecnica in quota
  • le forze dell’ordine e i servizi di prevenzione dell’azienda sanitaria

I soccorritori provano a rianimarlo a lungo, direttamente nell’area del cantiere. Vengono messi in atto tutti i tentativi possibili, ma i traumi riportati nella caduta risultano incompatibili con la vita.

Per Tommaso non c’è niente da fare: viene dichiarato morto sul posto, all’interno del cantiere Fincantieri di Monfalcone.

Le indagini: sicurezza e responsabilità

Come avviene in ogni incidente mortale sul lavoro, si apre subito un fascicolo di accertamenti. A occuparsene sono:

  • i Carabinieri
  • gli ispettori del servizio di Prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’azienda sanitaria
  • i Vigili del fuoco, per gli aspetti strutturali e tecnici

Le domande sul tavolo sono concrete:

  • com’era organizzato il lavoro in quota su quel tetto?
  • i dispositivi di protezione erano correttamente installati e utilizzati?
  • c’è stato un cedimento della copertura o di una parte della struttura?
  • le procedure di sicurezza previste per i lavori a 20 metri d’altezza erano pienamente rispettate?

Al momento non risultano ancora rese pubbliche eventuali responsabilità specifiche o iscrizioni nel registro degli indagati. Per questo, su questi punti, è necessario restare prudenti: si sa che le verifiche sono in corso e che il quadro preciso potrà emergere solo dai rilievi e dalle perizie.

La posizione di Fincantieri

In una nota diffusa dopo l’incidente, Fincantieri esprime “profondo cordoglio” per la morte del giovane operaio e si dice vicina alla famiglia e ai colleghi.

La società chiarisce che Tommaso era dipendente di una ditta esterna, impegnata nelle riparazioni della copertura di un capannone, e sottolinea di aver attivato immediatamente i soccorsi e le procedure interne previste per gli infortuni gravi.

Viene assicurata la piena collaborazione con l’autorità giudiziaria e con gli organi di vigilanza per ricostruire la dinamica di quanto accaduto e verificare ogni aspetto relativo alla sicurezza.

Sciopero e reazioni dei sindacati

La morte di Tommaso scuote profondamente il cantiere e il mondo del lavoro metalmeccanico. I sindacati di categoria – Fiom, Fim e Uilm – proclamano sciopero immediato nello stabilimento di Monfalcone.

Molti lavoratori lasciano le postazioni, la protesta si allarga alle aziende in appalto e, in alcune realtà, anche ad altri cantieri del gruppo.

I delegati sindacali parlano chiaro:

  • una vita persa a 27 anni sul lavoro è inaccettabile
  • nonostante formazione, procedure e dispositivi, “non si fa mai abbastanza sulla sicurezza”
  • nessuno dovrebbe uscire di casa per lavorare e non tornare dalla propria famiglia

La vicenda di Tommaso diventa, nel giro di poche ore, il simbolo dell’ennesima morte sul lavoro in Italia, tema che torna periodicamente al centro del dibattito ma che, puntualmente, viene rilanciato da tragedie come questa.

Le parole delle istituzioni

Anche le istituzioni si esprimono sulla vicenda.

Il sindaco di Monfalcone interviene parlando di una tragedia che colpisce tutta la comunità, esprimendo cordoglio alla famiglia e sottolineando la necessità che nei grandi cantieri industriali il tema della sicurezza sia messo davvero al primo posto.

Dalla Regione Friuli Venezia Giulia arrivano messaggi di vicinanza e la conferma che la morte di un giovane al lavoro è un fatto che non può essere considerato “normale”: si ribadisce il bisogno di controlli costanti, di cultura della prevenzione e di applicazione rigorosa delle norme.

Il ritratto di Tommaso: “giovane ma esperto”

Nelle ore successive, sui giornali e sui social, il nome di Tommaso inizia a comparire insieme a poche parole che tornano ovunque: “giovane, ma esperto”.

Per chi lo conosceva non era “un ragazzo qualsiasi in cantiere”. Era un professionista dei lavori in quota, uno che sapeva muoversi ad altezza, che si assumeva la responsabilità delle squadre, che spiegava il mestiere agli altri.

Nei video pubblicati nel tempo dalla sua ditta, si vede un ragazzo che lavora sorridendo, che mostra come ci si muove su un tetto, come si taglia un albero in sicurezza, come ci si cala lungo una facciata. La sua passione per il lavoro emerge anche da lì, dalle immagini che ora vengono riguardate con occhi diversi.

Di lui, a livello pubblico, non si conoscono molti dettagli privati: famiglia, affetti, vita fuori dal lavoro restano comprensibilmente protetti. Quello che arriva all’esterno è l’immagine di un operaio specializzato che aveva fatto del suo mestiere una vera scelta di vita.

Cosa resta dopo questa tragedia

La morte di Tommaso lascia un vuoto enorme tra i colleghi, nella sua città e nel mondo del lavoro in appalto nei grandi cantieri industriali.

Resta la domanda su come sia stato possibile che un lavoratore esperto cada da 20 metri in un contesto dove le procedure dovrebbero essere al massimo livello. Una risposta che spetta alle indagini, ma che, intanto, riaccende il tema delle morti bianche.

Resta anche il suo nome, accostato a quello di tanti altri lavoratori che non sono tornati a casa dopo un turno. E la speranza che il racconto di ciò che è accaduto non si esaurisca in un giorno di cronaca, ma diventi spinta per pretendere di più sulla sicurezza in ogni luogo di lavoro.

Domande frequenti su Tommaso Andreuzza

Quanti anni aveva Tommaso Andreuzza?
Tommaso Andreuzza aveva 27 anni. Era un giovane operaio triestino specializzato in lavori in quota.

Dove è morto Tommaso Andreuzza?
È morto all’interno del cantiere navale Fincantieri di Monfalcone, in provincia di Gorizia, durante un intervento di manutenzione sul tetto di un capannone.

Che lavoro faceva?
Era un cordista, operaio specializzato negli interventi in quota. Lavorava per una ditta esterna, Inquota, impegnata in lavori su tetti, facciate, alberi e linee vita.

Come è avvenuto l’incidente?
Secondo le prime ricostruzioni, Tommaso è precipitato da circa 20 metri mentre lavorava sulla copertura di un capannone. Le cause esatte della caduta sono al centro delle indagini.

Sono in corso indagini sulla sua morte?
Sì. Carabinieri, ispettori della sicurezza e vigili del fuoco stanno ricostruendo la dinamica dell’incidente e verificando il rispetto di tutte le norme di sicurezza previste per i lavori in quota.


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Morte di Tommaso Andreuzza, 27 anni, operaio in quota a Monfalcone: chi era, cosa faceva, dinamica dell’incidente Fincantieri e indagini sulla sicurezza.