Al San Giovanni Addolorata di Roma, martedì, l’aria in corridoio non era quella di un giorno qualunque. Nel reparto di Ostetricia e Ginecologia – lo stesso dove ogni turno nascono bambini e si rincorrono contrazioni, monitor, pianti e sorrisi – è girata una frase che ha gelato tutti: è morto il dottor Francesco Maneschi, primario del reparto.
La direzione dell’ospedale ha parlato di una scomparsa improvvisa, avvenuta il 23 febbraio, senza entrare nei dettagli clinici. È bastato questo per far capire la portata del colpo: un professionista ancora pienamente in attività, punto di riferimento per medici, ostetriche e pazienti, strappato di colpo al suo lavoro.
Chi era il primario Francesco Maneschi
Per chi bazzicava il San Giovanni, il nome di Francesco Maneschi era una presenza fissa. Lo vedevi passare con il camice e la cartella sotto il braccio, fermarsi un secondo a spiegare un esame, chiudersi in sala operatoria per ore, discutere un caso con gli specializzandi.
La sua storia parte lontano da Roma. Si laurea in Medicina e Chirurgia all’Università di Palermo, dove si specializza in Ginecologia e Ostetricia e poi anche in Chirurgia Oncologica. Una doppia specializzazione che segna la strada: ginecologia sì, ma con un occhio particolare alla patologia oncologica e alla chirurgia complessa.
Dalla Sicilia passa a Roma come ricercatore. Prima alla Clinica Ostetrica e Ginecologica di Tor Vergata, poi alla Cattolica – Policlinico Gemelli. Sono anni in cui lavora tra corsie e aule universitarie, facendo ricerca, seguendo studenti, costruendo quella base scientifica che poi porterà nei reparti che dirigerà.
Successivamente prende in mano la ginecologia dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, dove si occupa di ostetricia, parti, chirurgia. Da lì il salto al San Giovanni Addolorata, dove dal 2016 guida l’Unità Operativa Complessa di Ostetricia e Ginecologia. In pratica: il primario del punto nascita, il riferimento quando c’è da decidere un taglio cesareo complesso o un intervento oncologico difficile.
Nei profili professionali si legge che ha eseguito migliaia di interventi di chirurgia ginecologica, usando tutte le principali tecniche: approccio tradizionale, laparoscopia, chirurgia vaginale, isteroscopia, metodiche robotiche. Le sue pubblicazioni superano quota duecento, con lavori su endocrinologia ginecologica, malformazioni congenite, tumori femminili, chirurgia avanzata. Curriculum pesante, da addetto ai lavori.
Chi l’ha incontrato come paziente, però, non cita il numero degli interventi. Parla delle visite in ambulatorio, del tono diretto ma rassicurante, di quella sensazione – nei momenti più delicati – di non essere lasciata sola.
Il vuoto in reparto e il ricordo dei colleghi
La nota ufficiale del San Giovanni dice che tutta l’azienda “si stringe attorno alla famiglia del dottor Maneschi” e che la sua morte “lascia un grande vuoto in tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e lavorare con lui”. Parole misurate, ma chi frequenta l’ospedale sa che dietro c’è molto di più.
Sui social dell’azienda – e nei profili personali di medici e infermieri – compaiono ricordi più concreti. C’è il collega che lo definisce “un grande chirurgo, sempre pronto al confronto”, quello che ringrazia per i consigli ricevuti agli inizi, chi racconta il primario che, nonostante la stanchezza, trovava il tempo di rivedere con i più giovani la strategia da usare in sala operatoria.
In molti sottolineano un aspetto: l’attenzione alla formazione. Maneschi teneva molto all’idea di lasciare un reparto in mano a professionisti aggiornati, capaci di leggere la letteratura scientifica, di non accontentarsi della frase “abbiamo sempre fatto così”. Ai giovani specialisti chiedeva studio, presenza, serietà. Non era morbido, dicono in reparto, ma non mancava mai quando c’era bisogno di chiarire un dubbio o di rivedere insieme un caso complesso.
Il rapporto con le pazienti e la divulgazione sulla gravidanza
Negli ultimi anni il nome del primario del San Giovanni era comparso spesso anche fuori dalle mura dell’ospedale. Interviste, servizi televisivi, articoli online sulla gravidanza consapevole, sugli esami da fare prima di cercare un figlio, sui controlli in gestazione. Maneschi spiegava quali analisi avessero davvero senso, quali rischi valutare, come muoversi quando una coppia decide di avere un bambino.
In un reportage fotografico dedicato al parto al San Giovanni, viene descritto un reparto dove si cerca di tenere insieme la tecnologia e il rispetto dei tempi della donna. Lì il primario è indicato come la figura che ha spinto per un ambiente più accogliente, senza abbandonare la sicurezza clinica. Un equilibrio che non è mai scontato.
Sui portali di recensioni sanitarie alcune pazienti parlano di lui come del medico che ha risolto un problema che si portavano dietro da anni, o che ha affrontato con decisione un tumore ginecologico, spiegando passo dopo passo intervento, terapia, controlli successivi. Altre ricordano soprattutto il modo di ascoltare le loro paure prima di entrare in sala operatoria.
Una morte improvvisa che pesa sulla sanità della Capitale
Sulle cause del decesso non ci sono dettagli ufficiali oltre a una parola che ricorre ovunque: improvvisa. Secondo le ricostruzioni di cronaca, il primario sarebbe stato colpito da un malore mentre era in servizio. Nessun incidente esterno, nessuna lunga malattia annunciata: una notizia arrivata di colpo, in un contesto dove i ruoli chiave sono già sotto pressione.
Per l’ospedale significa trovarsi, da un giorno all’altro, senza il medico che guidava la ginecologia, coordinava gli interventi, teneva insieme l’attività del punto nascita e la chirurgia oncologica. Non è un semplice cambio di nome sulla porta: c’è da riorganizzare turni, responsabilità, percorsi di cura. E c’è da farlo mentre il reparto continua a funzionare, perché gravidanze, emergenze e controlli non si fermano.
La direzione ha assicurato che il lavoro proseguirà nel solco tracciato da Maneschi, sia sul piano organizzativo sia su quello scientifico. Ma chi conosce l’ambiente sa che un primario con quel livello di esperienza non si sostituisce in pochi giorni.
L’eredità professionale e umana
Un medico come Francesco Maneschi lascia dietro di sé una lunga scia. Non solo cartelle cliniche, interventi eseguiti, articoli pubblicati. Lascia un modo di stare in reparto, di prendere decisioni, di parlare con le persone.
Nel suo caso, l’eredità passa anche dagli specialisti che ha formato. Ginecologi e ginecologhe che oggi lavorano in altri ospedali o nel privato, che in sala operatoria ripetono gesti imparati guardandolo operare, che nelle visite di controllo si portano dietro l’idea di non banalizzare i sintomi, di non sottovalutare un dubbio della paziente.
Chi ha condiviso con lui giornate e notti in ospedale racconta un primario capace di essere molto rigoroso sulla parte tecnica e, allo stesso tempo, consapevole del peso emotivo dei casi che trattava: tumori, gravidanze complicate, diagnosi che cambiano il corso di una vita.
Ora il reparto di Ostetricia e Ginecologia del San Giovanni dovrà andare avanti senza il suo direttore. Continuerà a far nascere bambini, a seguire gravidanze ad alto rischio, a gestire interventi delicati. Lo farà con un’assenza ingombrante, ma con una direzione già segnata: serietà, aggiornamento, rispetto delle pazienti. È forse questa l’eredità più concreta che il primario lascia alla sanità romana.
FAQ sulla morte di Francesco Maneschi
Chi era il dottor Francesco Maneschi?
Era il primario dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale San Giovanni Addolorata di Roma. Ginecologo e chirurgo oncologo, aveva una lunga esperienza tra università e ospedali e si occupava sia di parto che di patologie ginecologiche complesse.
Dove lavorava al momento della scomparsa?
Al momento della morte era alla guida del reparto di Ostetricia e Ginecologia del San Giovanni Addolorata, uno dei punti nascita più importanti della Capitale.
Come è morto il primario del San Giovanni?
L’ospedale ha parlato di una morte improvvisa avvenuta il 23 febbraio. Le cronache riferiscono di un malore mentre era in servizio. Non sono stati diffusi ulteriori particolari sulle condizioni cliniche.
Perché la sua morte ha avuto così tanto risalto?
Perché Maneschi era considerato un riferimento nella ginecologia romana: migliaia di interventi eseguiti, oltre duecento pubblicazioni, forte impegno nella formazione dei giovani medici e nel rinnovamento del punto nascita del San Giovanni.
Come viene ricordato da colleghi e pazienti?
Colleghi e allievi parlano di un medico molto preparato, esigente ma disponibile al confronto, sempre attento all’aggiornamento scientifico. Tante pazienti lo ricordano come il professionista che le ha seguite durante la gravidanza o le ha curate in momenti delicati, sottolineando la sua capacità di spiegare e di stare accanto nei passaggi più difficili.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






