A volte, per fare la storia di un Festival, basta una poltroncina e una voce tranquilla. Niente lustrini, niente effetti speciali: solo una signora di 105 anni che si siede sul palco dell’Ariston e racconta com’era andare a votare il 2 giugno 1946. È il momento in cui l’Italia scopre davvero chi è Gianna Pratesi, chiavarese, pittrice, ex gelataia in Scozia, tre pianoforti in salotto e un passato che attraversa guerra, fascismo, referendum e un presente fatto di quadri, giornali e passeggiate.
Quando Carlo Conti le chiede l’età, lei annuisce serena: sì, si può dire. Centocinque anni portati con una lucidità che spiazza. E una risposta, su tutte, che resta: alla domanda “cosa ha votato nel ’46?”, Gianna risponde semplicemente “Repubblica”. Ma dietro quella parola c’è una vita intera.
Dal carruggio di Chiavari a una famiglia di garibaldini
Gianna nasce il 16 marzo 1920 in un carruggio di Chiavari, Levante ligure. Lo dice quasi ridendo: “Sono nata in un vicolo, ma ho corso parecchio”. Cresce in una famiglia che, per l’epoca, ha le idee molto chiare: nonni garibaldini, casa dichiaratamente di sinistra, antifascismo respirato a tavola più che studiato sui libri.
Il padre, racconta, per evitare guai con il regime “scappava per orti in Val Graveglia”, mentre lei partecipava alle attività sportive organizzate dal fascismo, perché quello passava il convento. Non è un paradosso tipicamente italiano? Da una parte la retorica del regime, dall’altra la vita di tutti i giorni che deve comunque andare avanti.
A casa Pratesi, però, nessuno ha dubbi su dove stia la linea: “Eravamo sicuri di cosa votare”, dirà molti anni dopo.
Il 2 giugno 1946: “Ho votato per la libertà”
Quando arriva il referendum del 2 giugno 1946, Gianna ha 26 anni. Per la prima volta le donne possono votare a livello nazionale. Lei, che viene da una famiglia antifascista, non vive quella giornata come un gesto simbolico: è una scelta concreta, pesante, quasi fisica.
Lo sapevi che a Sanremo, davanti a milioni di spettatori, ha collegato senza giri di parole il suo voto alla voglia di lasciarsi alle spalle il fascismo? Niente retorica, solo la sintesi di chi c’era: Repubblica uguale libertà, uguale fine di una pagina buia.
Sul palco dell’Ariston lo racconta con normalità, quasi come se stesse parlando ai nipoti in salotto. Solo che il salotto, stavolta, è l’Italia intera.
Una vita in movimento: sport, guerra e valigie per la Scozia
Prima del referendum, e poi ancora dopo, la vita di Gianna è tutt’altro che statica. Da ragazza pratica nuoto e ginnastica: arriva persino a gareggiare in piscina alla presenza di Mussolini, piazzandosi terza dietro due campionesse. Non è una professionista, ma ha un fisico allenato, abituato allo sforzo.
Avrebbe dovuto andare a Roma, a continuare il percorso nella ginnastica, ma i bombardamenti della guerra le tagliano la strada. La Storia – quella con la S maiuscola – le entra in casa anche in modo più brutale: il fratello rischia la fucilazione, salvato all’ultimo momento per un dettaglio assurdo, gli scarponi da montagna che lo fanno passare per partigiano e, paradossalmente, lo salvano.
Dopo la morte ravvicinata dei genitori, Gianna e la sorella restano sole. A 28 anni arriva la scelta che le cambia l’orizzonte: la Scozia. Parte con una famiglia amica dei genitori, tre figli maschi. “Mi sono presa il più bello”, dirà ridendo: lo sposa e resta lì per circa vent’anni, a fare la gelataia.
Non sembra quasi un romanzo? Dal carruggio ligure alle gelaterie scozzesi, dal voto per la Repubblica alle estati a servire coni in una lingua che non è la sua.
Il ritorno a Chiavari: quadri sulle pareti e tre pianoforti in salotto
Finita la stagione scozzese, Gianna rientra a Chiavari. È qui che costruisce la sua seconda, lunghissima vita. La casa si riempie di tele, cavalletti, pennelli. Dipinge da autodidatta, osserva luci e ombre dei caruggi, il mare, le colline. Non è solo un passatempo: entra a far parte del collettivo regionale dei pittori liguri, prima donna a farlo.
Nel 2022, a 102 anni, Chiavari le dedica una mostra personale con opere dagli anni Sessanta in poi. Immagina la scena: l’artista che arriva alla propria inaugurazione da centenaria, raccontando ai visitatori quando e perché ha dipinto quelle tele.
Accanto ai quadri, la musica. In salotto ha tre pianoforti. Non ha studiato al conservatorio, suona “a orecchio”: soprattutto brani francesi, La vie en rose in testa, e canzoni italiane di Ornella Vanoni, Ricchi e Poveri, Adriano Celentano. A Sanremo 2026 intona “24 mila baci” senza il minimo imbarazzo, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
E poi il corpo, che nonostante l’età non smette di cercare movimento: passeggiate quotidiane, nuotate in mare fino a pochissimo tempo fa, i racconti di quando faceva in bici il passo del Bracco. A 105 anni, gli esami del sangue che fanno invidia e una frase che distrugge decenni di diete: “Mangio quello che mi va, anche gelato a pranzo e cena”.
Giornali, politica e uno sguardo lucidissimo sul presente
C’è un dettaglio che torna spesso nei racconti su di lei: Gianna legge tre giornali al giorno. La Gazzetta dello Sport, Il Venerdì e Il Secolo XIX. Segue il calcio, legge gli approfondimenti, si aggiorna.
Non ti sembra interessante che una signora nata nel 1920, sopravvissuta a guerra e dittatura, continui a tenere il polso dell’attualità con la stessa curiosità di un giovane cronista?
Quando parla di politica, non si infervora: constata. “Eravamo tutti di sinistra”, “sapevamo cosa votare”, “il fascismo era una pagina da chiudere”. Per l’Italia del 2026, dove termini come “antifascismo” vengono spesso litigati in tv, sentirlo dire da chi ha vissuto quel passaggio ha un peso diverso.
Qui puoi agganciare tranquillamente un link interno a un tuo pezzo sulla storia del voto alle donne o sugli 80 anni della Repubblica.
Sanremo 2026: la memoria civile che sale sul palco
Sul palco dell’Ariston, Gianna non è un semplice “ospite emozionante”. È qualcosa di più: è la memoria civile che entra in un rito pop. Arriva accompagnata dal figlio, si siede, accetta i fiori di Sanremo da Laura Pausini, racconta di aver seguito tutte le edizioni del Festival e di avere canzoni preferite come tutti noi.
La differenza è che lei c’era già quando l’Italia decise se essere monarchia o Repubblica. E questa cosa, detta e ripetuta davanti a un pubblico abituato a cambiare canale alla prima pubblicità, diventa un piccolo atto politico.
Il messaggio finale ai giovani è disarmante nella sua semplicità: non essere troppo severi con gli altri, non arrabbiarsi, imparare a voler bene. Niente slogan, niente lezioncine. Solo la sintesi di centocinque anni compressi in una frase.
Una vita che sembra un romanzo (ma è tutta vera)
Se metti in fila i capitoli della vita di Gianna Pratesi – la casa antifascista, il voto del ’46, i gelati in Scozia, i quadri liguri, i pianoforti, il passo del Bracco in bici, la Gazzetta sul tavolo tutte le mattine – esce fuori una storia che tiene insieme il Novecento e l’Italia di oggi.
Non è una “nonna simbolo” creata a tavolino: è una persona concreta, con il suo dialetto, le sue ironie, le sue abitudini. Il fatto che, nel 2026, sia stata proprio lei a rubare la scena a cantanti, ospiti internazionali e super ospiti, dice molto su una cosa: a volte il vero colpo di teatro è semplicemente dare la parola a chi c’era quando tutto è cominciato.
FAQ su Gianna Pratesi
Quanti anni ha Gianna Pratesi oggi?
Gianna Pratesi è nata il 16 marzo 1920 a Chiavari. Al 25 febbraio 2026 ha 105 anni e si avvicina ai 106, che compirà tra poche settimane.
Perché è stata invitata a Sanremo 2026?
È stata invitata perché è una delle donne che votarono al referendum del 2 giugno 1946. Sul palco ha raccontato il suo primo voto per la Repubblica, legandolo alla fine del fascismo.
Che lavoro ha fatto nella sua vita?
Ha lavorato per anni come gelataia in Scozia, dove si era trasferita dopo la morte dei genitori, e poi è tornata a Chiavari, dove si è dedicata alla pittura e alla musica, diventando una figura molto conosciuta in città.
È davvero una pittrice?
Sì. È autodidatta, ma è stata la prima donna nel collettivo regionale dei pittori liguri e a 102 anni ha avuto una mostra personale a Chiavari con i suoi quadri, soprattutto paesaggi e scorci liguri.
Come fa a essere così in forma a 105 anni?
Lei stessa racconta di aver sempre fatto sport (nuoto, bici, lunghe passeggiate), di continuare a muoversi ogni giorno, di suonare il pianoforte e di leggere tre giornali quotidiani. Sulla dieta è ironica: dice di mangiare quello che le piace, gelato compreso, senza farsi ossessionare dalle regole.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






