Antonio Di Martino morto, lutto a Castellammare: la lunga malattia, la famiglia e l’eredità politica di “Tonino”

Daniela Devecchi

Antonio Di Martino morto, lutto a Castellammare: la lunga malattia, la famiglia e l’eredità politica di “Tonino”

La notizia è arrivata in una sera di febbraio e ha attraversato Castellammare di Stabia come un’onda lunga: è morto Antonio “Tonino” Di Martino, 76 anni, storico volto della sinistra cittadina, professore di matematica e riferimento per più di una generazione, dentro e fuori la politica.

Per tanti non era solo un ex consigliere, un ex assessore, un ex dirigente di partito. Era “Tonino”, quello che ti incontrava per strada e ti chiedeva come stavi, che spiegava un passaggio complicato di bilancio con la stessa pazienza con cui, in classe, spiegava un teorema.

Dalla sezione del PCI ai banchi del Consiglio comunale

La storia politica di Antonio Di Martino nasce dentro le sezioni del Partito Comunista Italiano. Anni in cui la militanza era fatta di volantini, riunioni infinite, assemblee nelle fabbriche e nei quartieri.

Di Martino cresce lì: studia, insegna, ma non smette mai di frequentare quella che per lui è una scuola di politica e di vita. Col tempo diventa dirigente locale del PCI, uno dei punti di riferimento della sinistra stabiese.

Negli anni Ottanta entra in Consiglio comunale a Castellammare di Stabia: due consiliature, dal 1982 al 1992, prima con il simbolo del PCI e poi con il PDS. In quegli anni è anche capogruppo della sinistra, il volto che porta la voce del partito in aula, che difende le sue battaglie, che tiene il filo tra le discussioni politiche e la realtà delle persone.

La sua azione è legata soprattutto:

  • al dopoterremoto, quando la città deve fare i conti con la ricostruzione, con le ferite aperte, con la necessità di ridisegnare interi pezzi di tessuto urbano;
  • alle questioni del lavoro, dei diritti dei lavoratori, delle fabbriche e degli stabilimenti che hanno segnato la storia sociale di Castellammare.

Per chi ha vissuto quegli anni, il nome di Tonino Di Martino è legato a un modo di fare opposizione e maggioranza allo stesso tempo: duro sui contenuti, ma rispettoso delle istituzioni.

L’esperienza da assessore e il passaggio alla Regione

Con il passare del tempo, il suo impegno non si ferma al ruolo di consigliere. Di Martino entra anche in Giunta comunale, diventando assessore in una delle stagioni amministrative più discusse e ricordate della città, quella guidata dal sindaco-scienziato Catello Polito, tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila.

In quel periodo si muove su dossier complessi: sviluppo, servizi, equilibri di bilancio, sempre con un occhio fisso alle fasce più fragili della popolazione. Chi lo ha visto all’opera lo descrive come un amministratore meticoloso, che studia le carte fino all’ultima riga e che pretende serietà, prima di tutto da sé stesso.

La sua storia prosegue anche a livello più ampio: viene ricordato come consigliere regionale della Campania, espressione dell’area progressista. Un passaggio che porta la sua voce a Napoli, senza però rompere il legame con Castellammare. Anche da lì, infatti, continua a seguire le vicende della sua città, a rispondere al telefono, a dare indicazioni, a farsi trovare.

Il professore di matematica che educava anche alla cittadinanza

C’è poi l’altra metà della sua vita pubblica: quella del professore di matematica.
Per molti ragazzi stabiliti e non solo, Antonio Di Martino è stato “il prof”, quello che entrava in classe con il registro sotto braccio, il gesso in mano e uno sguardo che sapeva essere severo e affettuoso allo stesso tempo.

Nelle scuole dove ha insegnato viene ricordato come:

  • esigente ma giusto,
  • capace di spiegare concetti complicati con parole chiare,
  • pronto a fermarsi un attimo in più con chi faticava,
  • sempre attento non solo ai voti ma al percorso umano degli studenti.

Molti, oggi adulti, raccontano che da lui non hanno imparato solo formule e dimostrazioni, ma anche una certa idea di partecipazione civile: il rispetto delle regole, l’importanza di informarsi, il valore del confronto.

Questa doppia veste – professore e uomo delle istituzioni – è forse il tratto che più lo definisce. La matematica lo abitua al rigore, la politica lo costringe a confrontarsi con la complessità del reale. Lui prova a tenere insieme le due cose, e per tanti anni ci riesce.

Una vita intrecciata alla città e alla famiglia

Accanto all’impegno pubblico, c’è la dimensione privata, che le cronache raccontano con pochi tratti ma molto netti.

Antonio Di Martino lascia la moglie Erminia, i figli Andrea, Francesco e Novella, e un nipotino che porta il suo stesso nome, Antonio.

Chi lo ha conosciuto da vicino parla di un uomo che ha sempre provato a tenere in equilibrio tre pilastri:

  • famiglia,
  • scuola,
  • partecipazione politica.

Non è un equilibrio facile: consigli comunali fiume, lezioni da preparare, riunioni di partito, emergenze da seguire, e poi la casa, i figli, il tempo che non basta mai. Eppure, per anni, Tonino ha provato a esserci su tutti questi fronti, accettando anche i sacrifici e le rinunce che una vita così comporta.

La lunga malattia e l’ultimo saluto

Negli ultimi tempi, la sua presenza pubblica si era fatta più rara. Una lunga malattia lo ha costretto lontano dalle aule che conosceva meglio, quelle dei consigli e delle classi.

Si è spento in clinica, nella serata del 24 febbraio, circondato dall’affetto dei suoi cari.
Anche in questa fase, chi gli è stato vicino descrive un uomo dignitoso, che affronta la sofferenza senza clamori, con la stessa sobrietà con cui per anni ha vissuto la sua militanza.

La camera ardente è stata allestita nella Casa funeraria di via Napoli, a Castellammare. In tante e tanti sono passati a salutarlo: ex compagni di partito, avversari politici, colleghi di scuola, ex studenti, cittadini che con lui avevano condiviso assemblee, battaglie, semplici chiacchiere al bar.

I funerali sono fissati per giovedì alle 11, nella Cattedrale di Castellammare di Stabia. Sarà lì che la città, in forma ufficiale, gli dirà addio.

Il cordoglio: dalla politica ai cittadini comuni

La scomparsa di Antonio “Tonino” Di Martino ha fatto emergere un cordoglio che va oltre i confini della sinistra organizzata.

L’ex presidente della Regione Campania Antonio Bassolino ha ricordato pubblicamente il “compagno di valore” e la “bellissima persona”, con un messaggio affettuoso, quasi familiare, che dice molto del legame costruito negli anni.

Lo stabiese Tonino Scala, oggi dirigente della sinistra campana, ha sottolineato quanto Di Martino fosse un punto di riferimento per i più giovani, uno di quelli che non negavano mai un consiglio, una spiegazione, un pezzo della propria esperienza.

Anche il sindaco Luigi Vicinanza ha espresso il cordoglio dell’amministrazione e della città, riconoscendo in lui una figura autorevole e rispettata trasversalmente, al di là delle appartenenze.

Nei messaggi che circolano in queste ore ricorre spesso la stessa espressione: “uomo perbene”.
Due parole semplici, scelte da chi lo ha conosciuto da posizioni diversissime, che forse lo raccontano meglio di tanti titoli.

L’eredità di Tonino Di Martino

Cosa resta, dopo una vita così?
Resta il ricordo di un professore che ha aperto la mente a tanti ragazzi, e di un amministratore che ha provato a usare la politica come strumento, non come fine.

Resta il segno che ha lasciato nella sinistra stabiese, in chi oggi prova a portare avanti un certo modo di fare politica: studiata, concreta, appassionata ma mai urlata.

Resta l’affetto di una famiglia che ha condiviso con lui gioie e fatiche, e di una città che, nel bene e nel male, si riconosce in una storia fatta di lotte, crisi, ricostruzioni, in cui il suo nome compare spesso.

Resta, soprattutto, l’idea che l’impegno pubblico possa essere vissuto come servizio, con rigore e umanità.
È un’eredità che non finisce con un funerale. Sta a chi viene dopo decidere cosa farne.