Una domenica sera su PresaDiretta, divano, telecomando e una scritta che colpisce allo stomaco: “Pensione mai”.
Non è solo il titolo di una puntata, è la paura silenziosa di un pezzo enorme di Paese: chi è in pensione e non ce la fa più, chi ci sta arrivando e vede le regole cambiare in corsa, chi è giovane e ormai dà per scontato che “tanto, noi la pensione non la vedremo”.
Riccardo Iacona e la sua squadra usano i numeri, sì, ma prima di tutto mettono in fila facce, voci, storie. E alla fine la sensazione è che quel “pensione mai” non sia una provocazione televisiva, ma la sintesi di un sistema che scricchiola su più fronti.
Donne rimandate alla pensione: il caso di Opzione Donna
La puntata parte dal Nord, scende al Sud e si ferma in mezzo, seguendo una costellazione di donne che avevano fatto i conti con Opzione Donna e si sono ritrovate con il tappeto tirato via da sotto i piedi.
Ci sono le lavoratrici di Savona, di Parma, di Napoli: anni di contributi, carriere spesso spezzettate tra lavoro e cura dei figli, e quel piano mentale – “esco a quest’età, stringo i denti ancora un po’” – improvvisamente cancellato dalle nuove regole.
Si erano organizzate la vita di conseguenza: mutui, assistenza ai genitori anziani, magari qualche progetto rimandato da anni. Poi il cambio di rotta: paletti più rigidi, requisiti ristrette, finestre che si allungano.
Il risultato? Una generazione che si sente truffata due volte: come lavoratrici e come donne.
Il messaggio che passa è semplice e feroce: anche quando l’uscita sembra a portata di mano, la politica può rimettere mano alle regole e spostare il traguardo più in là.
Pensionati che hanno perso il 15% del potere d’acquisto
“Pensione mai” non parla solo di chi la pensione la inseguirà per una vita. Racconta anche chi ci è già arrivato, ma si ritrova con assegni che valgono sempre meno.
C’è l’ex direttore del Pronto Soccorso di Isernia: sulla carta è in pensione, nella realtà ogni due giorni torna in corsia per dare una mano.
Per senso di responsabilità, certo. Ma anche perché la pensione, con l’inflazione che ha mangiato via tutto, non basta più.
Nel servizio viene quantificato un dato che fa impressione: in pochi anni, gli assegni pensionistici hanno perso circa il 15% di potere d’acquisto reale. Bollette, affitti, spesa, visite mediche: tutto è salito più veloce degli adeguamenti.
Qui la domanda che resta sospesa è:
se anche chi ha avuto una carriera piena oggi fatica a stare in piedi, cosa succederà a chi arriverà alla pensione con buchi contributivi, part-time forzati, salario minimo inesistente?
Remo, Venere e gli altri: i precari eterni che non vedono il traguardo
Nel cuore della puntata arrivano loro, Remo e Venere. Due nomi normali, una storia fin troppo comune.
Vivono nel casertano, lavorano nel mondo della scuola. Ogni anno cambiano scuola, contratto, a volte città.
Fanno su e giù fra il Sud e Roma, chilometri su chilometri, ore in treno, stipendi che non ti fanno certo sentire al sicuro.
PresaDiretta mette in fila i loro contributi, simula il loro futuro previdenziale e il quadro è questo:
- contributi versati a spezzoni,
- anni interi fuori dal sistema,
- proiezioni di pensione che sfiorano il ridicolo.
La frase che resta in testa, più di tutte, è quasi una sentenza: per molti precari con carriere intermittenti, la pensione non è solo bassa, è una linea d’arrivo a rischio di non essere mai tagliata.
Quando i pensionati superano i lavoratori: il Molise come simbolo
A un certo punto, l’inchiesta si sposta su una mappa.
In alcune regioni – il caso emblematico è il Molise – i pensionati sono già più dei lavoratori attivi.
Ora, il sistema italiano si regge su un principio molto semplice ma inflessibile: le pensioni di oggi sono pagate dai contributi di chi lavora oggi.
Se in certe zone il numero di chi prende la pensione supera quello di chi versa, il castello inizia a ballare.
Non è solo una questione di conti Inps: è la fotografia di un Paese che invecchia, con intere aree interne dove i ragazzi se ne vanno e restano solo genitori e nonni.
E se il rapporto fra lavoratori e pensionati si sbilancia troppo, il messaggio implicito è: o si allungano ancora le carriere, o si taglia da qualche parte, o si scarica il peso su chi viene dopo.
L’Italia che se ne va: Berlino come nuova “pensione”
Un altro pezzo forte della puntata è il viaggio in Germania, in particolare a Berlino.
Qui PresaDiretta incontra:
- ingegneri informatici scappati dalla provincia italiana;
- parrucchiere che a casa loro non arrivavano a fine mese;
- cuochi e giovani famiglie che hanno scelto di ricominciare altrove.
Per molti di loro, la pensione non è più “italiana” neanche nelle intenzioni: versano contributi in un altro Paese, in un sistema che, nel bene e nel male, percepiscono come più prevedibile.
La cifra choc citata nel programma è questa:
- nel 2024 si è toccato un record di partenze, con più di 150mila persone che hanno lasciato l’Italia in un solo anno;
- in vent’anni gli italiani all’estero sarebbero passati da circa 3 a oltre 6 milioni.
La domanda amara è: quanta parte della nostra futura base contributiva sta volando via, insieme ai ragazzi più qualificati?
Buchi, truffe e privilegi: dov’è che il sistema perde sangue
Nella parte finale, “Pensione mai” entra in un territorio che fa arrabbiare parecchio: quello delle falle strutturali.
Si parla di:
- evasione contributiva da miliardi l’anno: lavori in nero, contributi non versati, aziende che risparmiano sulla pelle dei lavoratori;
- crediti contributivi mai riscossi, montagne di soldi teoricamente dovuti all’Inps che difficilmente rientreranno;
- truffe come i falsi braccianti, le cooperative fantasma usate solo per generare finti contributi e prestazioni indebite.
E poi c’è il capitolo più sensibile di tutti: i privilegi della politica.
Mentre le persone comuni si sentono dire che bisogna lavorare di più, accettare assegni più magri e aspettarsi pensioni più povere, un pezzo di classe dirigente continua a godere di regole molto più generose, maturate in tempi rapidi e con importi fuori scala rispetto agli stipendi medi.
È qui che il malessere diventa rabbia: il messaggio che tanti ricevono è che il sistema è severo solo con chi non ha potere.
“Sistema solido” o “pensione mai”? Lo scontro di narrazioni
Il giorno dopo la messa in onda, una parte della stampa economica e politica si affretta a rispondere.
Titoli del tipo: “le pensioni sono sostenibili”, “i conti reggono”, “allarmismo da talk show”.
Da un lato, i tecnici ricordano che:
- la spesa pensionistica è alta ma sotto controllo,
- le riforme degli ultimi decenni (dalla legge Fornero in poi) hanno messo paletti rigidi,
- se aumentassimo l’occupazione di giovani, donne e over 60, il quadro migliorerebbe.
Dall’altro, PresaDiretta torna alle immagini del giorno prima: donne che vedono sfumare l’uscita dal lavoro, pensionati che annaspano, precari che non immaginano nemmeno la propria vecchiaia, ragazzi con la valigia in mano.
La verità, probabilmente, sta nel mezzo.
Sulla carta il sistema può anche risultare “solido”, ma se la solidità si regge su carriere discontinue, stipendi bassi, emigrazione dei migliori e promesse cambiate in corsa, il prezzo sociale diventa altissimo.
La domanda che resta dopo “Pensione mai”
A fine puntata, quando scorrono i titoli di coda, la sensazione è di quelle che si infilano sotto pelle.
Non si tratta solo di capire se i conti tornano, ma di chiedersi che tipo di patto tra generazioni abbiamo costruito.
Perché se i nonni faticano a tirare avanti, i genitori non sanno quando (o se) potranno smettere di lavorare, e i figli danno per scontato che la pensione sia un miraggio, allora “pensione mai” smette di essere uno slogan televisivo e diventa il ritratto di un Paese che non sa più promettere futuro.
FAQ – Domande frequenti sulla puntata “Pensione mai” di PresaDiretta
Quando è andata in onda “Pensione mai” di PresaDiretta?
La puntata “Pensione mai” è andata in onda in prima serata su Rai 3 domenica 22 febbraio 2026, all’interno della nuova stagione del programma.
Di che cosa parla la puntata “Pensione mai”?
L’inchiesta racconta le crepe del sistema pensionistico italiano: donne penalizzate dal ridimensionamento di Opzione Donna, pensionati che hanno perso potere d’acquisto, precari con carriere frammentate e giovani che emigrano all’estero.
Perché si parla di “pensione mai” per i giovani e i precari?
Perché con salari bassi, contratti brevi, periodi di disoccupazione e lavoro in nero, molti rischiano di non accumulare abbastanza contributi per una pensione dignitosa, o addirittura di non maturarla del tutto.
Che ruolo ha la fuga all’estero in questo quadro?
La puntata mostra come sempre più italiani, spesso qualificati, scelgano Paesi come la Germania per stipendi più alti, servizi migliori e una prospettiva previdenziale più chiara. Ogni partenza toglie contributi e energie al sistema italiano.
Cosa rispondono politica e tecnici alle critiche di PresaDiretta?
Alcuni esponenti di governo e una parte della stampa sostengono che il sistema pensionistico sia ancora sostenibile, grazie alle riforme e all’aggancio all’aspettativa di vita. Ma l’inchiesta mette in evidenza il costo umano di questa “sostenibilità”: precarietà, emigrazione e sfiducia nel futuro.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






