Perù, missione di soccorso si trasforma in tragedia: 15 morti tra cui anche bambini, cos’è successo?

Daniela Devecchi

Perù, missione di soccorso si trasforma in tragedia: 15 morti tra cui anche bambini, cos'è successo?

Doveva essere un volo per portare aiuto a chi era già in ginocchio per il maltempo. È diventato un punto nero sulla mappa del Perù, un cratere nella terra e nelle vite di quindici famiglie. In mezzo, la storia di un elicottero militare partito per una missione di soccorso e precipitato con a bordo militari, donne, bambini e adolescenti diretti verso la regione di Arequipa, devastata da piogge e inondazioni.

Lo schianto dell’elicottero Mi-17 non è solo una tragedia aerea: è il simbolo crudele di un Paese che affronta un’emergenza climatica, con mezzi militari spinti al limite e istituzioni già sotto accusa per la gestione del disastro.

La missione che doveva salvare vite

L’elicottero Mi-17 della Fuerza Aérea del Perú era decollato domenica pomeriggio da Pisco, più a nord, diretto verso le zone colpite dalle piogge torrenziali nella regione di Arequipa. A bordo non c’era solo personale militare: con l’equipaggio viaggiavano civili, tra cui sette tra bambini e ragazzi, dai tre ai diciassette anni.

Non era un trasferimento ordinario. Il velivolo era impegnato in una missione “ibrida”: doveva portare aiuti e supporto logistico alle aree più colpite dall’ondata di maltempo, e allo stesso tempo era inserito in un programma di addestramento legato a un corso di paracadutismo per cadetti. Un doppio compito che oggi, alla luce della tragedia, lascia aperte molte domande.

Nel pomeriggio, il contatto radio si interrompe. Nessun messaggio chiaro di emergenza, solo un silenzio improvviso. Da quel momento, l’elicottero sparisce dai radar e inizia la ricerca lungo la costa sud del Paese, tra gole, nebbia e zone minerarie.

Lo schianto vicino a Chala: nessun superstite

Il relitto viene individuato il giorno dopo in una zona difficile da raggiungere, nei pressi di Chala Viejo, nel distretto di Chala, provincia di Caravelí. È una porzione di costa segnata da colline, strade impervie e attività estrattive. Lì, i soccorritori trovano ciò che temevano: non ci sono superstiti.

A bordo c’erano:

  • 4 membri dell’equipaggio militare,
  • 11 passeggeri civili,
  • tra cui 7 minori, bambini e adolescenti.

I resti dell’elicottero sono dispersi su un’area ampia, segno di un impatto violentissimo. I militari impegnati da giorni nel portare aiuti si ritrovano, questa volta, a recuperare i corpi dei propri colleghi e di quei ragazzi che stavano cercando di mettere in salvo.

Chi erano le vittime: militari in prima linea e famiglie in fuga dal maltempo

Tra le vittime ci sono volti che in Perù molti conoscevano almeno di nome.

Il pilota era il maggiore Sergio Dannier Páucar Centurión, ufficiale con una lunga esperienza alle spalle: aveva partecipato a diverse missioni di emergenza, dagli incendi boschivi alle operazioni speciali, ed era stato anche tra i militari che avevano accompagnato la torcia dei Giochi Panamericani di Lima nel 2019. Con lui, altri tre membri dell’equipaggio, tutti addestrati a volare in condizioni complesse.

Tra gli undici passeggeri civili:

  • un ufficiale superiore,
  • tre donne adulte,
  • e i sette minori che oggi sono al centro del racconto più doloroso di questa vicenda.

Non ci sono ancora, nelle fonti ufficiali, elenchi completi con i nomi dei ragazzi. Si sa però che si tratta di bambini e adolescenti che stavano lasciando le zone più esposte alle inondazioni. Ragazzini come tanti, che poche ore prima erano vivi in una base militare, pronti a salire su un elicottero che avrebbe dovuto portarli lontano dal fango.

Le condizioni del volo: nebbia, terreno difficile e un cielo ostile

La zona in cui è precipitato l’elicottero non è semplice nemmeno in condizioni normali: alture, canyon, cantieri minerari, venti irregolari. Ma in questi giorni il quadro è ancora più complesso.

L’area di Arequipa è flagellata da piogge intense, smottamenti, ponti danneggiati, fiumi in piena. Le strade sono a tratti interrotte, e proprio per questo i mezzi aerei sono diventati la linea di vita di molte comunità isolate.

Alcune testimonianze locali parlano di nebbia fitta al momento del passaggio dell’elicottero, di visibilità quasi azzerata sopra una zona mineraria. C’è chi sostiene che il velivolo volasse a una quota troppo bassa per quelle condizioni. Sono elementi che, se confermati, peseranno molto nell’inchiesta tecnica.

Per ora, però, la versione ufficiale resta prudente: si parla di perdita del contatto radio, cause in corso di accertamento, investigazione aperta.

L’emergenza maltempo che ha fatto decollare quell’elicottero

Per capire perché quell’elicottero fosse in volo, bisogna allargare lo sguardo. La tragedia avviene mentre il Perù sta affrontando una pesante emergenza meteorologica nella regione di Arequipa.

Le inondazioni e le frane hanno già provocato morti, feriti, sfollati. Migliaia di persone sono state colpite dal maltempo, case danneggiate o rese inagibili, strade tagliate, linee elettriche e servizi essenziali interrotti. L’accesso all’acqua potabile è compromesso in diverse località e molte comunità possono essere raggiunte solo dall’alto.

In questo contesto:

  • gli elicotteri trasportano cibo, acqua, medicinali,
  • evacuano malati, anziani, bambini,
  • e fungono da collegamento con le aree totalmente isolate.

Il Mi-17 precipitato faceva parte proprio di questa catena di soccorso. Una catena che, in questo caso, si è spezzata nel modo più tragico possibile.

Domande aperte: sicurezza, carichi di lavoro e responsabilità

Ogni volta che un mezzo militare cade durante una missione di soccorso, le domande sono inevitabili. E in Perù hanno iniziato a piovere quasi subito.

Tre interrogativi, in particolare, restano sospesi:

  1. Condizioni del velivolo
    Qual era lo stato di manutenzione dell’elicottero Mi-17? C’erano segnalazioni di problemi tecnici nei giorni precedenti? La flotta era sotto pressione per il numero di missioni richieste dall’emergenza?
  2. Scelte operative
    È stata una buona idea combinare missione umanitaria e attività di addestramento (come il supporto a un corso di paracadutismo) nello stesso volo, in un’area così complicata e con minori a bordo?
  3. Valutazione del rischio
    Le condizioni meteo e la conformazione del territorio rendevano davvero sicuro quel tipo di missione in quel momento? Il pilota ha scelto una rotta obbligata o c’erano alternative?

Le risposte, almeno per ora, non ci sono. L’inchiesta militare dovrà ricostruire rotta, comunicazioni, parametri del volo e stato del mezzo nei minuti precedenti lo schianto.

Un Paese sotto pressione e un presidente nel mirino

Questa tragedia arriva mentre il governo peruviano è già al centro delle polemiche per come sta gestendo l’emergenza maltempo. Il presidente José María Balcázar, in carica da poco, è stato criticato apertamente da amministratori locali e opposizione.

In un’intervista radiofonica, prima ancora che si conoscesse la sorte dell’elicottero, ha ammesso di aver saputo della gravità della situazione ad Arequipa “dai giornalisti”: una frase che molti hanno percepito come la prova di un cortocircuito tra centro e periferia, tra potere politico e territorio.

La caduta del Mi-17, con quindici morti e sette minori tra le vittime, rischia quindi di trasformarsi non solo in un lutto nazionale, ma anche in un caso politico.
La domanda che rimbalza è semplice e crudele: si è fatto tutto il possibile per garantire sicurezza, mezzi adeguati e coordinamento in una situazione di emergenza così seria?

Il dolore e l’eco di una frase

Nel comunicato diffuso dopo il ritrovamento del relitto, l’aeronautica peruviana ha voluto ricordare il sacrificio dei suoi militari con una frase che, in queste ore, viene ripetuta ovunque:

“I piloti non muoiono mai, volano solo più in alto.”

Parole che cercano di dare un senso a un cielo che, questa volta, ha restituito solo rottami. Ma dietro la retorica, restano famiglie senza figli, colleghi senza compagni di missione, comunità che piangono i loro morti mentre cercano di rialzarsi dal fango.

E forse la cosa più dura da accettare è proprio questa: quell’elicottero era decollato per proteggere vite fragili. Invece, ha portato via per sempre le più fragili di tutte, i sette bambini e ragazzi che non torneranno più a casa.