C’è una parola che, più di altre, accompagna il percorso di Matteo Fumagalli: contaminazione. Contaminazione di linguaggi, di gusti, di gerarchie culturali. È proprio su questo crinale, in equilibrio costante tra cultura “alta” e cultura popolare, che il più noto booktuber italiano ha costruito negli anni una voce riconoscibile e un seguito che supera i 120 mila iscritti su YouTube. Un pubblico cresciuto grazie a uno stile capace di mescolare ironia affilata, analisi puntuali e una dichiarata passione per ciò che molti liquiderebbero frettolosamente come “brutto”.
Il suo primo libro, Travolti dal trash nell’immenso mare del brutto, nasce esattamente da questa prospettiva. Non un’operazione di semplice trasposizione dal web alla carta, ma un saggio che ambisce a mettere ordine — con tono leggero ma argomentazioni solide — in quel territorio ambiguo dove convivono film di serie Z, canzoni discutibili e romanzi da scaffale autostradale. Un vero e proprio vademecum per orientarsi nel cosiddetto trash, categoria che Fumagalli invita a non banalizzare.
“Non tutto ciò che è brutto è trash“, spiega infatti. Per lui il trash è soprattutto imitazione mal riuscita di un modello forte: un fenomeno culturale che, proprio per questo, riguarda un po’ tutti. È una definizione che rivela bene il suo approccio: meno snobismo, più curiosità critica.
Dalla cameretta al pubblico di massa
Il rapporto di Fumagalli con il “basso” nasce presto. Durante l’adolescenza — racconta — tendeva a costruirsi un’immagine da radical chic, coltivando pubblicamente passioni anticonvenzionali mentre consumava in privato molti dei prodotti che oggi analizza senza imbarazzo. Un cambio di prospettiva maturato col tempo, fino alla convinzione che nascondere i propri guilty pleasures sia, in fondo, inutile.
Quella sincerità è diventata una delle chiavi del suo successo online. Nei suoi video si può passare senza soluzione di continuità da un commento alla Nausea di Sartre a una puntata della popolarissima rubrica #LibroTrash, oppure da una reaction al trailer di After 2 a un’analisi musicale decisamente più di nicchia. Un mosaico apparentemente improbabile che, numeri alla mano, funziona.
Oltre il confine tra “alto” e “basso”
Il cuore del discorso di Fumagalli è culturale prima ancora che ironico. Internet — sostiene — ha reso ormai poroso il confine tra i livelli della produzione artistica. Nella stessa playlist possono convivere John Cage e i Dari, e per lui questo non rappresenta una degenerazione, ma una fotografia onesta del nostro tempo.
Da qui la tesi centrale del libro: ridurre il divario tra ciò che viene percepito come “alto” e ciò che è considerato “basso”. Non per equipararli sul piano qualitativo, ma per restituire dignità a forme di intrattenimento spesso liquidate con superficialità. Lo stesso vale per la letteratura, ancora avvolta — secondo Fumagalli — da un’aura quasi sacrale che non sempre aiuta a leggerla con lucidità.
“Il libro viene ancora considerato una cosa sacra, ma alla fine è un oggetto“, osserva con pragmatismo. Una posizione che punta a liberare i lettori da sensi di colpa e rigidità: sugli scaffali, suggerisce, un bestseller commerciale può convivere senza scandalo accanto a un classico di Umberto Eco.
L’autoironia come bussola: la vittoria di Matteo Fumagalli
Se c’è una parola che ritorna spesso nel suo discorso è autoironia. È questa, per Fumagalli, la vera competenza critica del presente: saper ridere dei propri gusti senza smettere di analizzarli. Un atteggiamento che applica anche a se stesso e al proprio esordio editoriale.
Alla domanda su come reagirebbe a una stroncatura, la risposta è disarmante: “Gli direi bravo“. Perché — spiega — un libro, come un figlio, a un certo punto deve camminare da solo, anche a costo di essere preso di mira. Una filosofia che riflette bene il suo modo di stare nello spazio pubblico: esposto, ma raramente permaloso.
Un fenomeno che parla alla cultura digitale
Il successo di Matteo Fumagalli racconta qualcosa di più ampio della traiettoria di un singolo creator. Racconta una generazione cresciuta tra scaffali fisici e algoritmi, tra filosofia esistenzialista e romanzi young adult, sempre meno disposta ad accettare gerarchie culturali rigide.
Il suo lavoro, tra video e pagine scritte, si muove proprio lì: nel punto in cui il giudizio si fa più sfumato e il gusto personale smette di essere una colpa da nascondere. Che lo si segua per le analisi letterarie o per le incursioni nel territorio del trash, una cosa è chiara: Fumagalli ha trasformato l’imperfezione in materia di racconto. E, almeno per ora, il pubblico continua a seguirlo volentieri in questo viaggio ai confini del “brutto”.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
Quello che contraddistingue il mio lavoro è l’idea di cos’è che si cela dietro una notizia: un’informazione.
Ma le informazioni non sono tutte uguali. Se ti arriva un’informazione e da essa non piangi, non ridi, non respiri, non ti disperi o non gioisci, essa non ti serve a nulla.
Perché l’informazione è la libertà di un popolo. Ed é nelle nostre emozioni che si avverte la vera essenza della libertà.
www.linkedin.com/in/giorgia-tedesco-b781401b6
Per eventuali rettifiche scrivere a giorgia.tedesco@alphabetcity.it






